Soudain. Voto ***(* ) – Un film pieno di speranza, che ci fa riflettere sulla vita, sulla morte, l’amicizia e le molte possibilità dell’essere umano. Premio ex aequo a Virginie Efira e Tao Okamoto.

Soudain: è all’improvviso che il tumore recidivo al seno e ormai in metastasi può manifestarsi nel corpo di Mari (Tao Okamoto). La filosofa-regista teatrale si trova in tour per uno spettacolo a Parigi. Il pezzo che presenta è alquanto insolito perché tratto dal pensiero e da una frase del rivoluzionario psichiatra italiano Franco Basaglia, scritto quando ancora esistevano gli inferni dei manicomi. «Visto da vicino nessuno di noi è normale» recita l’attore Gorô (Kyōzō Nagatsuka) sul palcoscenico minimalista, con solo qualche sedia, mentre il nipote autistico Tomoki (Kodai Kurosaki) ogni tanto fa capolino fra il pubblico. Proprio grazie a Tomoki, Mari viene a conoscere l’antropologa medica Marie-Lou (Virginie Efira), direttrice di una clinica privata per anziani con demenza, chiamata ‘Garten of Freedom’, e la invita allo spettacolo. Fra Mari e Marie-Lou nasce da subito una forte amicizia, accompagnata da lente notturne passeggiate per le strade di una Parigi poco conosciuta (una lontana reminiscenza di Before Sunrise/Prima dell’alba di Richard Linklater), lunghe discussioni e lezioni di filosofia (torna in mente la lezione marxista-leninista di Jean-Luc Godard in La chinoise) e speranze sul futuro con la ferrea volontà di entrambe di rendere possibile l’impossibile: smantellare il sistema per riportarlo ad un livello più umano.

Girato fra Parigi e Kyoto, Soudain non è un film facile, sia per il tema trattato sia per la lunghezza che supera le tre ore. Basato sulla libera interpretazione di un libro omonimo che raccoglie il carteggio fra la filosofa Makiko Miyano e l’antropologa medica Maho Isono, è un progetto al quale Ryūsuke Hamaguchi ha lavorato per due anni visitando spesso Parigi e la clinica dove si svolgono gran parte delle scene. E forse per dare il tempo a Virginie Efira di imparare a parlare il giapponese. Dopo Drive My Car (2022) e Il male non esiste (2023) il regista giapponese dal cuore umanista ci offre così un lungo momento di riflessione filosofica sulla società occidentale, con potente coerenza; e prosegue la sua esplorazione filmica legata alla dialettica e al rapporto con il teatro, che da sempre sono stati elementi indispensabili alla sua ricerca cinematografica.
Ritroviamo, così, il cinema gentile e delicato di Drive My Car specie quando si discute con grande rispetto di temi quali la morte e la malattia, portando in campo teorie tutt’oggi innovative come quelle di Basaglia, ma in Soudain, a differenza di altri film, Hamaguchi rischia, a tratti, di cadere nel prolisso e nel didattico. Per esempio quando la protagonista Marie-Lou espone il trattamento sanitario chiamato Humanitude, nato in Francia e sviluppato in Giappone, il quale, se non fosse per la mancanza di finanziamenti, le permetterebbe di assistere ai suoi ospiti con rispetto e dignità umana. Ed anche i lunghi dialoghi-monologhi sul collasso della società capitalistica acquistano la forma di insegnamenti morali. Eppure, nonostante Hamaguchi si prenda molto, forse troppo tempo, per spiegarci le sue visioni, sebbene le situazioni si ripetano con appena lievi variazioni e i ciclici massaggi ai piedi si trasformino in happening collettivi, la quieta narrazione arriva a toccare corde profonde, ci smuove dentro con delicatezza e con sottile ironia. Forse un gradino sotto l’eccellenza degli ultimi due film, questo Soudain, comunque, è un’opera piena di speranza, che ci fa riflettere sulla vita, sulla morte, l’amicizia e le molte possibilità dell’essere umano.

Kyū ni guai ga waruku naru (Soudain) – Regia: Ryūsuke Hamaguchi; sceneggiatura: Ryūsuke Hamaguchi, Léa Le Dimna (basata sul libro di Makiko Miyano e Maho Isono); fotografia: Alan Guichaoua; montaggio: Yamazaki Azusa, Akimoto Minori; musica: Samuel Andreeff; interpreti: Virginie Efira, Tao Okamoto, Kyōzō Nagatsuka, Kodai Kurosaki; produzione: Cinefrance Studios, Office Shirous, Bitters End, Heimatfilm, Tarantula; origine: Giappone/ Francia/ Germania / Belgio, 2026; durata: 197 minuti; distribuzione: Teodora e Tucker Film.
