Return to Silent Hill di Christophe Gans


Quando, qualche settimana, a proposito di Five Nights at Freddy stilammo una (brevissima) lista di titoli cinematografici tratti dai videogiochi, citammo volutamente quelli con ambientazione horror, dimenticando, però, di ricordare Silent Hill.

L’universo videoludico e le sue tante ramificazioni, in larga parte, per chi scrive, costituiscono un vero e proprio ginepraio, di norma poco frequentato, anche se, ironia della sorte, proprio il primo adattamento del 2006, del videogioco Konami, diretto dal francese Christophe Gans, sia stato uno dei pochi titoli presi al tempo in considerazione.

Venti anni, un sequel cinematografico del tutto trascurabile nel 2012, e innumerevoli altri capitoli videoludici dopo, ecco dunque fare ritorno in sala il franchise horror ambientato nella nebbiosa città di Silent Hill. Impegnato dietro la macchina da presa ritroviamo proprio Gans, che allora molto si spese per veder realizzato il sogno di un film basato su questo videogame di grandissimo successo. Questa volta, alla base del nuovo script vi è Silent Hill 2, probabilmente il capitolo maggiormente acclamato dai fan della serie e che, non a caso, nel 2024 ha beneficiato anch’esso di un Remake.

James Sunderland (Jeremy Irvine) è un pittore il cui stile di vita è piuttosto discutibile, abusando egli di alcool e droghe. Mentre attraversa in auto un maestoso paesaggio montano, in un momento di distrazione, per poco non rimane coinvolto in un brutto incidente stradale, rischiando anche di investire l’ignara Mary (Hannah Emily Anderson), ferma alla fermata di un autobus. Pentito di avergli “rovinato la giornata”, l’uomo si offre di riaccompagnarla nella città dove vive, Silent Hill, appunto. Ne nasce un amore, con il passato familiare di lei, e degli amici alquanto bizzarri, a incombere come una scure sui destini di entrambi.

Return to Silent Hill di Christophe Gans

Qualche anno dopo ritroviamo James in un bar a ubriacarsi, mentre viene chiamato al telefono dalla sua psicologa M (Nicola Alexis), che lo esorta a prendere seriamente il proprio cammino di riabilitazione psicologica, lasciandosi finalmente il passato alle spalle. Da questo episodio intuiamo che il rapporto tra i due amanti si sia interrotto nel peggiore dei modi e che l’uomo senta gravare sulle proprie spalle un insostenibile senso di colpa per quanto accaduto. Tornato a casa, James trova una misteriosa lettera sotto la porta: è stata scritta da Mary che lo invita a cercarla, tornando a Silent Hill per recarsi nel loro “posto speciale”. A James non serve altro per salire in macchina e giungere nei pressi della città, che però risulta irraggiungibile per l’interruzione della strada. Non perdendosi d’animo, James attraversa quindi a piedi la fitta foresta che lo separa dalla città e dalla sua amata. Durante il suo lento peregrinare, prima nel bosco e poi in città, ha modo di incontrare diverse misteriose figure femminili: Angela che lo diffida a proseguire il suo viaggio, la giovane Laura (Evie Templeton) che, al contempo, lo aiuta e lo ostacola nella sua ricerca, e, infine, la conturbante Maria, in tutto uguale all’ex amore. Assieme a loro dovrà sfuggire dai pericoli della città maledetta e dalle schiere di mostri che ne popolano le strade: le inquietanti e dinoccolate Bubble Head Nurse, i Patient Demon e, ultimo ma non ultimo, il famigerato Red Pyramid head (Robert Strange). Nel mezzo di questo scenario da incubo, che diviene ancor più pericoloso al calar del sole, man mano che la vicenda prosegue, il nostro inizia lentamente a recuperare i ricordi, facendo riaffiorare i traumatici trascorsi della coppia.  James riuscirà a riabbracciare Mary, senza morire o perdere definitivamente la ragione?

Ad affiancare Gans alla sceneggiatura, in questo nuovo capitolo (da considerare più un episodio stand alone, forse un reboot, piuttosto che vero e proprio sequel), al posto del ben noto Roger Avary, troviamo William Josef Schneider (già sceneggiatore del non esaltante remake di  The Crow – Il corvo del 2024)  e Sandra Vo-Anh che con Gans aveva già collaborato per La bella e la bestia nel 2014. Assieme, i tre imbastiscono una sceneggiatura piuttosto fedele al secondo capitolo del videogioco, uscito per Play Station 2 nel 2001. Gli omaggi e gli inside joke, che al gioco rimandano, sono numerosi, a partire dall’utilizzo della soggettiva nella sequenza del bar e le numerose inquadrature in plongée – che restituiscono bene la sensazione di visualizzare i soggetti come se fossero collocati all’interno di una mappa -, senza dimenticare il lavoro calligrafico di ricostruzione dei luoghi ove l’azione del gioco si sviluppa (il bagno dove James si trova poco prima di iniziare la sua ricerca, il bosco nebbioso attraverso cui corre e i successivi ambienti cittadini  all’interno dei quali la trama si dipana: il Wood Side, l’ospedale Brookhaven, il Lakeview Hotel). Per nostra fortuna, tuttavia, il film non ambisce solamente al puro guilty pleasure, al rimando onanistico per i cultori della serie.

Return to Silent Hill di Christophe Gans

Come per il primo capitolo, l’atmosfera cupa e disturbante, malata e senza possibilità di redenzione, fa il paio con la discesa nei recessi della psiche distorta dei protagonisti. Allora, nel 2006, a venire messa sotto l’obiettivo era l’ossessione, di matrice puritana, per una morale ferrea e senza macchia, che tracimava nel fanatismo.  Un cuore tematico, quello dei fanatismi religiosi, della purezza e del peccato, che risulta centrale anche oggi (“la droga che ha assunto per anni ha annullato la sua libertà”),  e che si innesta su ulteriori riflessioni che attengono ai sensi di colpa, ai conflitti irrisolti e al rimosso che caratterizzano la psicologia sociale di parte delle società occidentali. Il viaggio nelle viscere della città “marcia”, è ovviamente anche un viaggio nella memoria e nella psiche frammentata e distorta dei suoi protagonisti, in un gioco di specchi, una mise en abyme transmediale, le cui suggestioni partono dal cinema per arrivare al videogioco, per tornare di nuovo al cinema e alla letteratura.  Lovecraft, Burroughs, Kubrick, Carpenter, Cronemberg, Peele, Polanski, giù fino a Scorsese, sono le molte, troppe, coordinate attraverso cui è necessario orientarsi. Il tentativo, ovvio, è quello di innestare riferimenti culturali alti all’interno di un prodotto dichiaratamente “pop”, ma occorre domandarsi se questo sia sufficiente per fare di questo film un’opera che soddisfi i palati più o meno fini di appassionati e non.

Probabilmente no, ma crediamo che in fondo si tratti di un problema non dirimente per Gans e il suo staff, che ha avuto il merito di riportare alla luce, ancora una volta, le strade oscure e malate di Silent Hill.

In sala dal 22 gennaio 2026.


Return to Silent Hill – Regia: Christophe Gans; Sceneggiatura: Christophe Gans, William Josef Schneider, Sandra Vo-Anh (tratto dal gioco Silent Hill 2); fotografia: Pablo Rosso; montaggio: Sébastien Prangère; musica: Akira Yamaoka; interpreti: Jeremy Irvine, Hannah Emily Anderson, Robert Strange, Evie Templeton, Pearse Egan, Eve Macklin; produzione: Victor Hadida, Molly Hassell, David M. Wulf; origine: Francia/ USA, 2026; durata: 106 minuti; distribuzione: Midnight Factory.

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