Un’ombra sulla verità di Philippe Le Guay

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L’anteprima del film si è tenuta a Roma giovedì 20 gennaio 2022 a Villa Medici- Accademia di Francia alla presenza del regista Philippe Le Guay che ha ricevuto il premio Foglia d’oro del pubblico “France Odeon” (Firenze, XII edizione, ottobre 2021) e della produttrice Anne-Dominique Toussaint.

Alcune verità non fanno dormire. Le negazioni di verità, invece, arrivano a non far vivere. È questione di mostri, non quelli sotto il letto, ma quelli sepolti in cantina e che il posto, a dirla tutta, l’hanno regolarmente acquistato. Un’ombra sulla verità, titolo originale L’Homme de la cave, per la regia di Philippe Le Guay è una pellicola intelligente che sfrutta il classico umorismo francese, freddo e pungente, per rendere una catabasi claustrofobica dove cattivo e buono si scambiano di posto replicando e rivoltando nella loro cieca lotta il passato, in questo caso l’Olocausto.

Il signor Fonzic (François Cluzet) è un professore di storia che ha abbandonato la cattedra e ora sta cercando un luogo dove mettere un paio di scatoloni. Simon Sandberg (Jérémie Renier) è un architetto di Parigi che cerca un acquirente per la propria cantina necessitando soldi per rifarsi la cucina.  Gli interessi collimano, i due firmano la vendita e, nonostante manchi il passaggio agli atti in presenza di notaio, Simon intasca l’assegno che il signor Fonzic lo spinge ad accettare in cambio della possibilità di aver al più presto a disposizione il locale. Tutto è bene ciò che finisce bene («fidiamoci a vicenda») se non fosse che il signor Fonzic nella cantina non ci sistema gli scatoloni, ma la propria persona.

La situazione degenera e in una corsa contro il tempo, mentre la moglie Hélène (Bérénice Bejo) è già dal notaio per l’atto di firma, Simon scopre dal preside perché il signor Fonzic è stato cacciato da scuola: il professore è un negazionista dell’Olocausto. E i Sandberg sono una famiglia di ebrei. Il danno è fatto, il signor Fonzic è ormai l’effettivo proprietario della cantina e loro dovranno convivere con lui. O forse no. Inizia così una caduta libera nel quale Simon passerà da un avvocato all’altro, litigherà con il fratello David (Jonathan Zaccaï), arriverà a prendere a schiaffi la figlia Justine (Victoria Eber). La presenza è fra di loro, accettarla è pressoché impossibile: è un’ombra sulla verità e il preludio di possibili eclissi fa sempre paura, soprattutto se ricordano tragedie andate.

Philippe Le Guay firma una pellicola rubika, nel senso che, come il cubo omonimo, la mdp gira e rigira affrontando la vicenda da ogni possibile angolazione, suggerendo la possibilità che più sono le mosse spese nel cercare la soluzione e più dalla soluzione, in effetti, ci si sta allontanando. A dare spinta ai dialoghi è l’umorismo francese, dalla risata appena accennata, umorismo che cerca di stemperare e alleggerire quello che è a tutti gli effetti un thriller psicologico fatto di sguardi e inquadrature tese a citare, se non a richiamare direttamente, immagini stampate nella nostra memoria: caldaie che ricordano forni, cantine simili a camere a gas, una maggioranza che opprime una minoranza. Il tutto è però invertito e si gioca sull’ambiguità dell’ossessione: il negazionista allora sembra il buono e il senso comune la dittatura di turno.

È dopotutto il secolo del dubbio e non c’è, appunto, dubbio che non possa essere alimentato da quell’arma che fa e disfa: la parola. Il signor Fonzic è allora il serpente che soffia alle orecchie di Justine, e sfruttando le sue pene adolescenziali riesce a portarla dalla propria parte, convince i vicini della famiglia ebrea che lui è un essere mansueto e con la medesima tecnica prova pure a soffiare alle orecchie dello spettatore al grido di «io ho bisogno di capire, null’altro», mentre l’eroe, Simon, è alla deriva e con sé porta il senso comune, fino alla parte del torto.

Un’ombra sulla verità è un film tanto denso quanto ingegnoso. Denso per il vorticare furioso della discesa, ingegnoso lo è per la capacità di indicare chiaramente l’antagonista ma evitare di fargli fare alcun movimento in scena. È invece l’altro, Simon, che nel suo dibattersi finisce per mutare ruolo, da protagonista in quello di antagonista. A quel punto allo spettatore si chiede di schierarsi e la mancanza di scelta non può che porlo in difficoltà. In fondo, s’intuisce, è stato sufficiente scorgere il profilo del lupo perché il gregge si gettasse nel burrone, pastore al seguito.

In uscita nelle sale italiane ad aprile 2022


Un’ombra sulla verità (L’Homme de la cave) – Regia: Philippe Le Guay; sceneggiatura: Philippe Le Guay, Gilles Taurand, Marc Weitzmann; musiche originali Bruno Coulais; direttore della fotografia; Guillaume Deffontaines; montatrice: Monica Coleman; scenografo: Emmanuel De Chauvigny; suono/montaggio: Laurent Poirier, Vincent Guillon, Olivier Goinard; costumi Elisabeth Tavernier; interpreti: François Cluzet; Jérémie Renier; Bérénice Bejo; Jonathan Zaccaï; Victoria Eber; Denise Chalem; Patrick Descamps; Sharif Andoura; François-Éric Gendron; Laetitia Eido; Martine Chevallier; Patrick D’assumcao; produzione: Les Films Des Tournelles, Big Sur Films, France 2 Cinéma; origine: Francia, 2021; durata: 114’; distribuzione: Bim Distribuzione.

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