Suntan di Argyris Papadimitropoulos

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In Lolita, le si toglie la pagliuzza dall’occhio leccandola via.

Il sottotitolo italiano della pellicola è per una volta efficace, nonché intelligente: alcuni si abbronzano, altri si scottano. E la scottatura può essere di vario grado, quello più alto annebbia la mente, fa credere cose, massacra il cuore. Con Suntan, Argyris Papadimitropoulos ci porta nelle isole dell’Egeo, in un film che mette a confronto due momenti differenti di vita, l’età di mezzo dei quaranta e quella dei vent’anni priva di pensieri. Ne esce un buon lavoro che ritaglia un luogo a sé, la Grecia turistica, dove tutto vale e tutto è consentito. Ottime le premesse, si perde appeal sul finale.

La Grecia è bella d’estate, ma ogni luogo ha almeno due stagioni e l’inverno è lì che attende. Kostis (Makis Papadimitriou) è un medico che su un’isola

Piccola, ma bella. E quieta.

ci finisce proprio d’inverno, soffre la solitudine e la mancanza di relazioni sociali. L’arrivo della bella stagione lo travolge in piena, come il gruppo di giovani turisti che nel suo studio finisce per curare una di loro. Lei è Anna (Elli Tringou) ha ventuno anni, ed è sull’isola per divertirsi. Kostis si invaghisce della sua personale Lolita e finisce per mettere in secondo piano i suoi doveri di medico per il divertimento. Per lui è una nuova vita, è un ritorno alla giovinezza, ma c’è un’età per tutto e non è detto che lui sia pronto ad avere di nuovo vent’anni…

Uscito nel 2016, Suntan era la terza regia di Argyris Papadimitropoulos, anticipato da Bank Bang del 2008 e Wasted Youth del 2011 e seguito da Monday del 2020. Regista greco, racconta la sua Grecia. Lo fa con una regia ordinata e precisa, che prima racconta il terreno in gioco, nelle sue sfaccettature meno conosciute – la Grecia invernale –, in quelle più conosciute – la Grecia turistica ed estiva -, e poi i personaggi che l’attraversano. Il protagonista, Kostis, è un perfetto antieroe. Brutto, appesantito dall’età, contrasta con la giovane nudità dei giovani. L’attrazione nei loro confronti, in particolare di Anna, diviene così qualcosa di automatico e c’è una bellezza, nonché credibilità, nel racconto di questa infatuazione da una parte, storiella estiva dall’altra. Siamo di fronte a una nuova morte, non a Venezia, ma in Grecia.

Con un linguaggio essenziale, senza arabeschi o ghirigori né scene di troppo, viene raccontata una vicenda dalle buone premesse perché capace di ritrarre e poi scavare a meraviglia la mente dei personaggi. Due sono le epoche della vita rappresentate, e ognuna ha le sue caratteristiche nonché i suoi difetti. Il problema è quando l’una viene scambiata per l’altra, magari perché l’una, la più giovane, mai è stata vissuta appieno.

Suntan è un film ben fatto, che ha una direzione, regia e un finale preciso. Le emozioni messe in gioco sono ben sviluppate durante l’intero arco narrativo come i mutamenti dei suoi personaggi. Ottimi gli attori, efficace e credibile l’atmosfera raccontata, il calore di questa estate greca – novello paese dei Balocchi – arriva fino allo spettatore. Dovrà lui stare attento all’abbronzatura, ad evitare la scottatura.

In sala dal 13 luglio.


Suntanregia: Argyris Papadimitropoulos; sceneggiatura: Argyris Papadimitropoulos, Syllas Tzoumerkas; fotografia: Christos Karamanis; montaggio: Napoleon Stratogiannakis; musiche: Yannis Veslemes; interpreti: Makis Papadimitriou, Elli Tringou, Hara Kotsali, Milou Van Groesen, Dimi Hart, Marcus Collen, Giannis Tsortekis, Pavlos Orkopoulos, Ioannis Economides, Kostas Gouzelis, Maria Kallimani, Marisha Triantafyllidou, Nik Triantafyllidis, Syllas Tzoumerkas; produzione: Marni Films, Oxymoron Films; origine: Grecia, Germania, 2016; durata: 104’; distribuzione: Trent Film.

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