Parla il Mondiale di Calcio – Una intervista quanto meno impossibile ma qui c’è.
Mi sono chiesto spesso, in questi giorni, se chiamarlo o no il Mondiale, visto che negli ultimi quattro anni, dal Qatar 2022, non mi sono fatto mai sentire. Eppure, sono bastati due squilli prima che mi rispondesse. E con quale entusiasmo, quale colloquialità. Come se non ci parlassimo dal giorno prima. Un amico? Beh, a questo punto si. Il Mondiale, sua immensità, si è confermato di semplicità disarmante. È lui a chiedermi come va coi figli, se sono cresciuti, se riesco a fare un po’ di sport e come sto in generale. «Tutto bene, ringraziando Dio», e se non lo interrompo sembra che sia lui l’intervistatore e io l’intervistato. Invece è il contrario, e quindi, «caro signor Mondiale, debbo porle alcune domande, sempre come omaggio al grande Gianni Mura». Gli sembra doveroso, e subito arzillo, frenetico, saltellante come un ragazzino, spara secco: «Bene! Da dove cominciamo?»
Dal particolare più bello e da quello più brutto.
I norvegesi che remano insieme. Il popolo sugli spalti e i calciatori, gli eroi, i paladini in mezzo al campo col tamburo. Io rimango festa, colore, tradizioni che si offrono e culture che danzano sorridendo. Spettacolo nel senso dignitoso del termine.
E il peggiore?
Secondo Lei? È quasi una domanda retorica.
Cosa ha temuto quando l’ha saputo?
Che la manifestazione si interrompesse. Che qualcuno per protesta non scendesse in campo.
Se fosse accaduto, cosa avrebbe fatto?
Avrei sofferto e capito. Accettato con la pace nel cuore.
Non è successo.
Ma una riflessione seria va fatta, una presa di posizione netta e forte va presa. Altrimenti rischiamo tutti.
Si riferisce al mondo del calcio?
Non solo. Questo è un discorso che va oltre il rettangolo di gioco e il pallone. Il rispetto delle regole è il respiro della democrazia, della convivenza civile. Non si scherza con queste cose. I precedenti creati sono molto pericolosi.
L’Italia. Se non c’è è solo colpa sua?
Discorso enorme. Io non credo molto nella crisi del vostro calcio. O meglio, non credo solo a questa. Se non rimanete in dieci contro la Bosnia, non vedo come non potete essere al mondiale. Se contro la Svizzera sbagliate due rigori di seguito, cosa c’entra il sistema calcio italiano? Anche su Svezia-Italia, con Ventura, ci furono episodi sfortunati. Poi tre volte su tre fuori dal mondiale, qualcosa vuol dire, ma anche lì….
Anche lì?
Andrebbe rivisto il sistema delle qualificazioni. L’Italia ha perso solo contro la Norvegia, che ha fatto un Signor me e avrebbe anche potuto vincermi. Eppure, non ci siete, quando altre squadre, in gironi composti in modo diverso, hanno perso parecchie partite, eppure sono finite dentro. È giusto dare spazio a paesi emergenti, è bello che la festa si allarghi e che culture nuove, colori insoliti, nazioni diverse arrivino a portare entusiasmo. Mai smetterò di battermi per questo. Io sono questo! Ma un Paese come l’Italia, che vive di calcio, che ama profondamente questo sport, e che – a me – negli anni ha dato tanto, deve essere messo in condizioni di esprimersi al meglio. Se l’Italia non c’è non c’è, mi manca, ed è giusto che mi manchi. Se penso ai vostri bambini cresciuti senza l’Italia al mondiale, mi commuovo.
Non lo faccia, ma grazie per queste belle parole.
Siete la mia storia, è doveroso. C’è un legame profondo tra me e voi, ma tant’è. Andiamo avanti.
Il miglior giocatore di quest’edizione?
Messi. Infinito. Ancora elastico, ancora una molla di dolcezza. Ancora meraviglia in ogni movimento. Ancora sinistro poetico, genio e matematica insieme, in ogni gesto. Ancora magia e scienza in armonia totale. Ancora chirurgico nelle esecuzioni. La serpentina in mezzo agli inglesi, il cross di destro per il goal di Lautaro. Le lacrime dopo la vittoria con l’Egitto. Il rigore sbagliato, che non toglie nulla ma aggiunge. Tutto. Classe e umanità integre. 39 anni. Pazzesco.
La partita più bella?
Aspettiamo la finale, ho sensazioni positive. Yamal vs Messi è tanta roba. Finora, però, direi Inghilterra-Argentina. Ho visto la carica emotiva che nel calcio ci vuole. E, detto tra noi, ne ho vista poca nelle altre partite. Chi pensa che il calcio sia solo i goal, il calcio non lo conosce, e non lo ama.
Ha mai pensato che i giocatori arrivino da lei svuotati?
Costantemente, ma questo fa parte del gioco. Averli tutti freschi e riposati sarebbe chiedere troppo, del resto è nelle prodezze in campionato e Champions, che si forma l’attesa di me. Anche lì, in ogni caso, tutto è migliorabile, e mi creda il fattore umano è ancora il grande dono che voi umani possedete. Non ve lo fate rubare. Le persone col senso del bene nel cuore, vi (e ci) salveranno dai mille pericoli in agguato.
Vedo che non ha perso l’anima del filosofo. Chi l’ha delusa di più?
Non è carino fare i nomi, e comunque, in ogni mia edizione, dove gli episodi, i piccoli dettagli – persino incontrollabili – continuano a fare la differenza, ci sta che qualche grande esca precocemente di scena. Olanda, Germania e Brasile – che per me era un Brasiletto, esclusi un paio di nomi – potevano fare di più, ma non è questo che mi delude. Si torna ai ritmi lenti, alle partite noiosette. Quello mi dispiace. Sarà che sto invecchiando, ma a volte mi verrebbe da cacciare un paio di urli. Mi debbo controllare.
C’è anche il caldo, però, questo va detto…
Ha ragione. Anche questo aspetto mi fa soffrire. Bisogna trovare una soluzione, che non è solo quella di giocarmi nei paesi freschi del Nord Europa, sempre per un discorso di opportunità e uguaglianza, di incontro e dialogo. Anche se l’Europa mi piace, non è certo un segreto.
L’aria condizionata?
Non sono contrario alla tecnologia, il mondo avanza e lei con lui. Ci sono sempre i come, però, e mai la scienza deve dimenticare di relazionarsi in modo sano, profondamente rispettoso con la natura. Torno al discorso degli umani lungimiranti e sapienti, a quelli che hanno a cuore l’umanità. La mia porta è sempre aperta per l’ascolto.
Usa, Messico e Canada. Un bilancio.
Ho visto stadi pieni ovunque. E di tanti colori diversi. Questo non è mai un dato banale. Ecco, questo posso dirlo e non è poco.
La sorpresa del mondiale?
Capoverde. Non ha mai perso nei 90 regolamentari, e stava per far fuori i campioni in carica. La sorpresa relativa è la Norvegia. Molto relativa: per me, pensi, poteva anche vincermi. Continuerà a crescere. La vera sorpresa, però, per certi versi, è l’assenza di vere sorprese africane, e vedere che le grandi europee, alla fine sono ancora dominanti, eccetto l’Argentina che è la squadra con più carattere, più garra e personalità. Mi aspettavo di rivelarmi meno conservatore.
Le dispiace?
Un pizzico sì. Mi piace vedere i piccoli che crescono. Mi fa pensare che il mondo stia migliorando. Ci saranno altre occasioni, spero. L’importante, intanto, è che si faccia buon calcio. Anche questo fa bene al mondo intero, e ne ha tanto bisogno.
Il goal più bello?
Il 2 a 2 di Capoverde contro l’Argentina. Il tiro impossibile, perfetto, di Lopes Cabral. La ragnatela tolta dopo la parabola ampia ma tesa. I guanti del portiere che non tengono la velocità della sfera e arrivano un istante dopo. Quelle traiettorie mi emozionano ancora tanto. Quelli sono i colpi che fanno del calcio uno sport bellissimo.
Chi vince domenica?
Chi ci ricorda quanto abbia ancora senso una partita di calcio. Se Spagna e Argentina, con tecnica e agonismo, velocità e grinta, tattica e individualità, faranno tutto questo, avranno vinto entrambe ed io, insieme a tutti voi, saremo felice.
Caro Mondiale, la ringrazio di cuore.
Mi saluti suo figlio, il piccolo, che se non sbaglio sta per fare otto anni e non ha mai visto l’Italia al mondiale. La cosa mi dispiace molto. Spero tanto che tra quattro anni ci siate.
Lo spero anch’io.
