Il massacro. Voto **(*). Attraverso interviste a donne conosciute tramite una dating app, Cosimo Messeri scava e fa luce sulla grave crisi creativa che lo affligge per poter poi finalmente parlare di rinascita e di nuovo inizio.
Il Cosimo protagonista assoluto del film è proprio lui, il Cosimo Messeri regista de Il massacro. Un regista che è inoltre anche musicista, un po’ filosofo, e collezionista di busti di ceramica, che gli piace disporre fra le piante e i vasi del terrazzo della sua casa romana. Ciò avviene puntualmente anche per il busto di papa Francesco, cimelio appena trovato ed arrivato a sostituire quello dalle sembianze di una testa di leone da poco andato in frantumi. Come per il leone che non è più, Cosimo deve raccattare i cocci della sua vita: lo affligge infatti una crisi esistenziale, per giunta peggiorata da un blocco creativo. Vaga solitario per le strade di una Roma diurna e notturna con la sua bicicletta – che viene a sostituire la nota vespa di Nanni Moretti, il cui nome guarda caso compare fra la lista dei produttori del film; e la cui nota vespa comunque farà la sua comparsa nel finale) – sofferente del disagio di vivere e delle proprie fragilità, insomma del suo essere così inadatto alla vita. Su questa tragedia immane rimane la solidità e l’affidabilità dei rapporti familiari a fare da àncora alla barca alla deriva che è il regista. Consolatorie sono le voci al telefono degli anziani genitori che chiamano regolarmente e che si preoccupano di pagargli l’affitto, o quella dell’amata sorella che lo informa dello stato di salute del cane Bacco, malato di un brutto linfoma. Anche il fantasma di papa Francesco ogni tanto farà la sua apparizione fra la folla.

Sostenuto inoltre dai due amici Eddi e Andrea, Cosimo si decide ad affrontare l’idea di girare un documentario sulle donne che ha conosciuto in una app di incontri per single. E così entrano in scena Elektra, Mei, Gaby Vanya, Letizia, Sarah e le altre donne che l’hanno conosciuto, che intervistate individualmente si alternano sullo schermo a raccontare il loro incontro, ma più in generale le loro esperienze (fallimentari) con gli uomini.
Fortemente influenzato dall’impronta narcisista e dominante delle sue prime collaborazioni con Nanni Moretti (ma anche Carlo Mazzacurati), Cosimo Messeri ci porta alla scoperta di una Roma (quasi) inedita vista attraverso il suo sguardo personale. Proprio come Caro diario – che in ogni caso rimane il punto di partenza e l’esempio formale da emulare e rievocare – Il massacro rimane fino alla fine un ‘opera biografica’ più che un documentario sul mondo delle app o su Roma. La voce in off di Messeri si confessa con autoironia raccontandosi come un’anima solitaria alle prese con i propri disastrosi fallimenti. Ma le ossessioni, le nevrosi e le manie che turbano questo non più giovane Werther del giorno d’oggi mettono a nudo nient’altro che la crisi dell’uomo tradizionale nell’era digitale, obbligato a frequentare le app di dating per realizzarsi: ne esce un simbolico massacro dell’ego del protagonista-regista incapace di uscire dal suo bozzolo-casa-rifugio e dalla sua abitudinaria e sicura esistenza.

Naturalmente, visto il modello di partenza, non poteva non essere un omaggio a Roma, città d’adozione del regista, il quale non manca di lasciarsi andare ad un breve ma pittoresco ritratto-dedica alle sale cinematografiche, ormai chiuse e abbandonate della capitale. Ma anche questo ci pare di averlo già visto. Come pure il finto cambio di pellicola nel passaggio dal primo al secondo tempo a sostituire la divisione in episodi. E, se non fosse così morettiano, così forse troppo Caro diario, se non fosse che certe intuizioni le abbiamo già viste e riviste, se gli eufemismi ‘alla Guccini’ sulla carriera («uno che ha raccontato un paio di storie e basta») non avessero quel qualcosa di ostentato, ci si potrebbe pure divertire.
Nel suo bianco e nero pur imperfetto e un poco slavato Il massacro si presenta esteticamente piacevole e, anche se la figura di Messeri non ha la stessa presenza di Moretti, il film si guarda come un godibile esercizio di stile.
A Cosimo Messeri il Premio SIAE al talento creativo 2026 per Il massacro
Il massacro – Regia e sceneggiatura: Cosimo Messeri; fotografia: Marco Parolin; montaggio: Carlo Maria Manieri; musica: Cosimo Messeri; interpreti: Cosimo Messeri (nei panni di se stesso), Ottavia Molinari, Edoardo Scarantino, Sarah Barberis, Manya, Andrea Monteforte, Durga McBroom, Carene Codja, Ellie Haerens; produzione: Kaplan; origine: Italia 2026; durata: 94 minuti.
