Festival dei Popoli: Squaring the Circle (The Story of Hipgnosis) di Anton Corbijn (“Let The Music Play”)

  • Voto

C’era una volta una cultura dello spreco nell’ambiente artistico legato alle produzioni di massa. Il tentativo di portare soluzioni insolite fino al punto estremo di espressività e impatto per colpire il pubblico. Un dispendio di soldi enorme, certo, ma anche la possibilità di sfidare la morte, di rimanere impresso in eterno. Anche il cinema ha conosciuto la cultura dello spreco, da von Stroheim e DeMille fino a giungere a Coppola e Cimino, tanti sono stati i geni dello spreco di risorse. Poi sembra che a vincere sia stata un’altra cultura, quella dell’ottimizzazione, dell’impatto immediato, dell’arte come merce.

Anton Corbijn con il suo documentario Squaring the Circle, presentato in anteprima al Festival dei Popoli, torna indietro a quella cultura dello spreco nel tracciare la storia dello studio grafico londinese Hipgnosis, responsabile tra il ’68 e l’83 della creazione delle più celebri copertine di album del tempo, da Dark Side of the Moon a Houses of the Holy. La costruzione concettuale dell’album come un oggetto dotato di autonomia artistica spingeva anche i grafici dell’album ad adeguarsi alle ambizioni artistiche della musica. Storm Thorgerson, amico di bevute dei Pink Floyd quando ancora non si chiamavano così, iniziò a lavorare con il fotografo Aubrey Powell per la copertina di A Saucerful of Secrets. È il primo capitolo di una storia memorabile che Corbijn riassume affrontando ogni celebre album come un progetto a sé, evidenziando ogni volta la genesi del concept e il dispendio di risorse creative e materiali necessario per la sua realizzazione.

Alle interviste a Powell, gli altri grafici della Hipgnosis e alcuni collaboratori importanti come Waters, Gilmour, McCartney e Plant (e un Noel Gallagher alter ego del regista), si alternano o sovrappongono immagini d’archivio, fotografie, grafiche degli album e soprattutto la musica. Corbijn, come da cifra stilistica presente già nella sua carriera da videomaker e fotografo, predilige il ritratto in bianco e nero, ma in alcuni passaggi come quello dedicato alla cultura del LSD si spinge fino alla sperimentazione audio-visiva accostandosi così al recente documentario Velvet Underground  (2021) di Todd Haynes. Ma se Haynes aveva in mente la scena avanguardia newyorkese capitanata da Mekas, per Corbijn il punto di riferimento è proprio quella fotografia fatta di effetti pratici e collage surrealistici. Come in Haynes la vicenda di un progetto artistico si fa grande canto di una città in fermento artistico. I ritratti di personalità e progetti sono pezzi di un mosaico che riesce a ricostruire una Londra intossicata, disagiata (la stessa Londra di Repulsion di Polanski), ma ambiziosa e vitalistica.

L’eccesso di droghe si trasformava nell’eccesso artistico del rock, lo spreco di risorse artistiche diventava a volte spreco di risorse vitali, come fu per Syd Barrett. Era il fuoco dell’arte che bruciava come nella copertina di Wish You Were Here, elogio forse definitivo tanto a Syd quanto alla praticità dell’effettistica analogica. L’assurda decisione di dare fuoco a uno stunt è una delle tante geniali soluzioni inscenate da Storm e Powell che Corbijn riprende con genuina ammirazione, così come i palloni nel deserto del Sahara per l’album Elegy dei Nice o la capra sul divano dell’analista alle Hawaii in Look Hear dei 10cc.

Un elogio all’analogico che ricorda il Libro delle soluzioni di Michel Gondry, non a caso anche lui grande videomaker degli anni ’90. Tanto per Gondry quanto per Corbijn per giungere a una soluzione autentica bisogna sprecarsi fino a bruciarsi. Così nell’unica scenetta inscenata del film vediamo Powell portare sulla schiena come una croce l’eredità della Hipgnosis, le cui grandi ambizioni la portarono alla bancarotta nel 1983.


Squaring the Circle (The Story of Hipgnosis) – Regia: Anton Corbijn; sceneggiatura: Trish D. Chetty; fotografia:  Martin van Broekhuizen, Stuart Luck; montaggio: Andrew Hulme; interpreti:  Aubrey “Po” Powell, Robert Plant, Jimmy Page, Roger Waters, David Gilmour, Nick Mason, Paul McCartney, Peter Gabriel, Noel Gallagher, Glen Matlock, Merck Mercuriadis; produzione: Ged Doherty, Trish D. Chetty, Colin Firth; origine: UK, 2022; durata: 101 minuti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *