La coproduzione franco-belga Il dono più prezioso, ultimo film realizzato dal regista francese Michel Hazanavicius e presentato in anteprima in Concorso a Cannes due anni fa, è tratta da un racconto – una favola per bambini – dello scrittore francese Jean-Claude Grumberg. La storia ci riporta all’orrore della Shoah vista con gli occhi di coloro che Primo Levi avrebbe messo fra i ‘salvati’; quindi, una prospettiva opposta a quella dei carnefici, che invece aveva scelto di mostrarci il regista Jonathan Glaser nel suo premiato La zona di interesse, e presentato sempre in Concorso a Cannes l’anno prima.
L’insolita trasposizione è un debutto nel mondo dell’animazione per il regista di The Artist e, nonostante l’enorme produzione cinematografica sul tema dell’Olocausto, esistono pochi cartoni animati che se ne occupano e quelli esistenti sono pensati più ad uso scolastico. Fra le rare uscite ad un festival, ricordiamo il cortometraggio di produzione italiana La stella di Andra e Tati del 2018 per la regia di Rosalba Vitellaro e Alessandro Belli sulla storia della deportazione delle sorelle Bucci ad Auschwitz, che è stato il primo film d’animazione europeo sull’Olocausto, presentato al Festival del cinema per bambini di Chicago. Nonostante la forte stilizzazione delle figure Il dono più prezioso si presta pure ad essere usato come strumento didattico nelle scuole, ma Hazanavicius parte da interessi ben diversi, più artistici e soprattutto morali. Sebbene, a differenza del cortometraggio, Il dono più prezioso non sia una storia realmente avvenuta, il vagone numero 45 partito da Drancy l’11 novembre del 1942 con a bordo il nonno dell’autore è veramente esistito, così come altri tragici destini, che partiti in altri vagoni merci, hanno ispirato la storia.

Il dono più prezioso di cui parla il titolo, altro non è che la vita di una neonata, di cui non verremo mai a conoscere il nome durante la storia, che per amore il padre praticamente lancia dal vagone merci in corsa, in pieno inverno, avvolta solo in un tallit (lo scialle da preghiera ebraico). Rischiandone così la vita, la salva da una morte ancora più certa nel campo di concentramento, la stazione e mèta finale, dove il treno li sta portando. La storia narra appunto di questa scelta, o non scelta d’amore, di un padre di cercare di salvare almeno uno dei due neonati gemelli, con i quali lui e la moglie e altri prigionieri ebrei stanno viaggiando su un treno in direzione di Auschwitz. La neonata viene raccolta da una povera taglialegna che la accoglie come un dono di dio e se la porta a casa, nella foresta. Anche il marito taglialegna, dopo alcune iniziali incertezze, si trova a difendere, con la sua stessa vita, la bambina dal pregiudizio antisemita che opprime e soffoca il senso di umanità nei singoli individui della comunità.
Lo stile da graphic novel (le tavole animate imitano la tecnica dell’acquerello) realizzato da Hazanavicius è grezzo e legnoso – quasi a sottolineare non solo la situazione di povertà, che equivale nel film anche a povertà d’animo, ma anche di generale mancanza di umanità – dove le figure si muovono lentamente e i dettagli dell’ambientazione sono volutamente evitati. Sia nel libro, come anche nel film, la forma breve della novella, inoltre, non lascia spazio a descrizioni inutili che altererebbero (forse addolcirebbero?) la cruda realtà dei fatti: si sente la fame, si percepisce il freddo, si avverte l’aspra e inumana ignoranza dietro l’antisemitismo della gente; lo stesso discorso diretto usa la forma breve e succinta di dialoghi ripetitivi, che proseguono quasi a monosillabi. 
Alla durezza della linea e al monocromo dei toni del colore, però, si oppone una narrazione che parla soprattutto ai buoni sentimenti: «anche i senza cuore hanno un cuore» è la frase ricorrente del film. In questo triste e atonale panorama invernale è quindi la modulazione delle voci ad acquistare un ruolo importante, è lei a dare senso alla narrazione. Ed è la magica, sofferta voce narrante di Jean-Louis Trintignant nel suo ultimo grande ruolo cinematografico. L’attore francese ci regala un’interpretazione commovente e di grande espressività, tesa a risaltare sulle cupe immagini. Mentre le voci del povero taglialegna e della moglie sono state affidate a due noti attori della Comédie-Française: rispettivamente Grégory Gadeois e Dominique Blanc. La musica di Alexandre Desplat, composta appositamente per le sequenze animate, sottolinea ancor più quest’atmosfera realistica e drammatica, a volte malinconica che permea il racconto. Un film necessario e toccante che, acquistato dalla Lucky Red, vediamo finalmente nelle nostre sale cinematografiche.
In sala 26-27-28 gennaio 2026.
Il dono più prezioso (La plus précieuse des merchandises) – Regia: Michel Hazanavicius, sceneggiatura: Michel Hazanavicius, Jean-Claude Grumberg; fotografia: Alexandre Desplat; montaggio: Laurent Pelé-Piovani; musica: Alexandre Desplat; voci originali: Jean-Louis Trintignant, Grégory Gadebois, Denis Podalydès, Dominique Blanc; produzione: Patrick Sobelman, Florence Gastaud, Michel Hazanavicius per Ex Nihilo, Les Compagnons du Cinéma, StudioCanal, France 3 Cinéma, Les Films du Fleuve, RTBF, VOO, BeTv; origine: Francia/Belgio, 2024; durata: 81 minuti; distribuzione: Lucky Red.
