The Miracle Club di Thaddeus O’Sullivan

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È da qualche decennio che il cinema ha smesso di credere alle apparizioni mariane a Lourdes. Piuttosto la Madonna viene rappresentata come un gadget di un negozio di souvenir, spazio paradigmatico della nuova visione di Lourdes come “Disneyland dei miracoli”, già perfettamente inquadrato in una scena dello Scafandro e la farfalla (2007). Dalle visioni critiche di Julian Schnabel o di Jessica Hausner (Lourdes, 2009), questo The Miracle Club si allontana profondamente distinguendo immediatamente lo spazio del negozio di souvenir dalle vasche dove il miracolo dovrebbe compiersi. Ma è una Lourdes ricostruita sul set, inquadrata negli esterni con misere riprese da un drone degne di una pubblicità a basso costo.

Il film sembra provenire da un’altra epoca. D’altra parte, è ambientato negli anni ’60, in un’Irlanda estremamente cattolica. Eppure anche qui troviamo il momento di disillusione, quando il mero dato scientifico (che dal 1858 siano stati accertati solo 62 casi eccezionali) viene sbattuto in faccia alle povere devote che non possono così più credere alle proprietà miracolose delle acque. Il miracolo di cui si fa riferimento nel titolo va pensato al di fuori di un’intercessione divina.

Chrissie (Laura Linney) ritorna nel paesino d’origine, Ballygar, per il funerale della madre a circa quarant’anni dall’esilio negli Stati Uniti. Le informazioni riguardo al bando sono disseminate lungo il racconto, ma non forniscono un quadro chiaro: il suicidio del marito, un possibile aborto, una comunità intollerante e sospettosa. Dopo quarant’anni poco è cambiato nella piccola comunità irlandese. Ora la fuga di Chrissie è vista più come un tradimento e filtra una certa invidia per la vita agiata che ha vissuto. Ritrova l’ex miglior amica Eileen (Kathy Bates) e l’ex suocera Lily (Maggie Smith), ma sono loro le prime a non sopportare la sua presenza. Un viaggio a Lourdes sarà l’occasione per il miracolo della riconciliazione.

La stessa produzione del film pare il risultato di un miracolo: l’irlandese Thaddeus O’Sullivan (il cui Niente di personale era in competizione a Venezia nel lontano 1995) fu contatto per la prima volta sul progetto nel 2006 dalla HBO. Passato di mano alla Sony nel 2019, il film dovette aspettare la fine della pandemia e il ritorno del pubblico più anziano in sala per entrare in produzione. Durante tutto questo tempo le uniche certezze rimanevano Maggie Smith e Kathy Bates, malgrado l’avanzare dell’età. Per il pubblico a cui si rivolge si potrebbe allora dire che il vero miracolo è il riapparire sullo schermo della 89enne Smith.

Apparizione tutt’altro che divina, Lily è una donna consumata, luttuosa, acida. Lei ed Eileen sembrano donne rassegnate alla malattia e alla morte, fredde come le acque di Lourdes. Parlano solo all’imperfetto, come se la vita fosse già stata vissuta. La graduale riappacificazione con Chrissie servirà anche a riattivare meccanismi bloccati da tempo e ritrovare stimoli nel presente e nelle altre persone. Come l’incontro dello spettatore con Maggie Smith, anche all’interno del film i miracoli sono un fatto privato: con le mogli lontane sono gli uomini a dover gestire la casa e miracolosamente si troveranno a fare la spesa, cucinare, cambiare pannolini; il bimbo autistico che portano a Lourdes per guarirlo troverà forse la parola ma senza che nessuno se ne accorga; la riconciliazione finale avverrà lontano da tutti, in uno spazio di lutto in cui poter espiare le colpe del passato.

Una storia di piccoli miracoli privati che cerca di rileggere sotto la prospettiva femminile la quotidianità e le tradizioni di un’Irlanda contadina e cattolica. Al suo meglio, anche grazie all’ottimo cast, il film riesce a scandagliare sofferenze tenute nascoste. Ma sono brevi attimi che si lasciano intravedere nel mezzo di una modesta messa in scena che fluttua tra la leggerezza della commedia e l’amarezza del dramma in modo mai convinto per poi concludere in sciocche trovate o innocua retorica.

In sala dal 4 gennaio 2023


The Miracle Club Regia: Thaddeus O’Sullivan; sceneggiatura: Joshua Maurer, Timothy Prager, Jimmy Smallhorne; fotografia: John Conroy; montaggio: Alex Mackie; musiche: Edmund Butt; interpreti: Laura Linney, Kathy Bates, Maggie Smith, Agnes O’Casey, Mark O’Halloran, Mark McKenna, Niall Buggy, Hazel Doupe, Stephen Rea, Lesley Conroy, Noel Gaskin, Rose Henderson, Shauna Higgins, Amélie Kiki McCormack, Fionnuala Murphy, Sean O’Callaghan, Eric D. Smith, Luke Jackson Smith, Janet Grene, Martin McDonagh; produzione: Zephyr Films, City Films Entertainment, City Films I, Ingenious Media, ShinAwil Productions; origine: Regno Unito/Irlanda, 2023; durata: 91 minuti; distribuzione: Europictures.

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