Mistero a Saint Tropez  di Nicolas Benamou

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Musica leggera, mare a perdita d’occhio, orizzonte di cielo infinito. La località balneare più alla moda del momento. Dall’alto una villa immersa nel verde. Due piscine. Una vasca idro-massaggio all’aperto. Terrazze. Lusso sfrenato. Servitù. Cagnolini minuscoli con ciuffetto raccolto in un fermaglio col fiocco. L’ostentazione del bel vivere, del godimento a tutti i costi, soldi e champagne la formula della felicità. In pochi tratti si delinea il campo di battaglia del mistero del titolo. Ma: non è tutto oro quel che luccica, il mistero è solubile anche da un inetto, lo scarto tra ciò che appare e la realtà è enorme.

Negli anni sessanta apparve nel mondo del cinema un sotto-genere di commedia denominato “rosa”: un po’ giallo, un po’ romantico, un po’ thriller ma per ridere. Ne sono luminosi esempi La pantera rosa (Blake Edwards, 1963), Sciarada (Stanley Donen, 1963), Insieme a Parigi  (Richard Quine, 1964): una miscela perfetta di elementi apparentemente dissonanti a comporre una trama avvincente, una storia d’amore, un omicidio da risolvere. Qui l’ombra fantasma del modello inarrivabile dell’ispettore Clouseau (interpretato da quel geniaccio di Peter Seller, nei suddetti film del ciclo della Pantera Rosa) e un’atmosfera alla Austin Powers (a suo modo trash-geniale attraverso l’uso del corpo trasformista di Mike Myers) aleggiano dalle prime inquadrature (e dai titoli di testa con parti di animazione) di Mistero a Saint Tropez di Nicolas Benamou: echeggiano i colori di una commedia antica sebbene contemporanea.

Non ci troviamo nella swinging London delle minigonne di Mary Quant, neppure nell’Italia del boom economico e della coda della Dolce vita (sebbene la prima canzone su scena sia “Saint Tropez twist” – “a Saint Tropez la luna si veste con te” – cantata da Peppino di Capri in lingua italiana): la storia si svolge nella Francia dello yé-yé, nella Costa Azzurra del millenovecentosettanta, della libertà sessuale, dei ricchi divisi fortemente dai poveri, dei vestiti sgargianti tra l’hippie e lo shabby-chic.

Il plot parte da un invio di lettere anonime di minaccia alla signora Eliane Croissant, moglie del miliardario dal cognome mangereccio (Benoît Poelvoorde), che, per l’appunto, lo soprannomina nell’intimità Cornetto (prestigi del doppiaggio). L’uomo ha rapporti amicali col ministro Jacques Chirac a cui chiede di mandare nella sua villa il miglior poliziotto ad indagare sul caso. L’unico disponibile è il Commissario Botta (Christian Clavier), funzionario agé, quasi in pensione, dai tragici trascorsi investigativi. In villa è in corso la preparazione di una grandissima festa-evento sulla spiaggia, invitate le celebrità di più campi, dallo spettacolo alla cultura.

Il detective Botta (che chiarisce non vuole essere accostato al commissario Colombo e riceve in risposta: “era un complimento”), sin dall’arrivo in stazione, ne combina di cotte e di crude: rigetta la colazione consumata in treno, raccontata nel dettaglio, nella macchina sportiva del riccone; cade nella buca di un meccanico; non sa portare un vassoio colmo di drink che rovescia un paio di volte tra cene e aperitivi (la sua copertura è fare il cameriere-maggiordomo); si lascia drogare fumandosi una pipa piena di hascisc; rompe preziosi ninnoli di vetro di Murano; attenta alla sanità di tutti gli ospiti in maniere varie. Incidenti, equivoci, tradimenti incrociati, parentele acquisite, ricchezza esibita, tic e manie esasperati nel disegno di personaggi macchiettistici, prevedibili in ogni frase e azione. Le gag ricordano taluni classici della comicità italiana degli anni Ottanta di categoria B, tra goffaggine fisica e trovate ai limiti dell’oscenità. La sceneggiatura non vira mai dal seminato, ricalcando modelli già visti e, di conseguenza, di basso tasso di risate. La ricostruzione dell’epoca è ben curata nei costumi (soprattutto quelli femminili) e nelle scene. La recitazione sempre sopra le righe, nei gesti e nelle battute, non aiuta lo spettatore a un coinvolgimento di identificazione.

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Cast di stelle della cinematografia francese di genere (cameo di Gérard Depardieu che si presta pure a essere infilzato nel didietro da una freccia) dal belga Benoît Poelvoorde (primo exploit attoriale significativo Il cameraman e l’assassino, regia di Rémy Belvaux, André Bonzel e Benoît Poelvoorde stesso, 1992, conclamazione con Dio esiste e vive a Bruxelles di Jaco Van Dormael, 2015), Christian Clavier (Non sposate le mie figlie! di Philippe De Chauveron, 2014), Gérard Depardieu, Thierry Lhermitte (La cena dei cretini di Francis Veber, 1998) e dalla straordinaria Rossy De Palma (Donne sull’orlo di una crisi di nervi”, Pedro Almodovar, 1988).

Possibili buoni incassi e seguito televisivo.


 Mistero a Saint Tropez  (Mystère à Saint-Tropez ) – Regia: Nicolas Benamou; sceneggiatura: Nicolas Benamou, Christian Clavier, Jean-François Halin, Jean-Marie Poiré; fotografia: Philippe Guibert; montaggio: Olivier Michaut-Alchourroun; musica: Maxime Desprez, Michael Tordjiman; interpreti: Benoît Poelvoorde, Christian Claire, Gérard Depardieu, Rossy De Palma, Virginie Hocq, Thierry Lehrmitte, Nicolas Briançon, Vincent Desagnat, Jérôme Commendeur; produzione: Curiosa Films, France 2 Cinéma, Ouille Productions; origine: ; Francia, 2021; durata: ; 89’; distribuzione: I Wonder Pictures.

 

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