Festa del cinema di Roma (15-26 ottobre 2025): Ni primera ni dama di Barbara Cupisti

Le prime immagini del documentario Ni primera ni dama ci restituiscono la sagoma solitaria e sfuocata di una donna che si staglia contro la luce del sole. È la sottile figura dell’attivista cilena Irina Karamanos, una personalità che la regista italiana Barbara Cupisti cerca di mettere a fuoco per noi nel corso di questo delicato ritratto filmico. Per farlo la regista ci porta indietro nel tempo di qualche anno grazie a immagini di repertorio. Siamo in Cile nell’ottobre del 2019. Nella capitale Santiago sono scoppiate delle proteste contro l’aumento dei biglietti della metropolitana e che, ingranditesi fino a sfociare in manifestazioni a livello nazionale contro il caro vita, finiscono per provocare numerosi scontri con le forze dell’ordine. Ma lo scontento, che coinvolge tutta la popolazione, riguarda più in generale la necessità urgente di un processo di riforme sociali che rivedano fra le altre cose una nuova Costituzione, il costoso sistema sanitario, il riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni e di tutte le minoranze.

In questa situazione di scontento ed instabilità nel 2022 viene eletto a capo del governo il giovane Gabriel Boric, che con i suoi trentacinque anni, è il più giovane presidente eletto nel mondo. Festeggiato come il leader più progressivo e di sinistra della storia del Cile dai tempi di Salvador Allende, su di lui si riversano le aspettative di cambiamento e rinnovamento di tutto il paese.

Irina Karamanos, giovane antropologa e militante femminista, si ritrova a dover assumere, accanto al suo compagno e nuovo presidente Gabriel Boric, il tradizionale ruolo di First Lady. Titolo che, dapprima accettato con riluttanza, l’attivista mantiene per un solo anno: il tempo necessario per ripensare, riformare, disfare nelle sue fondamenta questo privilegiato ruolo di rappresentanza, per poi infine spogliarsene simbolicamente. Con atto ufficiale consegna, infatti, al Ministero dell’Istruzione i compiti di rappresentanza che le spettano tradizionalmente e infine rinuncia alla posizione. Con grande coraggio e determinazione Irina Karamanos contesta l’autorità di primera dama in quanto, a differenza del presidente, non democraticamente eletta dal popolo e quindi di per sé una posizione di potere senza alcun consenso dal basso. Allo stesso tempo, proprio servendosi del suo stato di First Lady, cerca di indirizzare la politica cilena verso una società più inclusiva e più aperta alle minoranze. Per l’attivista è una questione di onestà ripensare un incarico, una posizione che non corrisponde più all’attualità dei tempi e basata sulla costruzione binaria (uomo-donna), e quindi antiquata, della società. Nel film, inoltre, la regista dedica brevi parentesi ad altre due attiviste conosciute da Irina Karamanos che vanno ad arricchire il panorama femminista cileno: la giovane influencer scientifica Anabelee Araneda Donoso e l’attivista trans Nicola Iris Vilander Gajardo.

A partire da immagini di repertorio che ci mostrano l’attivista nelle sue mansioni politiche pubbliche, nel documentario di Cupisti, per quanto tratti temi prettamente politici, prevale uno sguardo intimo e privato, attento ma senza essere invasivo, della quotidianità semplice, malinconica, quasi ascetica, della ‘quasi mai stata’ primera dama. Di modo che ancor più risaltano le sue ferme convinzioni e il suo attivismo partecipativo, la sua presa di posizione rivoluzionaria. Per quanto l’intimismo del film ricalchi inevitabilmente il bisogno di privacy ricercato da Karamanos. Infatti, la sua scelta così audace e progressiva, non è stata compresa in un paese prevalentemente conservatore come il Cile, ed anzi, ha innescato una campagna mediatica di delegittimazione nei suoi confronti. La sua coraggiosa decisione è stata definita come un mero  intento di protagonismo ed egocentrismo, trasformando quindi la critica politica ad una istituzione in un attacco personale rivolto esclusivamente alla donna Irina Karamanos.

Ni primera ni dama rivela sottilmente in quale clima di violenza di genere spesso si ritrova vittima una donna che cerca di fare carriera politica, o ha semplicemente un’immagine pubblica, in balia del costante tentativo di delegittimare il suo operato da chi è ostile ad una gestione femminista del potere. Poco viene detto, ma solo accennato, sulla depressione sofferta dall’attivista a causa di questa campagna mediatica e le difficoltà incontrate dopo che il suo volto ha subito l’esposizione e il linciaggio pubblico.

Allo stesso tempo il documentario, che riflette indirettamente le prese di posizione dell’attivista, se da una parte sottolinea e mette in risalto le politiche di inclusione raggiunte dal Governo di Boric anche grazie all’opera (simbolica, certo) della First Lady, come appunto far alzare il  31 marzo, nella Giornata della visibilità Trans la bandiera LGBTQIA+ al Parlamento, raccontato appunto come uno dei momenti di maggior apertura democratica, dall’altro e all’opposto, sottolinea pure la negazione di un possibile attivismo a livello tradizionale e istituzionale.

Barbara Cupisti ritrae una figura rara nella politica di oggi, che vede nella propria onestà intellettuale, nella coerenza e nel rispetto delle proprie idee, e proprio in forza di queste, l’impossibilità di scendere ad un compromesso con le istituzioni, proprio perché radicate nella tradizione. Rimane il quesito, al quale nel film si accenna solo di passaggio, che in politica le poltrone siano altri a prenderle al posto di chi vi rinuncia, e di solito si tratta di chi ha meno cura di porsi dubbi sull’eticità del potere, e semplicemente le occupa. Vedremo cosa succederà alle ormai prossime elezioni presidenziali cilene dove una rimonta politica della destra minaccia la candidata di sinistra nella successione dell’uscente Presidente Boric.


Ni primera ni dama – Regia: Barbara Cupisti, sceneggiatura: Barbara Cupisti, Barbara Meleleo; fotografia: Sandro Bartolozzi; montaggio: Piero Lassandro; musica: Tommaso Gimignani; interpreti: Irina Karamanos Adrian, Maria Ines Solimano, e la partecipazione de I ragazzi e le ragazze di Congreso Futuro, Nicola Iris Vilander Gajardo, Anabelee Araneda Donoso; produzione: Clipper Media, Rai Cinema; origine: Italia/Cile 2025; durata: 90 minuti; distribuzione: Clipper Media.

One thought on “Festa del cinema di Roma (15-26 ottobre 2025): Ni primera ni dama di Barbara Cupisti

  1. Bellissimo documentario di una regista che non delude mai, sempre originale e con uno sguardo attento e fuori dal comune! Letteralmente straordinaria!

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