Daaaaaalì! di Quentin Dupieux (Fuori Concorso)

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Daaaaali!  è stato una piacevole sorpresa per tutti coloro che amano la sperimentazione. L’opera come sempre “on-man-band” del cineasta francese, Quentin Dupieux  – solo pochissimo tempo fa al Festival di Locarno 2023 con Yannick, altro suo successo – conferma uno stato di grazia e un’indole geniale e furba nel coniugare un cinema multistrato, irriverente, dove sostanzialmente attinge al teatro dell’assurdo e all’avanspettacolo, mondi da lui ben conosciuti.

Nella trama potremmo addirittura scorgere un moderno “Godot”, visto che la protagonista (Anaïs Demoustier), una giovane giornalista in cerca di fama, cerca con tutte le sue forze di fare un’intervista al grande pittore Dalì, senza mai poter giungere alla conclusione del suo lavoro.  Il tutto accade in location molto limitate a livello scenografico (hotel, appartamento e ufficio), in cui gli attori risaltano in maniera evidente e danno vita a una sequenza di ripetizioni esilarati di scene e versioni del pittore nelle sue più famose espressioni e imitazioni da parte di attori di grande talento, che Dupieux si diverte ad alternare nelle varie versioni anagrafiche e estetiche di Salvator Dalì.

L’elemento che colpisce di questo autore francese è la sua doppiezza, il suo alternarsi tra serio e faceto, tra uno stile sofisticato delle idee surrealiste alternate all’improvvisazione teatrale e alla leggerezza degli sketch.

A interpretare l’artista ci sono cinque attori differenti (il più memorabile Jonathan Cohen, che rispetto a Pio Marmaï e Gilles Lellouche è evidentemente nel suo habitat naturale: quello della comicità più spiccata), tutti accomunati da baffi e tratti distintivi del personaggio, con le loro sequenze e iterazioni di azioni simili seppur variate costituiscono l’emblema di un film che di per sé rappresenta la manifestazione della volontà del regista di non collegare gli eventi attraverso una cronologia o una progressione drammaturgica, in modo da poter dare allo spettatore la possibilità di poter costruire un po’ la propria versione della storia, rispetto a un personaggio tanto eclettico e imprevedibile.

Il film – piaccia o non piaccia – si presta a tale visione, proprio perché la sceneggiatura non è sequenziale, ma una serie di scene, quasi delle vignette, cucite assieme da un montaggio geniale, che permette alla storia di assumere un corpo unico seppur molto schizofrenico nelle proprie azioni.

In questo ultimo lavoro Dupieux conferma, dunque, la sua poetica registica in cui alterna stili e messaggi opposti attraverso personaggi e storie pazzesche, che ci conducono in dimensioni in cui non c’è posto per gli antefatti, i preconcetti o l’intellettualismo, proprio perché in maniera teatrale, lui se ne prende gioco, conquistando pubblico e critica e confermando la sua personalità ambivalente, mai e poi mai in qualche maniera catalogabile.


Daaaaali!  – Regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio: Quentin Dupieux; musiche: Thomas Bangalter; scenografia: Joan Le Boru; interpreti: Anaïs Demoustier, Gilles Lellouche, Édouard Baer, Jonathan Cohen, Pio Marmaï, Didier Flamand, Romain Duris; produzione: Atelier de Production (Thomas Verhaeghe, Mathieu Verhaeghe), France 3 Cinéma; origine Francia, 2023; durata: 79 minuti; distribuzione: Lucky Red.

 

 

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