Quel maledetto film su Virzì di Stefano Petti

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È decisamente divertente il meta-docu di Stefano Petti dal titolo Quel maledetto film su Virzì presentato da poco alla Festa del Cinema di Roma e che a partire dal primo di novembre sarà visibile su Sky e su Now. Tutto inizia nel 2010 (ma probabilmente già molto prima) quando Alessio Accardo e Gabriele Acerbo pubblicano un libro/monografia/intervista/su Virzì che varia il titolo di un suo celebre film, ovvero My Name is Virzì aggiungendo come sottotitolo L’avventurosa storia di un regista di Livorno. Il libro uscito da Le Mani, una delle case editrici italiane specializzate in cinema, poteva avvalersi anche della prefazione di Gianni Canova.

Ritroviamo tutti costoro – Canova apre e chiude il film – con l’aggiunta appunto del regista Stefano Petti nel film in questione che racconta sostanzialmente il tortuoso e ossessivo progetto decennale di girare/produrre un documentario su Virzì da parte dei tre autori/sceneggiatori perseguito con una tenacia maniacale che non risparmia nessuno, soprattutto non risparmia Virzì (più e più volte si parla di stalking) in una sorta di accumulo seriale e bulimico di materiale. È chiaro fin dall’inizio che il problema dei tre registi/sceneggiatori è ricavare un film da tutto il materiale raccolto nel corso di dieci anni, materiale che viene rigorosamente datato e che comprende soprattutto interviste a collaboratori storici di Virzì, allo stesso regista, perlustrazioni in luoghi importanti per la vita e per i film del regista etc. Il problema dei tre registi è con tutta evidenza il montaggio; e infatti quando i registi non sono in giro per l’Italia, per i set, per i festival a tallonare Virzì e i suoi colleghi, attori, amici, parenti, critici, se ne stanno incatenati alla moviola a domandarsi che forma dare al film, scartando di volta in volta tutte le possibili soluzioni ritenute non sufficientemente convincenti oppure abusate. Il caos nel quale versano è esemplato da una parete coperta di fogli, foglietti, fotografie, frecce; insomma: anche qui, come a dire, l’abbondanza di materiale non è tutto, per fare un film ci vuole struttura, ci vuole un’idea. 

Non si capisce se alla fine l’idea che tiene insieme il tutto sia stata trovata. Si potrebbe pensare di sì: chiamati sul set di Siccità i tre involontariamente, forse casualmente divengono parte della pellicola, vengono cioè seppur brevemente inquadrati e raggiunto questo obiettivo – che equivale ad esser divenuti parte integrante del cosmo narrativo del regista toscano, non più dunque cronisti/critici comunque esterni, continuamente presenti ma distanti e a tratti piacevolmente fastidiosi, ma appunto finalmente annessi alla narrazione – si calmano e licenziano il film così com’è, perché, al di là tutto, era proprio questo, forse, quello che volevano questi tre personaggi in cerca d’autore. Anche se poi nell’ultimissima scena che precede i titoli di coda si capisce che lo stalking continua anche dopo aver ricevuto l’onore di entrare a far parte del film. In questa sequenza finale si vede Pierfrancesco Favino a spasso col cane, e nei titoli di coda si annuncia, scherzosamente (?), che la prossima vittima di dieci anni di stalking sarà lui, in vista com’è ovvio di un documentario tutto da costruire.

Il nostro eroe stalkerato

Esiste tuttavia anche l’ipotesi, per la quale io personalmente propendo, che la conclusione del film sia costituita da una sorta di suprema rassegnazione da parte dei tre autori /sceneggiatori /montatori (autentici alter-ego dei tre sceneggiatori di Boris): un’idea che tenga davvero insieme tutta l’enorme quantità di materiale raccolto, una struttura, malgrado tutto, i tre in fondo non l’hanno trovata. È questo, forse, il punto di approdo della loro “Bildung”, della loro formazione (un termine che ricorre, seppur in modo ironico, nel film): rassegnarsi alla meraviglia del caos.

Su Sky dal 1 novembre 2023


Quel maledetto film su Virzì; regia: Stefano Petti; sceneggiatura: Alessio Accardo, Gabriele Acerbo, Enrico Pacciani, Stefano Petti; fotografia e montaggio: Eugenio Persico; produzione: Alkermes; origine: Italia 2023; durata: 76′; distribuzione: Sky

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