Baia – I restauri del Parco Archeologico Sommerso

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Nei pressi del golfo di Napoli, immersa fra le acque vulcaniche del Mar Tirreno sorge una vera e propria Atlantide in miniatura: si tratta di Baia, o meglio, del monumentale parco archeologico che ancora oggi si nasconde al di sotto delle sue coste. Rinvenuto agli inizi degli anni ’40, il complesso architettonico svela il volto – ancora in gran parte ignoto – di un’età storica tanto distante quanto vicina alla magniloquenza ellenica che caratterizza il paesaggio campano e, insieme ad esso, l’immagine di un’Italia arcaica e composita.

Prodotto da Gioia Avvantaggiato, il documentario di Marcello Adamo e Andrea Branchi ci trasporta letteralmente in un altro universo, aprendo il sipario sulla metropoli romana inabissatasi, a causa dell’inquieta instabilità che caratterizza la terra su cui essa poggia, fra il III e il IV secolo d.C. Questo particolare fenomeno, denominato appunto bradisismo, ha contribuito nel tempo a dividere l’Urbe in due dimensioni parallele che sembrano determinate a proseguire un dialogo di durata millenaria.

La frazione napoletana di Baia, infatti, si getta fra gli abissi e fra gli abissi continua, ripercorrendo la storia all’indietro e perdendosi nelle sue origini subacquee: qui s’innalzano le rovine della Roma augustea, e in particolare di quel culto della magnificenza e dell’armonia assoluta a cui usiamo associare la civiltà classica. Grazie alla cooperazione fra l’Istituto Centrale per il Restauro e il CNR, è stato infatti recentemente portato alla luce un intero quartiere residenziale, composto in gran parte da sontuose ville e da enormi spazi termali che non avrebbero nulla da invidiare alle scintillanti Beverly Hills dei nostri tempi. Il film, che ci restituisce per la prima volta i veri lineamenti di quel microcosmo percepito fin troppo spesso come irraggiungibile, non si limita a gettarci addosso nozioni, ma dipinge uno scenario sociale e culturale in fondo non proprio dissimile alla realtà terrena e mondana che quotidianamente ci circonda.

Le voci di Barbara Davidde, Soprintendente dell’Istituto Centrale per il Restauro, e dell’archeologo Roberto Petriaggi ricompongono il mosaico di Baia con visionaria lucidità, recuperando dal fondo irrequieto le tessere mancanti e tentando così di ridare all’affresco le sue tinte originarie. La passione con cui gli addetti ai lavori si pongono di fronte alla cinepresa ci spinge a riconsiderare la nostra idea del passato, trasponendo quest’ultimo all’interno di un presente ancora in costante evoluzione. Così l’obiettivo passeggia in superficie, fra i corridoi dell’anfiteatro e dei templi, insinuandosi nelle cavità delle cisterne e scivolando in mare, dove la vita prosegue dipanandosi in strade, porticati, selciati percorsi secoli or sono da un’umanità antica. Sullo schermo compaiono i nomi dei ricchi proprietari, si articolano le parole con cui l’epoca classica descriveva sé stessa, e compare infine anche il basamento su cui poggiava una piccola isola artificiale.

Il quadro tracciato da Branchi e Adamo è simile ad una Vanitas: fra le onde e i sobbollimenti vulcanici emerge una modernità ancestrale ma preservata nella concretezza dei suoi riti, dei suoi costumi, delle sue imprese, dei suoi gesti ordinari. Il panorama partenopeo, mutevole e inquieto per sua imprescindibile natura, cela ed erode le proprie fondamenta, quasi volesse proteggerle da occhi indiscreti. È proprio a causa del continuo tramestio acquatico, dell’irrefrenabile iperattività del fondale, del brulichio a cui è soggetto il suolo che l’opera di restauro si fa sempre più travagliata e involuta. Paradossalmente, le radici vengono riportare a galla tramite l’avanguardia, e così gli archeologi hanno imparato a destreggiarsi fra computer grafica, rilievi topografici e la sperimentazione di speciali materiali con cui far fronte ai numerosi danni sismici. Se il film, nel suo insieme, dura soltanto cinquanta minuti, è perché il progetto è ancora in itinere, così come le ricerche dei nostri studiosi: i fotogrammi si muovono sulla scia dell’ipotesi, riplasmandone le sembianze, modellandone le strutture e seguendo i fossili che un’eredità storica collettiva ha smarrito durante il cammino. Noi, da bravi consumatori di misteri, continuiamo a sfogliare il libro e speriamo di avventurarci presto in un nuovo capitolo.


Cast & Credits

Baia – I restauri del Parco Archeologico Sommerso  – Regia: Marcello Adamo, Andrea Branchi; sceneggiatura: Marcello Adamo, Andrea Branchi; fotografia: Marcello Adamo, Daniele Chiariello; montaggio: Marcello Adamo; interpreti: Gennaro Di Fraia, Fabio Pagano, Barbara Davidde, Roberto Petriaggi; produzione: GA&A Productions e Filmare Entertainment in collaborazione con RAI CULTURA; origine: Italia 2019; durata: 52’.

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