Festival di Venezia (2 settembre – 12 settembre 2026: Zoom In, Zoom Out di Dong Jie (Settimana Internazionale della Critica – Concorso)

Zoom In, Zoom Out. Dong Jie spinge sul contrasto tra vita e finzione, sulla ri-creazione di una memoria eterna che possa continuare a immagazzinare ricordi, cercando di mettere a nudo, al contempo, la volatilità delle relazioni umane.

Zoom In, Zoom OutIl giovane game designer Shi, mentre è impegnato a mappare la città con la sua macchina fotografica coglie sullo sfondo di un’istantanea la sagoma di Gao, il suo coinquilino scomparso. L’amico sembra essersi evaporato, ma nella sua stanza il computer è acceso e il suo avatar attende di  continuare a vivere nel mondo virtuale di Planet Omega. Per Shi il videogioco diventa l’unico possibile canale per cercare risposte e ritrovare l’amico.

Al suo esordio nel lungometraggio, il trentenne regista di Shanghai, Dong Jie sceglie la via dell’ “indagine immateriale”, andando alla ricerca di un corpo scomparso nella realtà, ma ancora presente nell’universo parallelo della tecnologia. Una caccia al dettaglio che racchiude nel suo stesso titolo (Zoom In, Zoom Out) il gesto di stringere e allargare l’inquadratura per passare rapidamente dai dettagli al totale e viceversa. Un lavoro non semplice per una persona abituata a interfacciarsi con gli schermi e la cui padronanza degli spazi del reale, con la loro consistenza, gli ingombri, i punti ciechi, risultano ambigui e sfumati. C’è nel protagonista Shi una evidente frustrazione nel non riuscire a ricondurre i dettagli all’interno di un quadro generale, costantemente braccato da un potenziale errore di sistema che (come Bug, il gatto che si aggira per casa) sembra materializzarsi per poi sparire altrove. In questa inadeguatezza del protagonista affiora il paradosso del contemporaneo che fatica a riconoscere luoghi, identità, situazioni al di fuori della loro inafferrabile imitazione. Percepirsi nel qui e ora è sempre più una faccenda complicata da accettare. Per questo vivere o morire (esistere o meno) possono assumere un’importanza secondaria, immersi, come siamo, in infinite replicazioni di noi stessi.

Dong Jie spinge sul contrasto tra vita e finzione, sulla ri-creazione di una memoria eterna che possa continuare a immagazzinare ricordi, cercando di mettere a nudo, al contempo, la volatilità delle relazioni umane che non appena colgono la possibilità di andare in profondità, ripiegano sul medium tecnologico, raffreddando i sentimenti e riducendoli a pura comunicazione virtuale. Ma se l’intento è manifesto, l’esito non brilla per freschezza. Zoom in, zoom out si muove lento e meditabondo, ripetitivo nel tornare all’origine del dramma, come se bastasse evocare lo scenario dell’evento catastrofico (una notte buia e tempestosa sulla spiaggia di Golden Beach) per dare spessore e pathos all’enigma. Lo stesso dicasi per le figure che ruotano attorno a Shi – valga per tutte la fidanzata anaffettiva di Gao, YY –: poco più che appendici del proprio universo digitale. Inoltre, il tentativo di Dong Jie di allargare il discorso e aprirsi a una denuncia del sistema capitalistico inserendo la figura di un rider buono e sfortunato, serve solo a confondere le acque e lascia lo spettatore decisamente indifferente.Zoom In, Zoom Out

Resiste invece l’impianto architettonico della storia che in Zoom in, zoom out passa da un livello all’altro facendo vibrare l’immagine ad ogni messaggio ricevuto dal cellulare di Shi: da quale lato della visione stiamo guardando? Shi sta controllando l’avatar di Gao o è il clone virtuale ad osservare la vita del gamer? In una scena girata dentro un planetario una voce racconta la curiosa storia di Nettuno, scoperto in seguito a un calcolo matematico necessario per comprendere l’orbita anomala di Urano: un pianeta scovato attraverso i numeri, ancora prima di certificarne forma e massa, una specie di incarnazione dell’invisibile. Come Gao, corpo perduto su una spiaggia, corpo vivo su quella stessa spiaggia. Nello stesso momento. Per sempre.


Zoom in, zoom out (Fa xian zhi lü)Regia: Dong Jie; sceneggiatura: Dong Jie; fotografia: Li Zhong; montaggio: Qin Yanan; scenografia: Yao Jiaqi; musica: Hank Lee; con: Sun Yang, Zhao Tian’ai; produzione: Cao Shanshan  per Do Something Films; origine: Cina, 2026; durata: 117 minuti.

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