37 Trieste Film Festival (16 gennaio – 24 gennaio): Fantasy di Kukla (Vincitore del Concorso)


Tre ragazze ventenni, legate da un’amicizia con tratti simbiotici, vivono come delle outsider in un imprecisato spazio urbano sloveno, caratterizzato da un’architettura brutalista e da un patriarcato sociale opprimente. L’incontro con Fantasy, una giovane donna trans più vicina di loro al cuore selvaggio dei propri desideri, cambierà le loro vite, spingendole ad esplorare sia la loro identità che la loro amicizia, in un viaggio che porterà una delle tre, Mihrije (la brava Sarah Al Saleh), che nel frattempo si innamora perdutamente di Fantasy, ad accompagnare quest’ultima fino in Macedonia per il funerale del padre.

Già oggetto di una serie di workshop internazionali, tra cui, nel 2022, il triestino WEMW, arriva al Trieste Film Festival, in concorso, il primo lungometraggio della giovane regista e musicista slovena Kukla, classe 1991, la quale a proposito del proprio esordio così ha raccontato: “l’idea mi è venuta per la prima volta circa 10 anni fa, mentre lavoravo a un video musicale in cui le protagoniste erano dei maschiacci in felpa grigia e andavano in moto… Quell’immagine delle ‘dimenticate’, con i loro abiti sformati e le code di cavallo basse, che in qualche modo rimanevano prigioniere delle loro famiglie e del loro ambiente perché non si adattavano alle rigide regole della femminilità nei Balcani patriarcali, mi è rimasta impressa nella mente e ha dato origine a una serie di ricordi e visioni, dalle vergini giurate (virdzinas), che sono una parte importante e complessa della storia dei Balcani, all’eredità della cultura ‘turbo folk’…”. Laddove il termine ‘turbo folk’ si riferisce al genere balcanico che, scavallando il solo ambito musicale, si è posto come un vero e proprio fenomeno di sottocultura di massa basato su populismo, consumismo e nostalgia mitica e revisionista – un po’ come il nostro berlusconismo.

37 Trieste Film Festival(16 gennaio - 24 gennaio): Fantasy di Kukla

La regista, con piglio deciso, mette insieme quindi la questione del genere e della diversità e le contraddizioni di una società attraversata da violenza e da quotidiane ipocrisie – dirette ad ottenere approvazione sociale o vantaggi miseri. Contraddizioni, tuttavia, che sembrerebbero endemiche alla natura umana, più che a un luogo specifico che seppur, almeno nella sua topologia e nei contorni, accentuato nella forma (comunque metaforica) del béton brut, di fatto rimane anonimo e sfuggente.

L’alchimia tra le quattro ragazze a volte funziona, altre no. Così come incerta appare la relazione tra le ragioni della narrazione e le sensazioni attivate dal paesaggio.

Oltre a una maggiore coerenza in alcuni raccordi del racconto, quello che sembra mancare, al pur interessante Fantasy, è probabilmente un lavoro più accurato sulla psicologia delle protagoniste, che da ragazze in cerca di una liberazione, man mano sembrano assumere la forma di strumenti di una regia preoccupata a sviluppare una tesi o ad arrivare al climax con tutta la (notevole) scenografia e la musica al posto e ai tempi giusti. Anche se questo rimanere a tratti sulla superficie degli eventi, potrebbe corrispondere, invece, a una precisa scelta registica ed estetica proveniente dall’esperienza maturata da Kukla con i videoclip, un ambito in cui la narrazione segue spesso un andamento sincrono, se non subordinato, al suono, ai toni cromatici e alle atmosfere, e in cui le rappresentazioni simboliche sono dirette ad suscitare un forte e immediato impatto emotivo e le immagini iconiche a sollecitare in modo multisensoriale lo spettatore.
Tuttavia rimane la sensazione di non riuscire a partecipare alle esitazioni e ai frammenti che animano il cuore di ciascuna delle ragazze. Non tanto escono fuori le singolarità, insomma, inclusa la natura oscillante, e dunque queer, dei desideri e dei pensieri, quanto piuttosto la repentina recisione delle identità sociali – esemplare la sequenza/metafora nel cimitero. Un gesto un po’ brutale (anch’esso), che non rende giustizia della complessità che movimenta la costellazione implicata nel viaggio della scoperta e della trasformazione del sé.

Fantasy – Regia e sceneggiatura: Kukla; fotografia: Lazar Bogdanovic; montaggio: Lukas Miheljak; musica: Relja Cupic; scenografia: Maja Savc; costumi: Damar Rakovic; interpreti: Sarah Al Saleh, Alina Juhart, Mina Milovanovic, Mia Skrbinac; produzione: December; origine: Slovenia/ Macedonia del Nord, 2025; durata: 98 minuti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *