Verso gli Oscar: OVER THE MOON

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In attesa della cerimonia degli Oscar, la notte del prossimo 25 aprile, cominciamo a scrivere sui film candidati che sino ad adesso non erano stati ancora recensiti dalla nostra redazione. Sperando così di fare un buon servizio (virtuale) ai nostri lettori. (G.Sp.)

Fei Fei è una ragazzina fortunata, cresciuta nella felice serenità di un paesino campestre sulle sponde di un fiume. Le sue giornate si dipanano fra il lavoro alla pasticceria di famiglia e le saghe materne snocciolate all’ombra delle notti di luna piena. Il coloratissimo mondo in cui vive la bambina è segnato dalle leggende che la mamma le racconta pettinandole con cura i lunghi capelli. La storia che più affascina la piccola è quella della Dea Chang’e, sospesa nel cielo scuro in attesa di ritrovare l’innamorato perduto. Nel giro dei primi dieci minuti, il quadretto è ovviamente destinato a spezzarsi (che avventura sarebbe altrimenti?): l’amorevole madre si ammala e scompare nel nulla, lasciando in dono alla figlia un minuscolo coniglietto bianco, ultima traccia della sua presenza su questa terra. Quattro anni dopo, il padre si risposa, infliggendo un’ulteriore crepa al prezioso idillio infantile che la protagonista tenta gelosamente di mantenere intatto. Over the moon- Il fantastico mondo di Lunaria (disponibile su Netflix) trasforma l’immaginario fiabesco tradizionale in fantasticheria quotidiana, donando ai suoi personaggi movenze e sfaccettature caratteriali tutt’altro che favolistiche. La Fei Fei adolescente pare quasi una sorta di Cenerentola ribelle trasformatasi in sorellastra, la futura matrigna Zhong parla come la fata turchina, il fratellastro Chin somiglia più ad una spalla comica che non ad un vero antagonista.

La pellicola di John Kars e Glen Keane mette in scena un universo vivacemente sovrabbondante, proteso verso uno spazio-tempo alternativo in cui gli eventi trasgrediscono e insieme ritrovano il proprio ordine prestabilito. Interessante notare come Keane riversi nella pellicola un’esperienza pluridecennale e dai tratti quasi leggendari: il suo curriculum, infatti, vanta intramontabili capolavori quali Taron e la pentola magica La sirenetta La bella e la bestia Aladdin Pocahontas Tarzan e il nuovissimo Rapunzel , senza contare le inquietanti peripezie di Bianca e Bernie , le atmosfere poliziesco-vittoriane di Basil e la perturbante versione disneyana del Canto di Natale di Dickens. L’elenco potrebbe protrarsi ancora per pagine e pagine, ma ritorniamo alle imprese di Fei Fei.

Rinchiusa nella sua comfort zone, la ragazza si rifiuta di superare il lutto materno e con esso la parentesi più puerile della sua giovane esistenza, respingendo ostinatamente qualsiasi intrusione esterna. Così si taglia alla bell’e meglio i capelli, costruisce un razzo e con esso prende il volo per la luna, decisa ad incontrare Chang’e, ma soprattutto a dimostrare al padre che si può sopravvivere senza mai crescere. Sul satellite l’aspettano il recente passato, l’infanzia allo stato puro composta da strane creature variopinte e imprevedibili, la prima adolescenza e i suoi miti triviali – se una volta questi ultimi passavano per il tubo catodico, adesso si muovono convulsi sullo schermo di uno smartphone o di un tablet. Come spesso accade nell’animazione (rigorosamente in CGI) del terzo millennio, realtà e magia si scindono con una brutalità che non lascia spazio nemmeno al più piacevole degli equivoci – un assioma che né Disney né tanto meno Miyazaki reggerebbero: certo, la luna di Kars e Keane è talmente meravigliosa e stravagante da fare invidia perfino a Méliès, ma essa non ci appartiene, o meglio, non ci appartiene più. Fei Fei balza da un mondo all’altro, dimenandosi fra la casa paterna e l’allucinato itinerario del proprio viaggio verso l’infinito e oltre.

Mai, però, le due dimensioni si toccano: l’interiorità rimane reclusa nell’animo umano, riaffacciandosi in superficie soltanto per alcuni brevi istanti e attraverso impercettibili dettagli. Alla fine, ci si chiede se ciò a cui abbiamo assistito sia accaduto davvero oppure no: ma l’espediente conclusivo del sogno ad occhi aperti delude sempre e risulta perfino un po’ irritante. Del resto, l’unico sonno dal quale ci risvegliamo volentieri è quello in cui sprofonda l’Alice di Carroll, e Fei Fei, con la sua immatura ingenuità, non le somiglia per niente. Ciò che purtroppo manca a questo bel lungometraggio (e, tutto sommato, a gran parte delle fiabe odierne) è l’accettazione dello straordinario nell’ordinario, è la riproduzione dell’incantesimo come pratica quotidiana, l’esibizione di una consapevole indifferenza nei confronti del sovrannaturale e la conseguente capacità di sorprendersi davanti alla vita e ai suoi automatismi. A Kars e Keane serve forse più coraggio: i bambini (che abbiamo 3 o 99 anni) non hanno costantemente bisogno di essere accompagnati.


Over the moon- Il fantastico mondo di Lunaria – Regia: Glen Keane, John Kahrs; sceneggiatura: Audrey Wells; interpreti: Cathy Ang (Fei Fei), Phillipa Soo (Chang’e), Robert G. Chiu (Chin), Ken Jeong (Gobi), John Cho (padre), Ruthie Ann Miles (madre), Sandra Oh (signora Zhong); produzione: Pearl Studio, Sony Pictures Imageworks, Netflix; origine: USA, Cina 2020; durata: 95’.

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