Petite Maman

  • Voto
4.5

Signore e signori, l’ultimo film di Céline Sciamma – presentato prima in Concorso a Berlino, adesso in anteprima a “Alice nella città” (Festa di Roma)  e dal 21 ottobre anche in sala –  è, in due parole, un piccolo capolavoro, qualcosa di straordinariamente poetico come capita di rado di vedere – si vorrebbe aggiungere – al cinema.

Siamo in presenza di 70 minuti di pura poesia ottenuta con un’idea semplice ma originale, con una estrema parsimonia di mezzi da parte di un’autrice che sa girare, sa scrivere e sa dirigere meravigliosamente due ragazzine, due sorelle immaginiamo gemelle (Gabrielle e Joséphine Sanz) che è andata a pescare chissà dove, due meraviglie.

Il film si apre in una RSA, è appena morta la nonna di Nelly, la bambina saluta affettuosa e garbata le altre pazienti e insieme al padre e alla madre Marion porta via tutte le cose appartenute all’anziana donna, lei si tiene il bastone della nonna. Già il viaggio in macchina con la mamma (il padre ha caricato mobili e altro su un furgoncino) è un capolavoro di mezzi toni, di regia, di sguardi, in cui si capisce che è più la bambina a proteggere la mamma che viceversa. Quante riprese abbiamo visto dentro una macchina con bambini dietro e madre o padre alla guida, ma vi assicuro l’intensità di quei primi piani è impareggiabile. Poi ci trasferiamo nella casa della nonna in mezzo al bosco, che va sgomberata. La casa, agli occhi della bambina e forse anche della madre, ha qualcosa di inquietante, sembra un po’ stregata, un po’ haunted, così invecchiata, così poco accogliente, sembra di sentirne l’odore; il padre dal canto suo non sembra particolarmente presente e affettuoso, si capisce che la relazione è tutta al femminile. Dopodiché la madre sparisce, non dice dove va, e la bambina che resta col padre è brava a celare il suo dispiacere, il suo stupore, le sue paure, si capisce però che è da sempre abituata a farsi forza.

E come in mille e mille fiabe trova il proprio mondo nel bosco alla ricerca fra l’altro della casa di rami e di fronde che la mamma da bambina proprio in quel bosco aveva costruito. E come in mille e mille fiabe il bosco è una soglia verso il meraviglioso che si presenta nelle fattezze di una bambina (come non pensare al Bambino misterioso di E. T. A. Hoffmann?) le assomiglia, che si chiama Marion, che si rivela essere nient’altro che ….

La bellezza del film è che esso non si perde nell’esitazione fantastica di todoroviana memoria, nel mind game movie, non siamo cioè costretti di continuo a chiederci: ma è davvero così? Com’è possibile? Nelly sta sognando? Nelly sta immaginando? È Nelly stessa che dopo pochissimo si rivolge a Marion con la massima nonchalance dicendole che le deve rivelare un segreto e continuiamo a non dirvi quale. E Marion non fa una piega. Fantascienza pura o, se vogliamo, fiabesco, meraviglioso; meraviglioso il modo in cui le due ragazzine accettano di provenire da due diverse dimensioni temporali. C’è anche la nonna ovviamente, che è la madre di Marion, zoppicante che deambula proprio con il bastone che Nelly si è portata via dalla casa di riposo, in memoria di lei. Nei pochi giorni che trascorreranno insieme, due o tre in tutto, le bambine si cercano, giocano insieme, scrivono anche una minuscola sceneggiatura a quattro mani, cucinano le crêpes, parlano e scherzano e l’ultima notte dormono insieme, e proprio in quel momento capiremo la meravigliosa valenza terapeutica di questo incontro sovratemporale, un dialogo bellissimo che lascia semplicemente a bocca aperta.

Non c’è un’inquadratura di troppo in questo delizioso Petite Maman , così si chiama il film, titolo polivalente: la madre da piccola, la figlia che è una piccola mamma etc etc. E a quella finale, con la madre adulta e la bambina, come si fa a non piangere? Petite Maman è come un piccolo romanzo di Annie Ernaux che vira nel meraviglioso.

Che Céline Sciamma fosse brava lo si sapeva, poco più di anno fa avevamo recensito con grande favore il Ritratto della giovane in fiamme (https://www.closeup-archivio.it/ritratto-della-giovane-in-fiamme) rilevando qualche piccola pecca sul piano della sceneggiatura (che pure aveva ottenuto diversi premi), in questo ultimo film la sceneggiatura è perfetta, insieme a tutto il resto.

In sala dal 21 ottobre.

Petite Maman – Regia: Céline Sciamma; sceneggiatura: Céline Sciamma; fotografia: Claire Mathon; montaggio: Julien Lacheray; interpreti: Joséphine Sanz (Nelly), Gabrielle Sanz (Marion), Nina Meurisse (la madre), Stéphane Varupenne (il padre), Margot Abascal (la nonna); produzione: Lilies Films, Parigi; origine: Francia, 2021; durata: 72’.

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