Vera di Tizza Covi e Rainer Frimmel

  • Voto

Al più tardi a partire da La pivellina (2009) il duo composto da Tizza Covi – originaria di Bolzano – e Rainer Frimmel – originario di Vienna, rappresenta  una realtà consolidata nel campo di quel genere ibrido che si è soliti chiamare docufiction. Il film del 2009 fece giustamente incetta di premi e rappresentò l’Austria agli Oscar, senza però entrare nella short list.

Pure Vera, tredici anni e quattro film dopo, batte bandiera austriaca, anche se è totalmente ambientato in Italia e parlato in italiano. Il titolo è tutto un programma sia che lo si legga con la “e” aperta, sia che lo si legga con la “é”, la chiusa. La prima opzione, com’è ovvio, prevale, essendo la protagonista una persona che si chiama Vera, anche se – e lo capiremo subito – più che il nome nel caso della protagonista conta il cognome, ovvero Gemma. Chi è solito, a differenza del sottoscritto, seguire i reality e i game show (in questo caso specifico ben quattro e rispondono al nome di: Ritorno al presente, Pechino Express, Resta a casa e vinci, L’isola del tesoro) saprà fin troppo bene chi è Vera Gemma, io non lo sapevo, lo confesso. Ed è stata, davvero, una scoperta. Perché intorno alla persona Covi e Frimmel hanno saputo costruire un personaggio, dando vita a una terza cosa, che è la persona e il personaggio ma al tempo stesso non è né l’una né l’altro.

Si comincia con la presentazione di Vera, volto e corpo con tanto tanto lifting, abiti moooolto appariscenti, capelli mooolto platinati (e arricchiti da lunghissime extension, come scopriremo dopo un po’) che si aggira, spesso ripresa di spalle mentre cammina oppure in macchina che parla con Walter il suo autista (non sappiamo e non ci interessa sapere se l’autista Vera Gemma ce l’abbia davvero, certo è che l’autista Walter è interpretato da Walter Saabel, attore tedesco di 72 anni, che ritroviamo praticamente in quasi tutti i film di Covi/Frimmel, un po’ come succedeva ad Alfred Edel con Alexander Kluge o con Christoph Schlingensief, che qualunque personaggio interpretasse in fondo era sempre lui).  Vera si aggira soprattutto per Roma, si aggira per feste, partecipa senza successo a improbabili casting, si rattrista ma in fondo resta sempre in piedi; frequenta colui che per un certo periodo è il suo fidanzato Gennaro (Gennaro Lillio, anche lui star dei talent), che a un certo punto la lascia. Sono stati davvero fidanzati? Boh! Ma in fondo chi se ne frega.

Ogni tanto la vediamo anche in casa, dove finiamo – se non ci siamo già arrivati – per capire tutto. Sopra la testiera del letto troneggia un ritratto di Giuliano Gemma (a cui, lo ricordiamo, Vera ha dedicato alcuni anni fa anche un documentario, intitolato Giuliano Gemma – un italiano nel mondo, 2013) che dice più di ogni altra cosa qual è il punto nodale di questo film (Freud, è il caso di dirlo, ci andrebbe a nozze): Vera è schiacciata da questo padre così bello e così famoso, da cui non riesce a liberarsi. Schiacciata perché un altro uomo così bello non lo troverà mai, finendo, come dice, per comparare costantemente tutti i maschi al padre/idolo, schiacciata perché fin da bambina ossessionata dalla bellezza (di qui anche i lifting fin dall’età giovanile, del tutto privi di necessità), schiacciata perché figlia di… Il tema di quanto soffrano i figli schiacciati dai padri viene articolato in modo quasi didascalico nel Cimitero Acattolico quando due figlie di cotanti padri (Vera Gemma, appunto, e Asia Argento, profondamente amiche che hanno partecipato insieme a Pechino Express) sostano di fronte alla tomba di August von Goethe, figlio del Goethe più celebre, che come il padre era andato in Italia, ma lì – nel 1830, due anni prima del padre – ci era anche morto.

Ma la ricchezza del film non si esaurisce nella declinazione di questa frustrazione. Il film (e con certezza questa è la parte più fictional) dalle zone più nobili di Roma si trasferisce per larghe parti nel sobborgo di San Basilio, dove, Vèra, in cerca di vita véra, conosce a causa di un incidente automobilistico una famigliola composta da padre, figlio e nonna, iniziando praticamente a convivere con loro, diventando quasi la compagna del padre, la madre adottiva del figlio e figlia adottiva della nonna. Le sequenza, qua e là di stampo, verrebbe da dire, pasoliniano, con i sottoproletari che recitano in modo un po’ improbabile, assume a un certo punto anche una deriva delinquenziale e patologica di cui forse si poteva anche fare a meno, nella quale Vera, abituata fin da bambina a vivere nei set, risulta del tutto inesperta. Vera ha tanto bisogno di vita véra, ma non conosce la vita véra e la bravura dei registi fa sì che il film riesca a mantenersi per tutta la sua durata nel tenue discrimine fra tragedia e commedia, perché in certi momenti fa anche molto ridere.


Vera – Regia: Tizzi Cova, Rainer Frimmel; sceneggiatura: Tizzi Cova; fotografia: Rainer Frimmel; montaggio: Tizza Covi; interpreti: Vera Gemma, Daniel De Palma, Asia Argento Gustav Hofer, Sebastian Dascalu, Giuliana Gemma, Annmaria Ciancamerla, Walter Saabel; produzione: Vento Film; origine: Austria 2022; durata: 115′

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.