Festival di Locarno 2026 (5-15 agosto): Hearing di Lê Bảo (Concorso)

Hearing. Voto ***(*). Un film ostico ma coraggioso, opera seconda del vietnamita Lê Bảo, sul valore del silenzio e della solitudine nel mondo di oggi.

«Il film nasce dalla nostalgia dei miei genitori, dei piatti semplici di mia madre e di Saigon, mia amata città natale. Parla di persone che si amano ma nascondono la tenerezza, incapaci di esprimere quello che hanno dentro». (Lê Bảo)

Come da titolo, Hearing  (titolo internazionale dell’originale Thính Giác) si concentra più sui suoni che non sulla narrazione, perciò si potrebbe definire come un lavoro più “audio” che tradizionalmente “audiovisivo”. Intendiamoci: anche i dialoghi scarseggiano, il film non è del tutto muto, perché la mancanza del parlato è compensata da molti suoni e rumori naturali.

Hearing inizia con un personaggio, Ninh (Nguyễn Quốc Tuấn), che sta installando un rilevatore di decibel in un ristorante vietnamita. È quello il suo lavoro, lo fa per i privati e gli spazi pubblici, e in questo modo osserva e misura il silenzio che pesa sulle relazioni delle persone.

Il protagonista ha nostalgia dei figli e dell’ex moglie, è costretto a vivere con la madre (Ngọc Tản), una donna separata che le poche volte che apre la bocca, ricorda il suo ex marito. Ninh vorrebbe che i due si riconciliassero, ma si ritrova solo e vanamente a fare la spola tra le differenti case dei genitori

Man mano che i livelli sonori aumentano nel suo lavoro e nella vita, l’uomo inizia ad avere paura di perdere i contatti con coloro che ama. La storia presenta una situazione paradossale: Ninh trascorre la vita misurando i suoni, ma non può misurare quanta solitudine c’è dentro una stanza senza parola.Hearing

Hearing non è un film che rimanda all’udito come fatto fisico ma si occupa piuttosto di capire l’importanza dell’ascolto. Il silenzio può essere certo pace, ma anche distanza o incapacità di parlare.

Alla sua seconda prova dopo una serie di cortometraggi e il brillante debutto con Vị /Taste al Festival di Berlino del 2021, il vietnamita Lê Bảo si segnala ancora una volta per il coraggio della sua (ardita) proposta cinematografica.

Il giovane regista (classe 1990) è riuscito a trasformare i silenzi dei protagonisti in materia drammatica, così che quanto non riescono a comunicare tra loro diventa più prezioso e interessante che non ascoltare dei dialoghi. Proprio per la mancanza di quest’ultimi, il film potrebbe risulta un po’ lento ad uno spettatore svogliato ma qui sta proprio la natura di questa proposta cinematografica. Essa lavora a livello di immagini e suoni, veramente misurabili, dove è in grado e riesce a suscitare delle intense emozioni e dove il suono stesso a narrare la storia.

Hearing ci lascia infine con una domanda aperta: Il mondo oggigiorno può misurare quasi tutto, suoni incluso, ma come si quantificano la nostalgia, il dolore, e il bisogno di riconciliazione?  Chissà?


Thính Giác  (Hearing) Regia e sceneggiatura: Lê Bảo; fotografia: Nguyễn Vinh Phúc; montaggio: Carlo Francisco Manatad, Dounia Sichov; interpreti: Nguyễn Quốc Tuấn, Ngọc Tản, Vân Hà, Chí Linh, Khánh Huyền; produzione: E&W Films; origine: Singapore/ Vietnam/ Norvegia/ Francia/Indonesia/ Arabia Saudita/ Cambogia/ Thailandia/ Taiwan, 2026; durata: 128 minuti.

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