Blue Jean di Georgia Oakley

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Jean (Rosy McEwen) insegna educazione fisica in un istituto di Newcastle. È il 1988, il mondo è in espansione e cambiamento, ma le regole borghesi sono consolidate e comuni nella provincia britannica tanto che il governo ha appena approvato una legge omofoba che equipara gli omosessuali ai pedofili. Essere diversi non è permesso, non c’è spazio – né rispetto – per chi non appartiene al modello tradizionale di famiglia, la politica destrorsa lo dimostra, Margaret Thatcher impazza. Jean è separata da un marito qualunque sposato per benevolenza, ha provato a stare nelle righe di una vita normale, un matrimonio giovanile, una esistenza ben vista dalla famiglia, un impiego fisso.

Il film inizia a seguirla in una serata settimanale, mentre si decolora da sola i capelli corti di biondo: l’ossigeno schiarisce la chioma della ragazza che si distende la sera davanti a una trasmissione televisiva tipo “Gioco delle coppie”. La sera successiva, invece di restare da sola a casa, va nel bar omosessuale a incontrare la sua nuova fidanzata Viv (Kerrie Hayes), una donna dal fisico potente, la testa quasi rasata, abbigliata tutta in pelle nera, è una motociclista, a suo agio negli abiti diversi di una omosessualità esibita con orgoglio. Jean ne è molto innamorata: diversamente da lei Viv ha superato da tempo la lotta per il suo spazio nel mondo, è sorridente e libera, gode con la donna senza temere il giudizio altrui.

Una sera, mentre sono sole loro due a casa, Jean riceve per una emergenza il nipotino di sei anni: Viv va via, lasciandola al ruolo di zia che non ama dichiarare la sua preferenza sessuale. Il bambino racconterà alla madre la presenza dell’amante: questo il primo twist narrativo che farà traballare alla protagonista il castello di carta messo in piedi da anni.

A scuola arriva una ragazza nuova, Lois (Lucy Halliday), Jean ne percepisce la medesima attitudine verso il genere femminile: vorrebbe proteggerla dagli sfottò delle altre alunne, vorrebbe essere lei che ha altre possibilità in quanto più giovane e fresca nelle prospettive davanti a sé. Il suo arrivo farà saltare il meschino equilibrio che l’insegnante ha tentato, con mosse da equilibrista, di tenere in piedi. Jean ha paura che il conformismo dilagante le rovini la vita, procurandole una sospensione dal lavoro (che ama) e un allontanamento dalla famiglia di origine (di cui sente il bisogno a livello emotivo).

Esplicito nelle riprese sessuali, benissimo descritto l’ambiente libertario della comunità LGBT dell’epoca, la fratellanza/sorellanza immediata tra nuove adepte: le feste, le serate a giocare a biliardo, i concerti. Rosy McEwen possiede la splendida capacità di esprimere, attraverso minimi movimenti del viso, l’imbarazzo, la paura, la tentazione, la tentazione, la mancanza di coraggio.

Un cinema di poche parole e poche chiacchiere, dritto al punto un realismo aderente ai fatti, la lealtà tra donne, la difficoltà di parlare, un senso etico della vita, una malinconia legata alla sorpresa di dover vivere una doppia vita e non riuscire a dare ascolto a un’anima assai più sfaccettata della maniera tipica richiesta dalle convenzioni, spesso false e di apparenza, più che mai consolidate: un punto basso nella politica mondiale, dal quale non si poteva che risalire (e purtroppo, troppo spesso, riscendere). La verità emana da ogni fotogramma: nonostante la distanza di più di trent’anni da quel periodo, molti pregiudizi non sono ancora morti, l’attualità di raccontare una realtà del genere emerge fortemente e con urgenza.

Forte il coinvolgimento dello spettatore, con la possibilità di adesione con la protagonista qualunque siano il colore della pelle, le preferenze sessuali, le differenze sociali, politiche, generazionali. Bello. Importante. Necessario.

 


Blue Jean; Regia: Georgia Oakley; sceneggiatura: Georgia Oakley; fotografia: Victor Seguin; montaggio: Izabella Curry; musica: Chris Roe; interpreti: Kerrie Hayes, Rosy McEwen, Stacy Abalogun, Lucy Halliday, Izzi Neish; produzione: Kleio Films, BBC Film and BFI, Great Point Media; origine: Gran Bretagna, 2022; durata: 93’; Proposta di voto:  3 e mezzo su 5 stelle.

 

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