The Warrior – The Iron Claw di Sean Durkin

Fin da quando ero bambino dicevano che la mia faglia era maledetta: mamma cercò di proteggerci con Dio, papà cercò di proteggerci con il wrestling.

Che la maledizione fosse reale o meno è affare di superstizione, la famiglia era sicuramente reale e persino nobile nel campo del wrestling: i Von Erich. La nuova generazione porta il nome di Kevin (Zac Efron), campione NWA, David (Harris Dickinson) e di Kerry (Jeremy Allen White), lanciatore del disco. C’è anche un quarto fratello, che in realtà era il maggiore, morto all’età di cinque anni, e un quinto, Dave (Stanley Simons) che al ring preferisce la chitarra elettrica e il microfono. A capitanarli il capostipite, Fritz von Erich (Holt McCallany) che la competizione ce l’ha nel sangue, anzi, nei muscoli:

Sappiamo tutti che il mio preferito è Kerry, ma la classifica può sempre cambiare!

Con il ritiro della squadra olimpica americana da Mosca ’80 per bocca del presidente Carter, Kerry finisce sul ring a formare un trio che mira al titolo mondiale, eppure solo uno dei tre fratelli potrà ambire alla cintura. Chi sarà il prescelto da papà Fritz? Ma attenzione, la maledizione è dietro l’angolo e la superstizione a volte supera la realtà, almeno nella mente dei maledetti…

Gli americani hanno in mente quello: il successo. Puoi cadere mille volte nel raggiungerlo, se alla fine però lo conquisti la fama della vittoria oscura il peso delle delusioni. Dal pugilato – genere principe ed emblematico dello spirito statunitense – si rimane sul ring e si passa a un’altra disciplina, il wrestling, che nella teoria sarebbe prendersi a mazzate per finta, nella pratica la finzione viene meno:

Non è tutto finto?

Non c’è nulla di finto in quello che faccio.

Tra finzione e realtà, il discorso non cambia, anzi, viene amplificato. Se il pugilato nasce come materia antica per poi conquistare l’America, il wrestling è il figlio prediletto statunitense per la predisposizione allo spettacolo e quindi al mezzo televisivo. Lo Show è Show. Non è tanto quanto picchi, ma quanto esageri il gesto violento e tessi poi una narrazione capace di coinvolgere lo spettatore. È così che una famiglia può diventare nobile nel praticarlo, come la casata dei Von Erich.

Sean Durkin porta soggetto, sceneggiatura e regia. Lui, conosciuto per un premio alla regia al Sundace 2011 per La fuga di Martha, e poco conosciuto per il suo secondo lavoro, The Nest – L’inganno, fa un lavoro sufficiente in The Warrior – The Iron Claw, né infamia né gloria né carattere. Dove fa invece un ottimo lavoro è nella scelta del casting: se è vero che un attore bello bisogna imbruttirlo per farlo diventare anche bravo, allora si può dire che Zac Efron in questo film è abbastanza brutto e quindi abbastanza bravo. Forse la prova più interessante della sua carriera, soprattutto a livello fisico. Certo, circondarsi da due pezzi da novanta come Harris Dickinson e Jeremy Allen White aiuta e non poco. Ciò che ne esce è una performance corale di grande livello, nel quale il wrestling è solo mezzo, o meglio show, per parlare di altro: la storia di una famiglia e del legame di quattro, anzi, cinque, fratelli.

Oltre alle botte da orbi – finte o vere che siano – emerge così il focus più importante: la difficoltà di soddisfare un padre emblema della propria società – e quindi anaffettivo nonché mirante il solo successo – e la bellezza di essere fratelli, sopra ogni cosa. Sono quindi violente quanto significative le parole di uno spezzato e maledetto Kevin, quando si guarda attorno e suggerisce che

Un tempo ero un fratello. Ora non sono più un fratello.

The Warrior – The Iron Claw  è un buon prodotto che non si accontenta di essere una parabola sportiva e americana ma pone in luce il prezzo affettivo e umano della stessa. Dopotutto, se vuoi vincere una cintura, poi devi avere un corpo a cui stringerla. I tre attori protagonisti ci regalano un’ottima performance, in alcuni punti il film languisce su stesso ma comunque si arriva alla fine, soprattutto per un buon soundtrack e una trama tanto efficace quanto più inventata. Insomma, tra mosse segrete e lanci fuori dal ring, il film non finisce all’angolo, anche se un paio di volte a terra ci cade. Si rialza però sempre in tempo, prima che lo spettatore conti fino a dieci.

P.S.: un applauso per il titolo italiano, se è possibile farlo più lungo, la prossima volta non ci si risparmi.

Dal 1 febbraio in sala


The Warrior – The Iron Claw – regia: Sean Durkin; soggetto: Sean Durkin; sceneggiatura: Sean Durkin; fotografia: Mátyás Erdély; montaggio: Matthew Hannam; musiche: Richard Reed Parry; interpreti: Zac Efron, Jeremy Allen White, Harris Dickinson, Maura Tierney, Stanley Simons, Holt McCallany, Lily James, Maxwell Jacob Friedman, Brady Pierce, Aaron Dean Eisenberg, Kevin Anton, Cazzey Louis Cereghino, Chavo Guerrero Jr., Ryan Nemeth; produzione: A24, BBC Films, Access Entertainment, House Productions; origine: USA, 2023; durata: 132 minuti; distribuzione: Eagle Pictures.

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