Una donna promettente

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Lo scorso 3 febbraio sono state rese note le nominations ai Golden Globe 2021. Recensiremo nei prossimi giorni alcuni dei principali film drammatici e comico-musicali, serie e mini-serie, che sono usciti (ma che ci sono sfuggiti) nell’ultimo anno in un panorama che ha perso, ovviamente, quella trasparenza e visibilità che si aveva prima della pandemia, quando tipicamente il giovedì di ogni settimana uscivano nuovi prodotti cinematografici. Adesso si tratta di star dietro a tre/quattro diverse piattaforme, uno scenario in continua mutazione, dunque.

Partiamo, tra i film non ancora recensiti, con uno di notevole qualità – uscito online negli USA dopo esser stato presentato circa un anno fa al Sundance – che ai Golden Globe è candidato per ben quattro categorie: miglior film drammatico, migliore regista drammatica, miglior attrice protagonista, migliore sceneggiatura. Il film in questione s’intitola in inglese Promising Young Woman – titolo italiano Una donna promettente ma chissà quando potrà uscire sul nostro mercato – e costituisce l’opera di esordio alla regia dell’attrice e sceneggiatrice inglese trentacinquenne Emerald Fennell. Protagonista è invece la bravissima Carey Mulligan.

Si tratta di un film con una sceneggiatura decisamente fuori del comune dove funziona più o meno tutto, con uno stile registico molto maturo (in particolare l’uso del grandangolo e della plongée), con scenografia, costumi e set design sopra la media. Si potrebbe definire Promising Young Woman una specie di Kill Bill post Me-Too. Siamo da qualche parte in Ohio e la protagonista è Cassandra (nomen omen) detta Cassie dedita a una doppia vita: di giorno anonima commessa in una caffetteria che vive ancora in casa con i genitori, agghiaccianti nel loro misto di ossessività e protezione, e di notte femme fatale che va in giro a vendicarsi del genere maschile, fingendosi ubriaca e osservando fino a dove i maschietti incontrati osano spingersi approfittando della sua semi-incoscienza; dopodiché Cassie passa al contrattacco, senza andar troppo per il sottile. Un’attività che persegue da tempo e i cui risultati vengono rigorosamente documentati in un taccuino in cui l’unica differenza sono le tacche rosse e le tacche blu, a seconda del destino toccato in sorte alle vittime. Veniamo a poco a poco a sapere che all’origine di questo progetto di vendetta c’è un devastante trauma primordiale risalente agli anni del college, quando lei e l’amica Nina (entrambe forse riconducibili alla definizione di cui al titolo) erano andate a studiare medicina, ma Nina è stata vittima, essa stessa allora un po’ alticcia, di una violenza carnale collettiva con conseguenze devastanti, dalle quali Nina non si è più ripresa ma in fondo anche Cassie non si è più ripresa, abbandonando gli studi, re-infantilizzandosi a casa dei genitori.

L’inesorabilità del progetto di vendetta, scandito come nel caso di Kill Bill dalla suddivisione in capitoli/tacche (sembrano numeri romani all’inizio, dunque capitoli, quando però si arriva al quarto anziché IV, troviamo IIII, tacche quindi), viene ad essere almeno in parte messa in discussione dal fatto che, malgrado tutto, Cassie sembrerebbe essersi innamorata di un ex-collega che a differenza di lei gli studi di medicina li ha conclusi e adesso fa il pediatra, una persona dolce e paziente, nelle cui mani Cassie potrebbe guarire dalla devastazione dei danni subiti. Non riveliamo la piega che prende la vicenda, ma lo spettatore – direttamente interpellato nelle sequenze finali non prive di tratti meta-filmici – ne sarà sorpreso e apprezzerà, una di volta di più una sceneggiatura capace anche di inanellare una discreta quantità di personaggi minori, coinvolti oppure no nel trauma primario, ciascuno plausibile nella propria individualità o nella propria reazione: dai genitori, alla titolare transgender della caffetteria, dall’avvocato difensore alla madre di Nina fino alla preside del college. Carey Mulligan – che ricordiamo recitare e anche cantare in A proposito di Davis dei fratelli Coen, ma anche in altri film, alcuni dei quali le sono anche valsi premi, fra tutti An Education, tratto da Nick Hornby, Non lasciarmi tratto da Kazuo Ishiguro e Suffragette di Sarah Gavron – è notevolissima nella sua capacità di alternare le varie sfaccettature del personaggio perverso, innamorato, dolente, annoiato. Per i Golden Globe se la dovrà vedere con Viola Davis (Ma Rainey’s Black Bottomhttp://www.close-up.it/nuovo-artico…), con Frances McDormand (Nomadlandhttp://www.close-up.it/venezia-77-n…, già Leone d’oro a Venezia 2020), Andra Day (The United States vs. Billie Holliday) e Vanessa Kirby (Pieces of a womanhttp://www.close-up.it/pieces-of-a-woman).


Promising Young Woman – Regia: Emerald Fennell sceneggiatura: Emerald Fennell; fotografia: Benjamin Kracun; montaggio: Frédéric Thoraval interpreti: Carey Mulligan (Cassie), Bo Burnham (Ryan), Alison Bree (Madison), Agata Kulesza (Irena), Cédric Kahn (Michel), Jeanne Balibar (Juliette); produzione: LuckyChap Entertainment, origine: Usa 2020; durata: 113’

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