Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani

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Sotto la volta liscia e abbacinante di Palm Springs, in California, sorge un nuovo sole: più precisamente, quello del 9 novembre di un anno qualunque in un punto qualunque del nostro spaziotempo. Nyles (Andy Samberg) si sveglia accanto alla fidanzata Misty (Meredith Hagner) e inaugura la solita concatenazione di fatti assolutamente irrilevanti chiamata routine. Quel 9 novembre, però, non è un giorno come tutti gli altri: già, perché Tala (Camila Mendes) e Abe (Tyler Hoechlin) celebrano il proprio matrimonio – un evento che, all’interno della comunità plastificata in cui la cinepresa ci proietta, non mette molto ad acquistare sfumature straordinarie. All’orrido quadretto non manca nulla: abbiamo le luci, le promesse, i genitori impettiti, la notte calda, i calici di vino, i centritavola, i discorsi imbarazzanti dei testimoni di nozze. Il cattivo gusto regna sovrano: è il momento perfetto per introdurre sul palcoscenico la nostra coprotagonista Sarah (Cristin Milioti), magrissima e allucinata sorella della sposa, pronta a condannare il lieto evento a suon di anatemi dal retrogusto artificialmente cinico. Non c’è bisogno di specificare che la ragazza e il suo finto scetticismo troveranno in Nyles un fedele alleato. Il cinema americano pullula di personaggi simili – è la prassi sociale: la futura moglie, il marito fedifrago, la parente zitella e il terzo incomodo regnano sovrani sull’obiettivo, scambiandosi amorose frecciatine. L’effetto è quello che si prova masticando una caramella alla frutta: il sapore amarognolo degli edulcoranti e dei dolcificanti non basta a rievocare l’aroma originale.

Fresco del diploma ottenuto presso l’American Film Institute, il giovane regista e sceneggiatore Max Barbakow debutta ai Golden Globes con una commedia tanto stravagante quanto scaltra, passata in anteprima alla scorsa Festa di Roma e ora visibile su Amazon PrimePalm Springs – – Vivi come se non ci fosse un domani è un film più astuto di quanto non possa sembrare a prima vista, perché s’immerge nei cosiddetti schemi fino ad alterarne il contenuto, dilatando e storcendo gli abituali cliché con il sadico scopo di ridurli a brandelli. Dopo la prima mezz’ora, infatti, il modello di partenza si sgretola, la patina dolciastra si scioglie e rivela la propria natura sintetica. Non riusciamo nemmeno a metabolizzare la scontatissima fuga di Sarah e Nyles dalla festa. La palpebra, già serenamente semichiusa, si apre di fronte al (fin troppo prevedibile) imprevisto: un cacciatore misterioso sbuca dai cespugli e, armato di arco e frecce, colpisce il ragazzo. Ferito a morte, quest’ultimo si trascina verso una caverna e scompare in un alone rosso. Sarah, ignorando gli avvertimenti (e chi l’avrebbe mai detto?), lo segue. Entrambi aprono gli occhi: è il 9 novembre di un anno qualunque in un punto qualunque del nostro spaziotempo. Presi alla sprovvista, ci chiediamo cosa diavolo stia succedendo in quella maledetta pellicola. È come se la Lola di Tom Tykwer e la Lucy di Peter Segal si fossero incontrate per caso e avessero deciso di prendere un aperitivo con Donnie Darko. Il risultato è talmente grottesco e strambo da essere addirittura… divertente? Così la solita concatenazione di fatti assolutamente irrilevanti chiamata routine – o commedia degli equivoci – ricomincia a scorrere copiosa, snodandosi in rivoli di ogni forma e dimensione, attraversando il terreno fin troppo fertile del Teen Movie fino ad inoltrarsi nella fantascienza deforme del terzo millennio (buona, forse, solo per YouTube).

Nel complesso, il film si prende gioco di noi, della nauseata insofferenza con cui rigiriamo fra le dita l’ennesima caramella alla frutta. Barbakow ci conosce, forse quella caramella ha nauseato anche lui, e si diverte a sfidare il nostro limite di sopportazione. È un po’ come se il regista si fosse messo nei panni della signorina Trinciabue e ci stesse rimpinzando di torta fino a farci esplodere. Su negativo si accatasta qualsiasi tipo di fotogramma: droghe sintetiche, storie d’amore, viaggi nel deserto, serial killer con vite da copertina, partite a biliardo, capre, fisica quantistica, dinosauri (sì, avete capito bene!). Nonostante l’amara ingordigia con cui divoriamo le immagini fruttate su grandi e piccoli monitor, Palm Springs riesce a sorprenderci – proprio perché non pretende di sorprenderci. In fondo, siamo tutti come Nyles e Sarah: annoiati, corrotti, assuefatti ad ogni genere di esperienza, ipocriti e morbosamente ancorati ad una realtà irreale. La cinepresa conosce ogni nostra mossa, che è anche la sua, e alza l’asticella con fare provocatorio: E ora, fino a dove siete disposti ad arrivare? Non vi basta? Ne volete ancora?


Palm Springs – – Vivi come se non ci fosse un domani – Regia: Max Barbakow; sceneggiatura: Andy Siara; fotografia: Quyen Tran; montaggio: Andrew Dickler, Matt Friedman; interpreti: Andy Samberg (Nyles), Cristin Milioti (Sarah Wilder), J. K. Simmons (Roy), Peter Gallagher (Howard Wilder), Meredith Hagner (Misty), Camila Mendes (Tala Anne Wilder), Tyler Hoechlin (Abraham Eugene Trent “Abe” Schlieffen), Chris Pang (Trevor), Jacqueline Obradors (Pia Wilder), June Squibb (Nana Schlieffen), Dale Dickey (Darla), Jena Friedman (Daisy), Tongayi Chirisa (Jerry), Conner O’Malley (Randy), Clifford V. Johnson (se stesso); produzione: Limelight Productions, The Lonely Island; origine: USA 2020; durata: 90’

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