L’uomo nel buio: Man In The Dark di Rodo Sayagues

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Più che un horror L’uomo nel Buio: Man In The Dark è un film d’azione molto sanguinolento dove troviamo un ex marine cieco,  Norman Nordstrom, che, reduce dagli eventi del precedente film – si tratta, infatti  del sequel di Man in the Dark (Don’t Breathe, 2016, per la regia di Fede Álvarez) –  si è ritirato in una capanna isolata tra i boschi e vuole vivere in pace. Ma sarà costretto a tornare ad usare la violenza e fare di tutto per proteggere la figlia da una banda di criminali che la vuole rapire per scopi molto ambigui. Rambo, Furia cieca e Commando sono sicuramente stati i modelli per il film di Rodo Sayagues che esalta l’energia del protagonista Stephen Lang come facevano i registi dei tre film citati con i loro rispettivi protagonisti.

L’eccellente prova di Lang come uomo giusto, d’azione e di pensiero, lo redime forse dal ruolo di antagonista spietato in Avatar: uno degli aspetti più divertenti del film è proprio scoprire le somiglianze e le diversità con il personaggio creato ormai più di dieci anni fa da James Cameron, un po’ monocorde ma ugualmente carismatico. Il personaggio di Norman è infatti forte e carismatico, determinato e implacabile come i Navy seals, almeno nell’immaginario cinematografico, sanno essere, ma è anche un padre premuroso e sensibile. L’amore per la figlia è ciò che lo muove prima a educarla e a insegnarle a difendersi in un mondo ostile, poi a combattere ancora per salvarla, quando forse è la stessa figlia che lo ha già salvato dagli orrori del mondo e che lo salva ancora alimentando il suo amore e la sua irrefrenabile volontà di proteggerla.

Lo scontro tra i criminali e la coppia padre figlia è feroce, a una scena dura ne segue dopo poco una più efferata, ma la dinamica dell’azione violenta è sostenuta nello spettatore dal desiderio di difendere e “custodire” una figlia come la più preziosa e innocente delle creature.

La trama non brilla per originalità ma la regia è buona. A tratti molto buona, proprio quando all’efferatezza dei duelli con ogni tipo di arma si sostituisce la suspense con ottimi e ben condotti piani-sequenza. La piccola protagonista Madelyn Grace, il suo rapporto con il padre e l’amicizia di entrambi per i cani, rappresentano forse il sale, il meglio di questo film.

Ma anche le sequenze d’azione e gli effetti speciali sono di tutto rispetto, diremmo quasi iperrealisti ma molto efficaci. Innegabile è la presa sullo spettatore del ritmo del montaggio insieme alla ricerca, il desiderio, se non di vendetta, di giustizia. Ma forse qui è meglio fermarsi. Domandarsi quando la violenza sia giusta ci porterebbe lontano, attraverso paradossi che neanche il cinema può eludere.

In sala dal 11 novembre


L’uomo nel buio: Man In The Dark / Don’t Breathe 2- Regia: Rodo Sayagues; sceneggiatura: Fede Alvarez; montaggio: Jan Kovac; fotografia: Pedro Luque; musiche: Roque Banos; interpreti: Stephen Lang, Madelyn Grace, Brendan Sexton III; produzione: Fede Alvarez, Sam Raimi; origine: USA 2021; durata: 90’; distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia.

 

 

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