L’ultima missione: Project Hail Mary di Phil Lord e Christopher Miller

L’ultima missione: Project Hail Mary. Voto **(*)

Personalmente sono un gran fan della fantascienza e quindi l’attesa e le aspettative per questo L’ultima Missione – Project Hail Mary, prodotto e interpretato da Ryan Gosling, non potevano che essere alte. E ciò senza aver ancora appreso alcune informazioni fondamentali a cui la mia memoria ormai andata mi avrebbe dovuto maggiormente indirizzare. Poi ho scoperto – grazie al cavolo! qualcuno dirà giustamente, comunque non è farina del mio sacco ma facendo qualche giretto sul web – che il film è tratto da Project Hail Mary (2021, ed. It., Mondadori editore, 2023), il terzo romanzo dello scrittore americano Andy Weir e che è stato sceneggiato da Drew Goddard. A questo punto mi si è accesa una piccola lampadina nel cervello e mi sono ricordato di un gran bel film di Ridley Scott che mi aveva molto ben impressionato (grazie al cavolo! proseguirà qualcuno…) intitolato Sopravvisuto – The Martian (2015), e sceneggiato insieme proprio da Goddard e Weir a partire sempre dal primo libro di quest’ultimo, L’uomo di Marte (Newton Compton , 2014). Ora però la smetto per pietà del mio lettore (e della mia memoria fallata) e non procederò con il mettere in rapporto i due film/libri come si potrebbe benissimo fare, anche se alla fine un sospetto riguardo al risultato di Project Hail Mary diretto dal duo Phil Lord e Christopher Miller mi resterà. Ma ne parlerò solo alla fine.

L'ultima missione: Project Hail Mary
Ryan Gosling e Sandra Hüller

Incipit quasi da thriller psicologico: in un’astronave ormai lontana milioni di chilometri dalla terra assistiamo al complesso e improvviso risveglio del protagonista di nome Ryland Grace (Ryan Gosling), di cui apprenderemo che, dopo essere stato un genialoide ma incompreso ricercatore, è diventato poi un semplice insegnante di scienze a scuola. È rimasto solo, sembra un barbone, i suoi due compagni di equipaggio sono morti, e non sapremo mai il perché, lungo un viaggio spaziale evidentemente durato molto tempo, più di undici anni terrestri.

All’inizio il nostro è confuso, non capisce dove si trovi e cosa ci stia a fare su quella nave; poi, lentamente tornano a galla, poco alla volta, dei frammenti di memoria. Piano, piano insieme al protagonista, anche lo spettatore, con l’aiuto di diversi flash-back, scopre una verità assolutamente sconvolgente: più che un astronauta di professione, Ryland è un esperto di biologia scelto (apprenderemo in che maniera e come mai, successivamente) per partecipare a una quasi disperata ultima missione, detta “Hail Mary”, per salvare il nostro pianeta e il suo sistema da una minaccia terribile. Il sole, infatti, sta morendo a causa di una misteriosa malattia dovuta a un microrganismo chiamato “astrofago”, che, secondo gli scienziati, provocherà un raffreddamento catastrofico della Terra nel giro di 30 anni. Sempre tramite flash-back apprendiamo che Grace è stato in pratica sequestrato da un’agente del Governo, la imperativa Eva Stratt, (Sandra Hüller in un ruolo abbastanza inedito) che lo ha invitato a studiare il virus, nella speranza che possa sconfiggerlo e salvare il mondo. Sappiamo anche che il fenomeno ha colpito tutta la galassia ad eccezione di una stella che è rimasta misteriosamente immune da questa pandemia spaziale. Ed ecco la spiegazione della presenza del nostro eroe a bordo di un’astronave, in una missione praticamente suicida per cercare, lì in loco, di trovare lumi al busillis e salvare la terra dall’estinzione.

Detto ciò – è passata un’ora più o meno di film – ne comincia un secondo, diverso, che ci avvicina al vero cuore di quest’opera e ad un’ottica da spielbergiano Incontri ravvicinati del terzo tipo: nell’orbita della stella immune dal virus spaziale staziona anche un’altra astronave non terrestre con cui Ryan entra in contatto. Anch’essa ha un solo passeggero, un alieno mezzo roccia e mezzo granchio, che perciò dal terrestre viene battezzato Rocky (e a cui James Ortiz presta la voce nell’originale e la gag è palese); poi dopo qualche scaramuccia, capiamo che entrambi perseguono la stessa missione, quella di scoprire come poter salvare i propri mondi dalla catastrofe. All’inizio i contatti trai due sono evidentemente molto difficili e prudenti, bisogna superare e trovare una forma di comunicazione, poi, dopo alcuni alti e qualche basso, comincia a delinearsi un’alleanza, quasi un’inverosimile amicizia da “strana coppia” che potrebbe portare alla salvezza e ad invertire il destino dell’estinzione dell’universo. Ma chissà come andrà a finire?

L'ultima missione: Project Hail Mary Ricco di battute, strizzatine d’occhio e riferimenti cinefili, L’ultima Missione – Project Hail Mary si caratterizza non solo per il rigore scientifico nel raccontare la storia, tipico del libro di Andy Weir, ma soprattutto per la  performance del protagonista, quasi sempre in campo, interpretato da Ryan Gosling con grande qualità e duttilità attoriale: il suo non sembra essere un eroe classico e tutto d’un pezzo, al contrario è spaesato, ironico, comprensibilmente terrorizzato o anche codardo – portatore insomma di una vulnerabilità che ce lo rende umano, credibile. Nel corso del film – il cui basso continuo è la ricerca della leggerezza e dell’elemento fiabesco – assistiamo alla parabola di una trasformazione graduale: prima è un personaggio catapultato chissà come mai nello spazio, poi diventa una figura capace di assumersi, anche con coraggio, delle responsabilità per affrontare delle situazioni complicate. Infine atterriamo in un “buddy movie”.

Quanto in Project Hail Mary risulta meno convincente rispetto all’interpretazione da mattatore di Gosling, è la lunghezza del film, poco più di due ore e mezzo, in cui, a tratti, il ritmo e la sostanza narrativa latitano un po’ e non sempre riescono a catturare la piena attenzione dello spettatore. Qui si avverte probabilmente – e senza riesumare il nome di un grande come Ridley Scott – la mancanza di una mano più esperta nella regia di quella, abbastanza monocorde, della coppia Phil Lord & Christopher Miller che hanno prevalentemente lavorato nel campo dell’animazione e molto meno in quello della fiction. È costato quasi 250 milioni di dollari, prodotto da Amazon/Mgm (quindi presto planerà in piattaforma), un sacco di soldi quindi per un film in definitiva intimista e assai poco spettacolare – il gioco ha valso la candela? Domanda quasi retorica.

In sala da 19 marzo 2026.


 L’ultima Missione – Project Hail Mary (Project Hail Mary) – Regia: Phil Lord, Christopher Miller; sceneggiatura: Drew Goddard;  fotografia: Greig Fraser; montaggio: Joel Negron; musica: Daniel Pemberton; interpreti: Ryan Gosling, Sandra Hüller, Liz Kingsman, Lionel Boyce, Milana Vayntrub,  Ken Leung, James Ortiz; produzione: Amazon MGM Studios, General Admission, Lord Miller, Metro-Goldwyn-Mayer, Pascal Pictures, Waypoint Entertainment; origine: Usa, 2026; durata: 156 minuti; distribuzione: Eagle Pictures.

 

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