Strappare lungo i bordi

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L’attesa è oramai finita. Zerocalcare (cfr. il nostro approfondimento: https://close-up.info/la-coerenza-di-michele-rech-in-arte-zerocalcare/) arriva finalmente sul grande schermo con una serie pronta a incantare i sui fans e non solo, dai più giovani ai più adulti, fruibile direttamente su Netflix a partire dal 17 novembre: Strappare lungo i bordi.

Due degli episodi, della durata di 15′ l’uno, sono stati proiettati alla Festa del Cinema di Roma riscuotendo un feedback più che positivo, tra leggerezza e riflessioni. Perché il punto di forza di Zerocalcare è proprio quello: far riflettere a partire da piccolezze quotidiane, dalle digressioni apparentemente più bizzarre, dal fumetto sino al film d’animazione. Ed ecco che lo spettatore si ritrova sullo schermo un simpatico Michele Rech (il vero nome di Zerocalcare) che in un romanaccio rapido e incalzante, simula le voci di altri personaggi per spiegare in maniera più realista e credibile le mille storie, anche divertenti, che riguardano se stesso e i personaggi che gli ruotano intorno. Fa eccezione Armadillo, doppiato dal bravo Valerio Mastrandrea, che modula sapientemente la sua voce.

Ed è proprio con la periferia di Roma che si apre il primo episodio della serie: sbucano le fermate della metropolitana e dell’autobus di Rebibbia e Ponte Mammolo. Il nobile tentativo  dell’artista è, infatti, quello di dipingere i margini della Capitale non solo criminale, ma piena di vita e arte. Seguono poi i ricordi dell’infanzia, che si intrecciano con quelli dell’adulto.

La forza della sceneggiatura risiede sicuramente proprio in questo: intrecciare flashback a istanti contemporanei per tirar fuori associazioni talvolta bizzarre e quasi surreali, ma piene di vita e realtà. Ed ecco che il protagonista si rivolge direttamente allo spettatore tirando talvolta in ballo Nietzsche, Hitler, episodi storici. Il montaggio dai tempi rapidi consente, poi, di dare una coesione all’innumerevole materiale visivo e sonoro, vista la gran quantità di dialoghi presente.

Ne vien fuori una sorta di collage in cui ci ritroviamo, dunque, a seguire il filo del discorso di Zerocalcare con entusiasmo e curiosità, nonostante l’innegabile grande velocità del racconto che apparentemente potrebbe risultare un problema. Essa, tuttavia, avvalora ulteriormente gli attimi di riflessione e introspezione che sbucano qua e là all’interno del film ed è perfettamente in linea col personaggio tormentato, a tratti ansioso, comunque piacevole ed ironico. La considerazione degli stranieri, il senso di responsabilità nel bambino e nell’adulto, le differenze tra il mondo maschile e quello femminile, l’uso spropositato della tecnologia, la necessità di rallentare nella vita, sono solo alcune delle tematiche che la storia tira in ballo.

Lo spettatore, minuto dopo minuto, si ritrova dunque a “strappare lungo i bordi” e a procedere nel racconto, immedesimandosi talvolta nel personaggio e interrogandosi concretamente su quello che l’artista vuole comunicare con una forma di comunicazione complessa ma anche ben riuscita.
Dal 17 novembre su Netflix

Strappare lungo i bordi – regia: Zerocalcare; soggetto: Zerocalcare; sceneggiatura: Zerocalcare; character design: Elisa Tulli; direzione artistica: Erika De Nicola, Alessio Giurintano, Massimo Montigiani; musiche: Giancane; studio doppiaggio italiano: Sound Farm 999; voci: Zerocalcare, Valerio Mastandrea; produttore: Netflix; studio: Movimenti Production, Bao Publishing, DogHead Animation Studio; origine: Italia, 2021; n. episodi: 6; durata: 16-21 minuti ciascuno; distributore: Netflix

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