MedFilm Festival: Behind the mountains di Mohamed Ben Attia (Concorso)

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Ma lui sa volare, l’ho visto.

L’anarchia è sentimento di privazione e liberazione, privazione dal comando – tanto essere comandati che comandare – e liberazione dalla società. La si può alimentare dall’interno sostenendo una rivoluzione, comunque fine a se stessa, o si può semplicemente fuggire, oltre le persone e la gente. Oltre la società, magari Behind the mountains. Mohamed Ben Attia firma un film di rottura con le istituzioni, rottura portata avanti da un protagonista che fin dall’inizio insegue un’utopia e chiama a testimoniarla il figlio, lui perfettamente integrato con il mondo. Tra pastori che parlano a cani e montagne simili a gobbe di drago, si corre incontro al baratro, per vedere se si può andare oltre.

Di carattere tranquillo e pacato, Rafik entra nel suo ufficio con una mazza da baseball e distrugge ogni cosa. Lo arrestano e glielo chiedono.

Perché hai distrutto tutto?

Lui non ha risposta, come non ne ha quando si arrampica sino a una finestra del carcere e si butta giù. Dopo quattro anni esce dalla prigione e per prima cosa rapisce il figlio dalla scuola, mette in moto l’auto e parte verso le montagne. Lì prende la rincorsa, si getta da una rupe e viene ritrovato svenuto ma vivo ai piedi della montagna. Svegliato dal figlio, glielo chiede immediatamente.

Mi hai visto volare, vero?

Già presentato nella sezione Orizzonti de La Biennale 2023, Behind the mountains è un film sulla pazzia del mondo a confronto con quella del protagonista. Se la prima pazzia è figlia del capitalismo che ha reso ogni persona schiava del proprio lavoro, pronta prostituire il proprio tempo per un vantaggio altrui, la seconda è invece una pazzia figlia della magia e dell’assurdo. Un pastore spiega al proprio cane come tenere le pecore in sua assenza, dietro delle montagne a forma di gobbe di drago si nasconde un mondo primigenio e il protagonista sostiene di saper volare, e forse nemmeno sta mentendo. Rafik diventa allora la pietra d’inciampo, la mina vagante che rivelata può esplodere e rivoltare le leggi capitaliste, meccaniche, che sostengono questa società indirizzata al solo guadagno e che ha dimenticato l’importanza dell’eccezione, dell’anomalo.

Con una buonissima fotografia e un’ottima scelta scenografica, prendendosi il suo tempo per porre a confronto la frenesia della città con il silenzio delle montagne, il film corre lungo una interessante spirale destinata al fallimento. Il rapporto tra padre e figlio è il punto d’interesse del film e su cui si sofferma con maggiore attenzione il regista Mohamed Ben Attia per indagare i dubbi di Rafik. C’è poi l’incontro-scontro con una famiglia standard, ed è lì, nel confronto con un elemento anormale come il protagonista, che il mondo capitalista introiettato nel privato si scontra con la pazzia del voler andare oltre, e il finale ci porta alla soluzione della questione. Se ora, nel nostro tempo, si possa ancora volare o meno. E se noi siamo pronti a credervi.

 


Oura El Jbel (Behind the mountains) – Regia: Mohamed Ben Attia; sceneggiatura: Mohamed Ben Attia; fotografia: Frederic Noirhomme; musica: Olivier Marguerit; suono: Ludovic Escallier, Quentin Colette, Jean-Stephane Garbe; costumi: Olfa Attouchi ; effetti visivi: Compagnie générale des effets visuels CGEV; interpreti: Majd Mastoura, Samer Bisharat, Walid Bouchhioua, Selma Zeghidi, Helmi Dridi, Wissem Belgharek; produzione: Nomadis Images, Les Films du fleuve, Tanit Films, 010 Films, Red Sea Fund, Metafora, Sunnyland Art, VOO et Be Tv, Paolo Maria Spina; origine: Tunisia/ Belgio/ Francia/ Italia/Arabia Saudita/Qatar, 2023; durata: 98 minuti.

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