Festival di Cannes (12-23 maggio 2026): Vaterland (Fatherland) di Paweł Pawlikowski (Premio della regia – ex equo)

Vaterland. Voto *** (*)– Sullo scrittore Thomas Mann tornato in Germania con la guerra fredda ormai in corso. In uno splendido bianco& nero.

Con Vaterland (Fatherland), il regista polacco Paweł Pawlikowski sceglie di tornare a trattare ancora una volta del difficile periodo di divisioni e di tensioni seguito in Europa alla Seconda Guerra Mondiale, così come aveva già fatto in Ida e in Cold War. Questa volta si muove partendo da una vicenda storica: il ritorno in Germania nell’estate del 1949, quindi in piena Guerra Fredda, del grande scrittore Thomas Mann con la figlia Erika. Dopo ben sedici anni di esilio negli Stati Uniti e l’aquisita cittadinanza americana lo scrittore premio Nobel fu infatti invitato a tornare in occasione dei festeggiamenti per l’anniversario dei 200 anni dalla nascita di Goethe. L’evento fu un caso unico perché celebrato in contemporanea sia dalla Germania Est che dalla Germania Ovest. Il ritorno in patria di Mann riscosse quindi un grande interesse mediatico nella Germania divisa, tanto che molti quotidiani del tempo seguirono con dettagliate descrizioni i movimenti dello scrittore. Nella narrazione Pawlikowski ricrea con grande rigore per il dettaglio i due più importanti eventi riportati dalla stampa: il discorso di Mann al Deutsches Nationaltheater di Francoforte, città natale di Goethe, e quello tenuto a Weimar, la città dove il grande scrittore visse più a lungo.

Nonostante Vaterland racconti il viaggio di Thomas Mann la scena d’apertura introduce brevemente la figura ormai delusa dalla vita e dall’arte di Klaus Mann, il secondogenito dello scrittore, e autore del romanzo pubblicato postumo Mephisto.

Ma ecco, quindi, l’attore tedesco Hanns Zischler, che aveva debuttato con Wim Wenders in Nel corso del tempo e lavorato per Jean-Luc Godard in Germania nove zero, trasformarsi nel perfetto sosia di un Thomas Mann alle prese con il rientro nella sua terra natale dilaniata da anni di guerra e divisa in due da un muro, con la quale condivide una lingua ma non il più vicino passato; mentre lui stesso è costretto ad affrontare la perdita familiare e violenta del figlio Klaus, che proprio durante il soggiorno dei Mann in Germania compirà il gesto estremo del suicidio in una camera d’albergo a Cannes.

Vaterland

In grande sintonia con Hanns Zischler è l’attrice tedesca, ormai diventata una star internazionale, Sandra Hüller (Toni Erdmann, Anatomia di una caduta, La zona d’interesse, Rose) che, come ormai ben sappiamo, sa conferire un  carattere personale a tutti i suoi diversi personaggi. Inutile dire che qui riesce perfetta nella parte della devota e mascolina figlia Erika, dotata per le lingue e quindi indispensabile al padre, e capace forse di un maggior senso critico e di un maggiore legame affettivo del padre rispetto al fratello Klaus. Il ricevimento all’Hotel di Francoforte ben descrive la difficile e contrastata situazione nella quale i Mann si sono ritrovati. Un viaggio segnato da incontri non sempre facili con i relitti ancora viventi di un passato nazista come fra gli altri Gustaf Gründgens, ex marito di Erika o i nipoti di Wagner alla ricerca di salvare il lascito famigliare; ma anche da un apparato comunista già ben pompato di propaganda e servilismo. Nel film vengono messi in risalto le varie critiche mosse all’autore dai suoi delatori od esposte da una parte politica, le proposte e le onorificenze, invece, dall’altra.

Ritroviamo anche qui molto del rigore compositivo dei precedenti film del regista polacco e infatti la fotografia porta ancora la firma di Lukasz Zal. Già nel formato ‘a tutto schermo’, il prediletto di Pawlikowski riconosciamo il suo stile severo e distaccato, quasi a voler consegnare non una narrazione ma dei fatti accaduti. Per questo solitamente lavora sempre con immagini di un limpido e impeccabile bianco e nero, più ricche di contrasto che non di sfumature. Inoltre, c’è poco spazio per i movimenti di macchina, limitati a poche, rarissime scene, mentre prevale la camera fissa a riprendere tavolate imbandite a festa accompagnate da cori militari. Forse per questo nel complesso la narrazione risulta alquanto rigida e solo le esperte capacità interpretative degli attori riescono ad attutire un poco questo inflessibile componimento formale.


Fatherland (Vaterland )  – Regia: Paweł Pawlikowski; sceneggiatura: Paweł Pawlikowski, Henk Handloegten; fotografia: Łukasz Żal; montaggio: Piotr Wójcik; musica: Marcin Masecki; scenografia: Katarzyna Sobańska, Marcel Sławiński; interpreti: Sandra Hüller (Erika Mann), Hanns Zischler (Thomas Mann), August Diehl, Anna Madeley, Devid Striesow, Theo Trebs, Joanna Kulig; produzione: MUBI, OUR Films, Extreme Emotions, Nine Hours, Chapter 2; origine: Polonia/Regno Unito/Germania/Francia/Italia, 2026; durata: 82 minuti; distribuzione: Mubi.

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