The Beat Bomb di Ferdinando Vicentini Orgnani

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3

Ferdinando Vicentini Orgnani, il regista milanese che quest’anno compie sessant’anni, non è particolarmente famoso. Alla fine, forse, il suo film più celebre resta quello dedicata a Ilaria Alpi (Ilaria Alpi – il più crudele dei giorni, 2003), con la giornalista tragicamente scomparsa in Somalia nove anni prima interpretata da Giovanna Mezzogiorno. Negli ultimi vent’anni Vicentini Orgnani, che ha al suo attivo nove lungometraggi in tutto, si è mosso in una zona a metà strada fra il film di finzione e il documentario, per esempio con titoli quali Sessantotto – L’utopia della realtà (2006) oppure Zulu Meets Jazz del 2008 (entrambi documentari, quest’ultimo di natura musicale) o ancora Vinodentro del 2013, che invece è un film di finzione. Se le filmografie non mentono, dal 2013 non sembra che Vicentini Orgnani abbia fatto altro, se non lavorare al presente film.

Un grande tema che sembra attraversare l’opera del regista è l’Utopia. E di Utopia a tutti gli effetti tratta il film con cui torna nelle sale, a nove anni di distanza dal suo ultimo lungometraggio, intitolato The Beat Bomb, targato 2022. Facendo ampio uso di didascalie che situano sia spazialmente che temporalmente le varie sequenze, il film attraversa un arco temporale di almeno quindici anni volte a raccontare una delle principale Utopie della cultura, anzi verrebbe da dire della controcultura occidentale, l’Utopia della Beat Generation – e lo fa concentrandosi in particolar modo su Lawrence Ferlinghetti (1919-2021), una delle sue figure più rappresentative, non tanto, mi sia consentito dirlo, sul piano della creatività e originalità quanto sul piano della capacità di fare rete, di fare squadra, di dare visibilità al movimento, soprattutto grazie alla creazione di quella che resta una delle librerie e case editrici più leggendarie al mondo, ossia City Lights, al 261 di Columbus Avenue nella città di San Francisco, libreria che nel 2023 compie 70 anni esatti.

A City Lights, inteso stavolta come editore, si deve – per chi non lo sapesse – una delle opere più importanti della Beat Generation, seconda soltanto, forse, a On The Road (1951) di Jack Kerouac ovvero il lungo poema di Allen Ginsberg intitolato Howl (Urlo), pubblicato nel 1956, un anno dopo la fondazione della casa editrice, e divenuto – di gran lunga – il volume più celebre della collana (Pocket Poets Series) e della casa editrice tutta.

City Lights, intesa come libreria invece, ebbe per un breve periodo anche una succursale fiorentina, diretta da Marco Cassini, uno dei principali editori indipendenti italiani (Minimum Fax e poi Sur). Più in generale Ferlinghetti, il cui padre era originario di Brescia, ebbe per tutta la vita uno speciale legame con l’Italia e fra le varie esperienze che il film ricorda, vi è anche un reading romano alla presenza del poeta e di due grandi attori come Giorgio Albertazzi e Michele Placido, correva l’anno 2008, e Ferlinghetti aveva quasi novant’anni.

Vicentini Orgnani, che nella parte finale riporta alcuni lacerti di quel reading, spazia di continuo (forse anche troppo) fra Italia e USA, montando le varie sequenze in modo un po’ intuitivo e arbitrario, ma sempre nell’intento di ricostruire – intervistando Ferlinghetti fin quando era in vita, nonché allievi e seguaci, le variegate communities (una ha proprio sede in Italia, in Trentino) che a lui si richiamano – di stabilire che cosa resta, oggi, di quell’Utopia. Impreziosito dalla colonna sonora di Paolo Fresu, con cui il regista ha già collaborato in passato, si tratta del film, inutile negarlo, di un grande fan; e come spesso accade a questa tipologia di film il rischio è quello di dare vita a un’agiografia nostalgica e a tratti anche un po’ patetica, non solo e non tanto di Ferlinghetti ma soprattutto di un mondo in cui l’Utopia pareva credibile, un’Utopia controculturale e pacifista, peraltro gioiosamente dura a morire, se è vero che Ferlinghetti ci ha lasciato quando di anni ne aveva ormai quasi 102.

In sala dal 13 aprile 2023


The Beat Bombregia, sceneggiatura: Ferdinando Vicentini Orgnani; fotografia: Ferdinando Vicentini Orgnani, Renato Favro; montaggio: Alessandro Minestrini; musica: Paolo Fresu; produzione: 39 Films, Luce Cinecittà; origine: Italia 2022; durata: 83 minuti; distribuzione:  Cinecittà Luce.

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