Lessico breve su Rapito di Marco Bellocchio

(Photo Anna Camerlingo)

A= Albinati. Edoardo Albinati (Roma, 1956), esperto di Roma, esperto di scuola, esperto di cattolicesimo (La scuola cattolica, 2016, vincitrice dello Strega) è stato convocato da Bellocchio (con cui aveva collaborato nel non memorabile Fai bei sogni) per aiutarlo a stendere la sceneggiatura. Che, forse, pecca qua e là di una certa ripetitività. Il conflitto fondante fra la famiglia di Edgardo Mortara e i vertici dello Stato Pontificio appare chiaro dopo un minuto del film, alcune iterazioni da una parte come dall’altra si sarebbero forse potute evitare, fermo restando che il film doveva, nella sceneggiatura, anche tener conto delle numerose trasformazioni macrostoriche intercorse nei decenni che il film abbraccia.

B= Barocco. È un film a larghi tratti barocco, sia nell’impostazione scenografica che nella musica che in una visione coercitiva, umiliante, punitiva della religione. Si vedano anche le numerose immagini di Cristo dolente, il personaggio del cardinal Feletti, così sadico e causidico che neanche Ignazio di Loyola

C= Capogrosso. Fabio Massimo Capogrosso (Perugia, 1984) è l’autore delle musiche di Rapito. Sono musiche molto, a tratti troppo presenti nel film che accentuano la drammaticità dei conflitti, con una netta predilezione per un sinfonismo a tratti decisamente operistico che sembra voler imitare la musica del periodo in cui il film è ambientato. Gli echi verdiani (che Bellocchio, evidentemente, conosce a menadito) sono molteplici. Echi, soprattutto, del Verdi più drammatico sul piano dei conflitti politico-religiosi, penso al Don Carlos ma anche a La Forza del Destino, due opere degli anni ’60 dell’800 come buona parte della vicenda presentata nel film.

D= Di Giacomo. Francesco Di Giacomo (Roma, 1975) è l’ottimo direttore della fotografia di Rapito. Oltre ad aver accompagnato Bellocchio in Esterno Notte, Di Giacomo ha collaborato con Pietro Marcello come direttore della fotografia di Martin Eden, che presentava, dal punto di vista, dell’ambientazione sfide analoghe. Nell’insieme la fotografia è più convincente nel restituire il conflitto di fondo che nelle scene volte a rappresentare le vicende storiche: dalla riconquista di Bologna alla breccia di Porta Pia fino al tentativo di trafugare la salma di Pio IX. Ma nell’insieme le riprese, l’uso dell’illuminazione e del colore con l’evidente richiamo sia nelle scene en plein air che negli interni alla luminosità della pittura ottocentesca appaiono assolutamente convincenti.

E= Enea. È il vicino di letto di Edgardo. D’origine romana, è di fatto il primo con cui Edgardo, appena rapito, parla. Enea viene rappresentato come ragazzino dotato di grande spirito pratico, ai limiti del cinismo e ingenera uno dei pochi sorrisi, in un film in cui si ride molto poco. Il sospetto che sorge è che Bellocchio abbia voluto, con questo ragazzino, rifilare una benevola stoccata a un certo appeasement romanesco. Ma forse mi sbaglio.

F=Fede. Fede e religione sono temi che da decenni attraversano l’opera di Bellocchio. Qui, malgrado le dichiarazioni molto tenui rese dal regista, mi sembra che siano state dette cose piuttosto chiare sulle lacerazioni prodotte da un uso pervertito della fede. E la figura a cui Bellocchio sembra mettere in bocca il proprio punto di vista è il fratello maggiore di Edgardo Mortara, affrancatosi per libera scelta dalla religione dei padri, che si arruola nelle truppe del regno per andare a liberare al contempo Roma e il fratello rapito che non ha nessuna intenzione di farsi liberare.

Fabrizio Gifuni. (Photo Anna Camerlingo)

G= Gifuni. Fabrizio Gifuni (Roma, 1966), con tanto di tonsura, fornisce una splendida interpretazione di Pier Gaetano Feletti, capo del Sant’Uffizio di Bologna. Tutti hanno detto che si porta ancora dietro l’interpretazione di Aldo Moro. A me non pare, ed è proprio questo distacco dal personaggio, rivissuto a teatro e interpretato al cinema che rende la sua prestazione attoriale così convincente. Mi pare che al personaggio venga conferita una risolutezza, una spietatezza, una lucidità, a volte anche un cinismo luciferino che Moro certamente non aveva.

H= Heathcliff. È il protagonista maschile di Cime tempestose (1847) di Emily Brontë, uno dei più celebri orfani della letteratura ottocentesca, al pari di Oliver Twist (1838) e di David Copperfield (1850) di Charles Dickens, di Tom Sawyer (1876) e Huck Finn (1884) di Mark Twain ecc. ecc.. Tutti giovani personaggi di una tradizione a cui Marco Bellocchio intende richiamarsi, come ha rilevato Peter Bradshaw nella sua recensione su “The Guardian”.

I= Isaac. Oscar Isaac (Città del Guatemala, 1979), attore di origine ebraica, che tutti noi conosciamo come protagonista di Inside Llewyn Davis (2013) dei Fratelli Coen, risulta fra i protagonisti del film che da diverso tempo Steven Spielberg (doveva accadere dopo The Post, quindi dopo il 2017) intende dedicare al caso Mortara (anche sulla scorta del libro del giornalista americano David I. Kertzer). IMDB, ancora oggi ossia dopo il film di Bellocchio, lo annuncia in uscita per il giorno di Natale del 2026, dopo un numero incredibile di rimandi, anch’essi rintracciabili nei Trivia di Internet Movie Database.

J= Jewish Encyclopedia (https://www.jewishencyclopedia.com/articles/11028-mortara-case). È solo una delle numerose enciclopedie, biblioteche virtuali e non in cui è riportato il caso Mortara, oggetto, fin da subito, di un’attenzione e di una indignazione internazionale che tuttora permane nell’archivio memoriale ebraico, a cui – in termini di sovranità ermeneutica – sarebbe, diciamo così, spettato dare voce e immagini cinematografiche all’episodio; di qui forse il fatto che Bellocchio ha aspettato un po’ che Spielberg si muovesse, dandogli una sorta di diritto di prelazione. Ma siccome Spielberg ancora oggi sta esitando, il regista italiano, non ebreo ma gentile, ha deciso di procedere.

K= Köln. Cioè Colonia, è la sede di The Match Factory, la casa produttrice e soprattutto distributrice forse la più importante in Europa per il cinema d’autore. Ha al proprio attivo anche diversi registi e diversi film italiani. Bellocchio vi compare con Rapito per la settima volta (compresi cortometraggi e documentari) e credo sia l’autore italiano più rappresentato. A mio avviso: giustamente. Restando a Cannes The Match Factory distribuisce all’estero anche il film di Rohrwacher, ma non quello di Moretti (di cui, tuttavia, nel 2021 aveva distribuito il non memorabile Tre Piani). Anche Chiara di Susanna Nicchiarelli (vedi sotto) è distribuito da The Match Factory, e anche gli ultimi film di Pietro Marcello, da Martin Eden a Per Lucio.

L= Lingua. Rapito è il trionfo del plurilinguismo e verrebbe quasi da dire che le tensioni del film sono anche da ricondurre al fatto che le persone parlano lingue diverse: l’ebraico, il latino, il dialetto emiliano della governante che ha proditoriamente battezzato Edgardo, l’italiano burocratico e formulare dei magistrati, il mix di ebraico ed emiliano che parlano gli ebrei della comunità bolognese quando sono da soli. Straordinariamente convincente mi pare in questo ambito la scelta di Bellocchio.

M= Montaggio. Affidato come sempre alla compagna di Bellocchio Francesca Calvelli, qui affiancata da Stefano Mariotti, il montaggio è in questo film più che in altri film dell’autore emiliano usato in una funzione volta a produrre significato, talora forse l’uso del montaggio parallelo è un po’ troppo didascalico per esempio nelle scene che alternano la preghiera cristiana in latino nel seminario dei catecumeni alla preghiera ebraica a casa Mortara, come a voler dire: due forme di devozione al rito, assolutamente rispettabili per carità, ma in misura diversa foriere di conflitti dai quali un laico è ben fiero di tenersi a distanza. Stessa cosa per il montaggio parallelo fra il processo bolognese e la cresima di Edgardo.

                                          Susanna Nicchiarelli

N= Nicchiarelli. Susanna Nicchiarelli (Roma, 1975). Esperta di Roma, di film in costume (Miss Marx), di film biografici ( Chiara,  Nico,1988Miss Marx), Nicchiarelli, affermata regista ormai, ha affiancato Bellocchio per la prima volta nella stesura di una sceneggiatura. Difficile riconoscerne la sua mano, forse, chissà, nella gestione delle due figure femminili: la madre e la domestica. Ma forse la mia è una errata attribuzione legata al genere. Certo si è che grazie alla collaborazione con Albinati e con Nicchiarelli, Rapito è diventato un importante prodotto intergenerazionale della cultura e del cinema italiani.

O= Oppenheim. Il pittore tedesco Moritz David Oppenheim (1800-1882) è l’autore del quadro più celebre dedicato al caso Mortara, dal titolo Der Raub des Mortara-Kindes (Il rapimento del bambino Mortara), a lungo considerato smarrito e ritrovato nel 2013. Da allora venduto all’asta da Sotheby’s a un privato residente a New York.

P= Pio IX, alias Giovanni Maria Mastai Ferretti da Senigallia. È con certezza il personaggio più subdolamente interessante dell’intero film, nella sua sordida ambiguità e nel suo a tratti inutile sadismo, non tanto nella scena in cui fa comporre tre croci sul pavimento con la lingua a Edgardo quanto piuttosto quando lo nasconde dentro la sua tonaca quando i catecumeni giocano a nascondino. Paolo Pierobon (Castelfranco Veneto, 1967), utilizzato per la terza volta da Bellocchio (dopo Vincere ed Esterno Notte, in entrambi i casi in un ruolo minore), ottiene a cinquant’anni passati, verrebbe da dire, il ruolo della vita fornendo un’interpretazione maiuscola che pur indulgendo qua e là a tratti caricaturali (più di una volta mi è venuto da pensare a Maurizio Crozza) riesce perfettamente a restituire quell’aura mefistofelica, come l’ha definita Giovanni Spagnoletti, oltreché una certa qual inconfessata fragilità.

Q=Quarto. Rapito è il quarto film consecutivo che Bellocchio presenta a Cannes: Il traditore nel 2020 (l’edizione non si è poi tenuta per via del COVID), nel 2021 Marx può aspettare, nel 2022 Esterno notte. Non credo che nessun regista italiano sia mai arrivato a tanto, a parte Nanni Moretti.

R=Roma. La ricostruzione di Roma, come anche la ricostruzione di Bologna non mi ha convinto del tutto, devo confessarlo. Il costante uso di trasparenti, l’accentuazione del carattere posticcio della scenografia che neanche lontanamente finge l’autenticità documentale di un period film è evidente e per certi aspetti anche apprezzabile, ma allora, forse, bisognava fare ancora di più, provare a sfidare il Fellini di Casanova. Qui invece la piazza porticata di Bologna (chiunque conosce la città capisce che è un fake, la piazza si trova in realtà a Roccabianca in provincia di Parma, dove peraltro Gianni Amelio ha girato alcuni passaggi de Il signore delle formiche) o lo scorcio lungo-Tevere con sullo sfondo le cupole capitoline finiscono quasi per avere un tocco quasi pauperistico.

S=Sogni. Spesso Marco Bellocchio il meglio di sé lo dà nelle sequenze oniriche, allucinatorie. Senza andare tanto lontano ce ne sono diverse in Esterno notte ma la passeggiata finale di Aldo Moro in Buongiorno notte le batte tutte. Qui due sono potentissime: la discesa di Cristo dalla Croce e soprattutto l’incubo di Pio IX che immagina una delegazione di rabbini avvicinarsi nottetempo al suo letto, agguantarlo e violentemente circonciderlo, a mio avviso la scena più bella dell’intero film, insieme alla scena finale della madre morente che rifiuta il battesimo da parte del figlio.

Filippo Timi (Photo Anna Camerlingo)

T= Timi. Come ha affermato giustamente Giovanni Spagnoletti, Filippo Timi (Perugia, 1974) è uno degli attori più convincenti del film. Interpreta il Segretario di Stato di Pio IX, il Cardinale Antonelli, persona tormentatissima che capisce ben prima del pontefice che il potere temporale del Papa ha i giorni contati. Sono pochi i minuti in cui è in scena, ma le poche sequenza che lo vedono (co)-protagonista restano particolarmente impresse.

U= Unità d’Italia. L’Unità d’Italia (la prima del 1861 e quella definitiva del 1870 dopo la presa di Porta Pia) rappresentano in Rapito delle possibili ma alla fine poco significative svolte. Sia per quando riguarda il rapimento e l’eventuale restituzione di Edgardo Mortara, sia anche per quanto riguarda il ripristino di una giustizia laica, come dimostra l’assoluzione del Cardinal Feletti.

V= Vaticano. Aspettiamo, se mai ci sarà, una reazione da parte del Vaticano al film di Bellocchio. Il regista ha affermato di aver scritto una lettera al Papa. Per ora nessuna reazione, a quanto sembra.

W= Weinstein. Ben prima di essere incriminato Harvey Weinstein (New York, 1952), figura di spicco dello star system ebraico-americano aveva valutato l’ipotesi di produrre un film tratto dal caso Mortara (anche qui la fonte è IMDB).

Z= Zerouno. 01 è la casa distributrice di RaiCinema, in Italia e in Homevideo. È stata fondata nell’anno 2000 e ha distribuito tutti i film di Bellocchio di questo millennio, da L’ora di religione (2002) in avanti.

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