Una donna chiamata Maixabel di Icíar Bollaín

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L’attrice, sceneggiatrice e regista spagnola Icíar Bollaín (Ti do i miei occhiIl matrimonio di Rosa) parte da un fatto di cronaca avvenuto nel 2000 per raccontare una storia capace di intrecciare il perdono, difficile e lungamente maturato, con la crescita di una consapevolezza individuale, che porta a riconoscere i propri errori e le colpe passate.
Fine luglio del 2000. L’ex governatore civile di Guipuzkoa, Juan Maria Juaregui, viene ucciso da un commando dell’ETA. I responsabili vengono catturati e portati in carcere. Uno di loro dopo molto tempo, esattamente nel 2014, chiederà un colloquio con Maixabel Lasa, la vedova di Juan Maria, dal 2001 nominata direttrice della Oficina de Atención a las Víctimas del Terrorismo dal governo basco. La donna, in un percorso di maturazione interiore, si mostrerà dapprima indecisa, poi coraggiosa e conciliante con l’antagonista, e non gli negherà la possibilità di un incontro.

Blanca Portillo

Euskadi Ta Askatasuna (in spagnolo País Vasco y Libertad, letteralmente “Paese basco e libertà”) più nota con il suo acronimo di ETA nacque nel 1958 come associazione studentesca clandestina, si avvicinò verso la metà degli anni Sessanta alla lotta armata e cessò la sua attività (almeno quella armata) nel 2011. Il gruppo, nel pieno della sua attività, fu responsabile dell’uccisione di circa 800 persone. E Juan Maria Juaregui, marito di Maixabel, è proprio una di queste vittime.
La regista, classe 1967 narra, in modo fluido, una pagina buia di storia contemporanea del suo paese, unendolo ad un dramma di natura personale in un film crudo e realistico caratterizzato dal volto spigoloso e austero dell’attrice Blanca Portillo (che interpreta la protagonista).
Maixabell Lasa, nonostante sia una donna distrutta per la perdita del marito, crede nella possibilità di riscatto della propria vita e di quella di sua figlia, cerca di reagire al dolore e in fondo, non nega una seconda possibilità agli assassini di lui, partendo proprio dal dialogo.
Il confronto tra le due parti è molto difficile, smozzicato, contorto ma viscerale, sincero e profondo e abbraccia il punto di vista della vittima e del carnefice, senza buonismi, senza alterazioni, senza esasperazioni.

Bollaín pone al centro di questo film ben costruito due figure femminili di spicco. Maixabel, come accennato, è una donna coraggiosa, forte, in grado  di affrontare il suo dolore con una dignità composta e capace, allo stesso tempo, di accogliere le ragioni dell’ altro; Maria (María Cerezuela) la figlia, a soli diciannove anni, reagisce con forza alla morte del papà e al terribile dolore.
La giovane attrice riesce a trasmettere con efficacia il passaggio dall’adolescenza alla maturità con un percorso di crescita in cui riesce a mettere in gioco se stessa, rispondendo alla morte del padre con la creazione di una nuova vita.
L’ altra parte, “l’assassino”, ha il volto accigliato di Ibon (Luis Tosar), che matura la sua rinascita personale affrontando difficoltà e dubbi interiori che lo porteranno a un dialogo con Maixabel quasi commovente, in un difficile confronto in cui vittima e carnefice proveranno dolore, sconforto, e si incontreranno a metà strada, tra l’abbandono del rancore di lei e il pentimento sincero di Ibon.
Candidato a cinque premi Goya (ne ha vinti due, attrice e attore non protagonista), Una donna chiamata Maixabel ha il pregio di unire una narrazione asciutta, lineare e attinente ai fatti (il film è tratto da una storia vera) a un approfondimento psicologico e caratteriale dei protagonisti.
Icíar Bollaín costruisce la sua storia di redenzione e di perdono rimanendo neutrale e raccontando con forza il percorso di incontro di due metà inizialmente agli antipodi, in termini etici e umani.
Una storia di perdono, riconciliazione e rinascita che non eccede nel sentimentalismo e nell’ esasperazione. Da vedere

In sala dal 13 luglio 2023


Una donna chiamata Maixabel (Maixabel) – Regia: Icíar Bollaín; sceneggiatura: Isa Campo, Icíar Bollaín; fotografia: Javier Agirre; montaggio: Nacho Ruiz Capillas; interpreti: Blanca Portillo, Luis Tosar, María Cerezuela, Urko Olazabal, Tamara Canosa, María Jesús Hoyos, Arantxa Aranguren, Bruno Sevilla, Josu Ormaetxe; produzione: Crea SGR, Departamento de Cultura del Gobierno Vasco, Diputación Foral de Gipuzkoa, Euskal Irrati Telebista, Feel good Media, Feelgood, Instituto de Crédito Oficial, Instituto de la Cinematografía y de las Artes Audiovisuales, Kowalski Films, Maixabel Film, Movistar+, Radio Televisión Española; origine: Spagna, 2021; durata: 115 minuti; distribuzione: Movies Inspired.

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