Parsifal

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Parsifal è un progetto ambizioso, che rilegge la celebre opera wagneriana attualizzandola, dando al protagonista la chiave di un viaggio interiore attraverso un percorso di smarrimento e rinascita.  Si tratta del quarto film del regista teatrale e cinematografico, Marco Filiberti, noto al pubblico soprattutto per Poco più di un anno fa – Diario di un pornodivo (2003) e soprattutto Il compleanno (2009). 

L’intreccio  è ambientato in un non luogo indefinito e vede al centro due marinai sulla propria imbarcazione, il Dedalus. Cador (Luca Tanganelli), uno dei due,  rappresenta la gioventù, l’irrequietezza umana  e il fantasticare di orizzonti nuovi e agognati. Il suo essere al mondo rappresenta il sogno; mentre Palamede (Giovanni De Giorgi), più maturo,  è attaccato alla realtà e alla concretezza . L’arrivo di Parsifal (Matteo Munari) – straniero dal passato  oscuro e misterioso- sconvolge l’apparente equilibrio tra i due  anche perché, per una disattenzione, il protagonista scioglie il nodo che lega  l’imbarcazione ancorata al porto e costringe i marinai a scendere dalla nave. Palamède e Cador, una volta a terra,  si imbattono in due figure femminili conosciute nella taverna-bordello dell’affascinante Kundry (Diletta Masetti), che si trova nel porto, ovvero  Elsa (Zoe Zolferino) e Senta (Elena Crucianelli).

La figura più avvenente affascinante e misteriosa che circola nella taverna è proprio Kundry, l’unica capace di avvicinare Parsifal e di capirlo profondamente. Lasciato il porto, comincia per Parsifal un viaggio di ricerca  doloroso che porta il protagonista in un luogo oscuro e misterioso: Montsalvat. Qui un uomo di nome Amfortas, gravemente ferito all’inguine è straziato da un dolore lancinante e non riesce a dominare il desiderio che lo pervade. Si sente impotente e vinto dalla passione e Parsifal non sopportando quella vista, si dirige inconsapevolmente “nel tempo e nel luogo dove quella ferita ha avuto origine”, la taverna-bordello di Kundry.

Parsifal è la rappresentazione più reale e dolorosa della condizione umana, la consapevolezza interiore che si ottiene solo dopo essersi addentrati nella fatica e nel dolore, nella tentazione e nel superamento fisico e psicologico dei propri limiti. Il viaggio del protagonista è un viaggio iniziatico e spirituale in un mondo decontestualizzato, in una visione apocalittica in cui smarrita ogni certezza, persino quella biografica, senza alcun orizzonte o orientamento, resta la possibilità di una nuova rinascita attraverso il pensiero, l’errare interiore nel proprio flusso di coscienza e l’empatia con il prossimo.

L’approccio del regista milanese, appassionato, visionario e di grande impatto è quello di creare un affresco totale, da un punto di vista contenutistico, estetico e sonoro. Il suo film non è, infatti, di semplice lettura ed è interpretabile su più livelli:  a quello più profondo la peregrinazione dello spirito e la rinuncia naturale del desiderio porta alla rottura delle catene e  a una ritrovata libertà.

Da un punto vista estetico e sonoro, lo spettatore si trova immerso a 360 ‘ in una dimensione altra: l’estetica del film è infatti di ottima fattura e alcune scene sembrano dipinti, così come è evidente il sapiente l’utilizzo “plastico” dei corpi,  anche in scene sensuali e ad alto tasso erotico, che non risultano mai volgari, ma sempre apprezzabili. La poesia delle immagini e dei “quadri viventi” si sposa alla perfezione con l’intreccio musicale (curato da Stefano Sasso) che amalgama sapientemente estratti di Strauss, John Dowland, Tchaikovsky, Wagner. 

La confezione estetica del film – grazie anche alla fotografia di Mauro Toscano, così come alle scenografie di Livia Borgognoni – è quindi estremamente curata e impeccabile, così come il senso e il significato dell’intera opera, che tocca lo spettatore consapevolmente e a livello più inconscio.

Unico neo di questa imponente e interessante opera è, a nostro avviso, la sceneggiatura, non sempre lineare, con dialoghi faticosi e con un linguaggio arcaico e  a tratti ostico. Parsifal risulta quindi per lo spettatore un viaggio di ricerca interessante, trasversale e stimolante, ma allo stesso tempo può diventare, gradualmente, un tragitto di scoperta faticoso e in parte alienante. Resta, comunque, per la bellezza estetica, la cura dei dettagli e per la complessità di significati, un’opera da consigliare e da vedere.

In sala dal 23 settembre


Parsifal– Regia: Marco Filiberti; fotografia: Mauro Toscano; montaggio: Valentina Girodo; scenografia:  Livia Borgognoni; costumi: Daniele Gelsi;  interpreti: Matteo Munari, Diletta Masetti, Marco Filiberti,  Giovanni De Giorgi, Elena Crucianelli, Zoe Zolferino; produzione: Dedalus, Alba Produzioni ; origine: Italia, 2021; durata: 135’; distribuzione: 30 Holding.

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