Festival di Venezia (2- 12 settembre 2026): Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo di Francesca Archibugi (Giornate degli Autori – Eventi speciali) – Un affare di famiglia empatico e istruttivo

Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo. Voto ***(*). Reduce dal recente Illusione, alle Giornate degli Autori Francesca Archibugi presenta il documentario  Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo, dedicato alla celebre teorica e figura radicale del femminismo italiano.


«Non bisogna dimenticare che i critici hanno tutti una sceneggiatura nel cassetto che sperano diventi un film; sono un po’ tutti frustrati.» Così parlò Franco Nero al microfono di Hakim Zejjari che lo ha intervistato di recente per la rivista Fabrique du Cinéma, a proposito della ferocia con la quale la critica cinematografica lo ha da sempre bistrattato, mentre egli si fregiava di successi e benemerenze globali, diventando una sorta di divo dei due mondi. Questa battuta risentita fa il paio con quella più cinica e tagliente attribuita a un altro grande bistrattato del nostro cinema, Dino Risi, che soleva celiare così: «Leggo le recensioni dei critici mentre vado in banca a contare i soldi.»

Lo scrivo perché, a parer mio, la critica cinematografica si arroga troppo spesso il diritto, un po’ abusivo, di rilasciare patenti di bontà estetica e talvolta di legittimità etica nel valutare i film. Beninteso, il critico – lo dice la parola stessa – ha giustamente il compito di criticare, ma non dovrebbe mai farlo con l’autocompiacimento talvolta sadico del professore di liceo che boccia e promuove, assolve e più spesso condanna, mutandosi da recensore a Re-censore.

Il discorso è naturalmente ben più ampio, ma mi ritorna in mente dovendo recensire il nuovo film di Francesca Archibugi, la cui opera precedente, Illusione fu accolta, al Bif&st e non solo, con una crudeltà a mio avviso ingiustificata. Salvo non ci si trovi di fronte a operazioni biecamente commerciali (e nessun titolo del corpus filmico di Archibugi rientra in tale categoria), le pellicole sono il frutto di un lavoro complesso che chiama direttamente in causa l’arte, e meritano sempre il rispetto di chi si accinge a giudicarle, a mio sommesso avviso.

Ciò premesso, si può passare senz’altro indugio a raccontare il nuovo lavoro della regista, un ritratto storico della critica d’arte e intellettuale femminista Carla Lonzi intitolato Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo, presentato in anteprima mondiale come Evento Speciale alle Giornate degli Autori 2026, nel corso della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

«L’eguaglianza è una mistificazione giuridica, non dobbiamo chiedere di essere uguali all’uomo perché l’uomo è il termine della nostra esclusione.» — Carla Lonzi

Il legame sentimentale tra la regista e il musicista Battista Lena – legati fin dai tempi del liceo e genitori di tre figli – si intreccia profondamente con la genesi del documentario: Battista Lena è infatti il figlio di Carla Lonzi. Nelle sue note di regia, Archibugi ha confessato di aver conosciuto la Lonzi proprio in quel periodo, affrontando il timore reverenziale di dover piacere alla madre del ragazzo che sarebbe poi diventato suo marito; Lena, appunto, compositore delle colonne sonore di quasi tutti i film della moglie, incluso questo.Carla Lonzi dentro e fuori dal mondo

Nel documentario, Lena veste i panni di un vero e proprio Virgilio, guidando la macchina da presa per il mondo a intervistare i testimoni sopravvissuti, a partire dallo zio e fratello della protagonista, Vittorio Lonzi. Queste testimonianze punteggiano l’ordito drammaturgico dell’opera, venendo sapientemente contrappuntate da preziosi materiali d’archivio con cui dialogano in modo assai proficuo, inclusi i commoventi repertori delle femministe storiche in lotta contro le sovrastrutture patriarcali del ‘68 e dintorni.

A rendere il ritratto ancora più intimo interviene Ludovica Lena, figlia di Battista e della stessa Archibugi, conferendo alla pellicola una forte impronta familiare. Come spiega la regista, la speranza è che questa prospettiva ravvicinata renda il film più emotivo, trovando il giusto equilibrio tra riserbo e slancio affettivo per far dialogare i pensieri contemporanei con la voce di Carla, quasi fosse ancora tra noi, facendola riscoprire anche a chi non l’ha conosciuta. E il documentario Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo, sorretto da una passione sincera e da questa contiguità affettiva, centra pienamente l’obiettivo, sollevando interrogativi di straordinaria attualità dopo la risorgenza delle istanze femministe nell’era del post Me Too e la ridefinizione dei rapporti di genere.

Di fondamentale importanza, in tal senso, è la riproposizione nei locali della nuova Casa delle donne “Lucha y siesta” dei materiali d’archivio dedicati ai leggendari gruppi di autocoscienza femminista in cui la Lonzi teorizzava la centralità della coppia aperta e dei rapporti di gruppo rispetto alle costrizioni del legame a due, sviscerando la storica dicotomia tra identità e differenza all’interno del movimento.

Come scriveva la stessa Lonzi in Sputiamo su Hegel, l’eguaglianza è un principio giuridico che tenta di colonizzare l’esperienza femminile, mentre la “differenza” rappresenta un principio filosofico che rifiuta la sottomissione e nega l’uomo come archetipo dell’essere umano. Tale riflessione, approfondita nel celebre testo del 1971 La donna clitoridea e la donna vaginale, mirava a scardinare il condizionamento patriarcale e freudiano, contestando sia l’imposizione del coito vaginale come unico atto sessuale legittimo, sia la conseguente svalutazione del piacere clitorideo femminile.

Nel percorso narrativo trovano spazio anche i sodalizi e le amicizie fondamentali della protagonista: dai legami con Marisa Volpi e Carla Accardi fino al rapporto viscerale con Pietro Consagra. Pur potendo intraprendere una brillante carriera accademica sotto l’ala protettrice del celebre Roberto Longhi – uno dei più grandi e influenti storici e critici d’arte del Novecento, col quale la Lonzi si laureò con 110 e lode – Carla scelse di dedicarsi alla critica d’arte mossa dal desiderio di stare a contatto vivo con gli artisti. Un’attività vissuta non come fredda analisi, ma come intenso pretesto d’incontro umano e sociale, che l’avrebbe condotta naturalmente verso la militanza femminista.

Con la fondazione, nel 1970, del movimento Rivolta Femminile insieme a Carla Accardi e Elvira Banotti (la nota giornalista passata alla storia anche per aver affrontato Indro Montanelli in televisione circa le sue nozze con la sposa bambina eritrea di appena dodici anni – drammatico frammento presente nel film) la Lonzi trovò finalmente quell’autenticità cercata invano altrove, decretando al contempo il proprio drastico e violento distacco dal mondo dell’arte, giudicato irrimediabilmente malato di autoreferenzialità e narcisismo borghese.Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo

Questa profonda ricognizione nel pianeta Lonzi si chiude con un audace e spiazzante abbattimento della quarta parete: nel sottofinale, la stessa regista entra in scena nei panni della “fidanzata del Tita” (il nomignolo con cui Battista Lena veniva chiamato affettuosamente dalla madre), accettando di mostrarsi in prima persona in un’inquadratura timida e indifesa, a suggello dell’estrema intimità del ritratto.

«Questo libro non intende proporre un feticismo dell’artista – scrive Carla Lonzi introducendo il suo Autoritratto – ma richiamarlo in un altro rapporto con la società, negando il ruolo e perciò il potere del critico in quanto controllo repressivo sull’arte e sull’artista, e soprattutto in quanto ideologia dell’arte e degli artisti in corso nella nostra società.» Col che – ci pare – il cerchio del nostro ragionamento si chiude.

Concludendo, se proprio ci si chiede di metterci in cattedra, beh a noi Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo è piaciuto tanto anzi parecchio anche se poteva tranquillamente durare un quarto d’ora di meno. E quindi vediamo… ecco, sì: bene, bravo, 7+! Cioè: bene, brave, 7+!


Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo Regia, soggetto e sceneggiatura: Francesca Archibugi; fotografia: Daria D’Antonio; montaggio: Jacopo Quadri, Isabella Guglielmi; musica: Battista Lena; interpreti: Battista Lena, Vittorio Lonzi, Nanni Moretti, Laura Iamurri, Ludovica Lena; produzione: Domenico Procacci, Laura Paolucci per Fandango, Luce Cinecittà con Rai Cinema; origine: Italia, 2026; durata: 90 minuti; distribuzione: Fandango

 

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