The Dig – La nave nascosta

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Ci sono voluti due anni, al giovane regista svizzero-australiano Simon Stone, per dissotterrare la sua ultima opera, la terza sin qui della sua carriera. Su Netflix dal 29 gennaio The Dig , (titolo italiano: La nave nascosta ), sembra essere il frutto di un lungo scavo all’interno di una memoria trasformatasi, tanto nel ricordo collettivo quanto fra le pagine dei libri, in vera e propria leggenda. Tratto dall’omonimo romanzo di John Preston, il film riporta alla luce le istantanee di una torrida e piovosa estate inglese – per la precisione, quell’estate cruciale del 1939, anno in cui la Corona entra in guerra contro la Germania.

Nelle praterie solitarie che circondano Sutton Hoo vivono l’eterea Signora Pretty (Carey Mulligan) e suo figlio Robert (Archie Barnes). In un mattino caliginoso come tanti altri, il taciturno archeologo Basil Brown (Ralph Fiennes) bussa alla porta della villa. Come in ogni saga che si rispetti, i tre si ritroveranno a vagare fra alcuni misteriosi tumuli posti a guardia della proprietà: la terra ha tutto l’aspetto di una vecchia amica con cui abbiamo perso confidenza e le strane colline appaiono, in fondo, fin troppo affabili e ospitali per poter essere considerate reali divinità. L’aristocratica e pacata solitudine di due destini si incontra in un’impresa impossibile: quella di svuotare i presunti sepolcri per riesumarne i tesori nascosti – o meglio, ciò che di umano si cela sotto il fango indurito. Segnati da un passato prossimo decisamente tetro e oppressi da presagi altrettanto oscuri, i protagonisti tenteranno di sfuggire alle loro stesse esistenze, gettandosi in uno spazio-tempo parallelo meno precario e più familiare rispetto all’attualità che li circonda.

Sarà il sapiente intuito di Edith Pretty a guidare l’esperienza di Basil nel mondo sotterraneo: così dall’ altura centrale emerge un’antica nave funeraria anglosassone, trasportata dalle acque del fiume Deben fino alla steppa sconnessa che, a secoli di distanza, continua a nasconderne lo scheletro. Nessuno, fra i componenti della comunità provinciale, appare preparato alla portata di una tale scoperta e ben presto la voce si diffonde nell’intera Nazione. Poche settimane dopo, il grasso e polveroso accademico Charles Phillips (Ken Stott) calca l’erba secca insieme alla sua troupe di cosiddetti esperti, giungendo alle soglie della tomba e defraudando l’umile archeologo del proprio ritrovamento – in questo, l’occhio del regista è sicuramente di parte, ma non gliene facciamo una colpa. Alla placida serenità che protegge la campagna inglese si oppone con forza il caos metropolitano di una Londra in stato di ebrezza: la guerra incalza, le giornate si accorciano, i soldati corrono sguaiati per le strade melmose, il rombo degli aeroplani solca un cielo altrimenti immoto. Sentenze sempre più minacciose si accumulano negli apparecchi radiofonici, mentre il Paese si dispone ad affrontare un presente che, come un terribile déjà-vu, sembra durare in eterno.

Quasi opponendosi ad una Storia ormai distante anni luce dalle proprie coordinate, la nave richiama su di sé tutti coloro che con il conflitto non vorrebbero avere nulla a che spartire: contadini, studiosi, avventurieri e giovani ribelli si accalcano attorno al relitto, cercando rifugio in un’era diversa e più sacra – un’era in parte immaginata, in parte rivissuta attraverso la schiva passione di Basil. The Dig è il racconto di un grande esodo: ognuno s’aggrappa alle ore e ai minuti trascorsi attorno alla cripta, tentando di prolungare quell’estate già così lontana. Il presentimento che, dissotterrandola, l’arca di Noè abbia perso i suoi poteri magici, è irrefrenabile e spinge i personaggi ad osservare il reperto con una certa malcelata nostalgia. Il film di Stone naviga nell’inquietante limbo fra l’adesso e il non ancora, traghettando lo spettatore verso scali storici malauguratamente noti. La cinepresa non ci mostra né la partenza, né tantomeno la meta finale di un così lungo viaggio: il vecchio mondo si congeda al di fuori del nostro sguardo, la tragedia imminente non viene svelata. L’unico residuo sopravvissuto a questa corsa con – e contro – il tempo è uno scafo impolverato: proprio lì, fra le ossa dissestate dell’imbarcazione, si adageranno le esistenze di Edith e Basil, aspettando di essere presto o tardi riesumate.


Cast&Credits

The Dig – Regia: Simon Stone; sceneggiatura: Moira Buffini; fotografia: Mike Eley; montaggio: John Harris; interpreti: Carey Mulligan (Edith Pretty), Ralph Fiennes (Basil Brown), Lily James (Peggy Piggott), Johnny Flynn (Rory Lomax), Ben Chaplin (Stuart Piggott), Ken Stott (Charles Phillips), Archie Barnes (Robert Pretty), Monica Dolan (May Brown); produzione: Clerkenwell Films, Magnolia Mae Films, Netflix; origine: Regno Unito 2020; durata: 112’

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