The Good Lawyer. Voto *** Tra court-drama e buddy movie, The Good Lawyer di Tristan Séguéla segue un avvocato cocainomane e il suo tirocinante in una frenetica ricerca di redenzione tra ONG, terroristi e multinazionali deviate.
Abbiamo l’avvocato cocainomane che deve tirarsi fuori dai guai, il tirocinante fuori tempo massimo, la multinazionale malvagia, l’ONG, i terroristi africani, la malavita. La ricerca di redenzione e giustizia dall’interno di un sistema giudiziario popolato da legali dalla morale non proprio limpida, che si muovono tra crimine e interessi privati.
In questo calderone firmato da Tristan Séguéla (già autore di un discreto Un uomo felice), metà court-drama e metà buddy movie, c’è intrattenimento, e c’è sostanza: probabilmente nessuno griderà al capolavoro dopo la visione di questo film, ma in una seconda settimana con alcune cadute, The Good Lawyer spicca come una delle poche piacevoli visioni dedicate all’intrattenimento puro. In salsa Netflix, il film è una produzione francese e si intitola nell’originale Un bon avocat.
Il nostro eroe si chiama Léonard Landry (Laurent Lafitte) inizialmente, come da copione, sta messo malissimo: esce da una discoteca strafatto di cocaina, si fionda in aula nel rocambolesco e disperato tentativo di gestire due cause contemporaneamente, crollerà a terra esausto e dovrà affrontare un processo a suo carico per detenzione di sostanze stupefacenti. Giocando sempre in anticipo e muovendosi in levare, non si arrende, assume al volo un tirocinante solo per farsi scarrozzare e si getta nell’impresa di difendere sè stesso.
Per trovare una leva negoziale, dovrà invischiarsi nei loschi interessi di una multinazionale, accusata da una ONG, di complicità nei confronti dei cartelli dei terroristi africani. Il tirocinante ben presto diventa il suo clean buddy, incaricato di tenerlo alla larga da alcol e droga, mentre il nostro si destreggia tra testimonianze contraffatte, violente rappresaglie da parte di ex clienti, detenuti che vogliono fargli la pelle, e una collega che può essere la sua salvezza o la sua condanna.
The Good Lawyer è girato in maniera frenetica ma con mano sicura, il ritmo ben dosato. La fotografia è leggermente sporca, il trattamento musicale convenzionale ma efficace, ed offre pure uno sguardo acuto sulle logiche interne di vicende giudiziarie che coinvolgono tanti attori, ognuno con interessi diversi, e che potrebbero portare a risultati non necessariamente volti alla giustizia.
Laurent Lafitte mostra in The Good Lawyer un buon carisma e un’ottima presenza, il suo braccio destro (Anthony Bajon) lo accompagna dapprima poco convinto e poi sempre più coinvolto; ottima anche Carole Bouquet nei panni del cinico presidente della multinazionale, non mancano situazioni al limite del credibile, ma funziona tutto a dovere, fino alla redenzione finale.
Un bon avocat (titolo internazionale: The Good Lawyer) – Regia: Tristan Séguéla; sceneggiatura: Marcia Romano, Simon Jacquet, Tristan Séguéla, Stéphanie Sebag; fotografia: Augustin Barbaroux; montaggio: Pierre Deschamps; musiche: Amine Bouhafa; scenografia: Jan Houllevigue; interpreti: Laurent Lafitte, Anthony Bajon, Mélanie Laurent, Carole Bouquet; produzione: Iconoclast (Simon Jacquet); origine: Francia, 2026; durata: 114 minuti; distribuzione: Netflix.
