London F.F.: Nitram

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Si può prevedere il futuro? Intravedere i segni di una personalità disturbata e agire prima che sia troppo tardi? Petardi e una mania di incendiare le situazioni, Martin (Caleb Landry Jones) – soprannominato Nitram – fin dall’infanzia lascia il segno a causa del suo carattere da bastian contrario. E quell’alone di ignavia che avvolge un viso altrimenti difficile da decifrare.

È il 1996 a Port Arthur, in Tasmania. La vita scorre tranquilla tra giovani surfisti e famiglie con enormi giardini da tosare. Martin, ormai ventenne, cerca di riempire le sue giornate oziose e prive di scopo per emanciparsi dalle cure di una famiglia che, per quanto lo ami incondizionatamente, non riesce a comprenderlo. Così incontra Helen (Essie Davis), una ereditiera squilibrata, che lo accoglie nella sua enorme casa e lo vizia come un figlio o meglio come un compagno di giochi. Una macchina nuova, vestiti costosi e un nuovo domicilio non bastano però a placare l’inquietudine di questo giovane e presto anche la sua benefattrice rimane vittima della sua irrazionale violenza. La miccia accesa da un fatale incidente stradale innesca una spirale di eventi che porteranno il ragazzo a compiere la strage più estrema.

Il lungometraggio di Justin Kurzel, presentato qualche mese in concorso al 74º Festival di Cannes 2021,  si può approcciare sia come un resoconto vagamente romanzato di fatti realmente avvenuti oppure come una provocatoria accusa alle istituzioni australiane e al loro lassismo nel lotta contro le armi da fuoco (come sottolineano i titoli di coda). In entrambi i casi il risultato è un eccellente pellicola che non fa sensazionalismo intorno a fatti di cronaca ma utilizza gli strumenti della grammatica cinematografica per rivelare, fotogramma dopo fotogramma, il percorso di un giovane profondamente disturbato.

La macchina da presa osserva da lontano, con un distaccato senso di impotenza, ma allo stesso tempo tiene i personaggi sotto tiro proprio come le potenti pistole che saranno le protagoniste del finale tragico. Suoni, rumori, musica e silenzi vengono usati come premonizioni o come indicatori del tumulto interiore del protagonista. Grandioso nella sua interpretazione il protagonista Caleb Landry Jones, l’attore texano classe 1989, già famoso per grandi film come Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (https://www.closeup-archivio.it/tre-manifesti-a-ebbing-missouri) e Scappa – Get out (entrambi usciti nel 2017), porta sulle sue spalle il pesante fardello di umanizzare la figura di  Martin Bryant, il giovane uomo che uccise 35 persone in una zona turistica della Tasmania con un arma semiautomatica.

Nitram è un individuo immaturo e mentalmente fragile, vittima del bullismo, costantemente sul piede di guerra, non più in grado di essere protetto da due genitori svuotati dal senso di colpa per aver portato al mondo questo reietto. Suo padre (Anthony LaPaglia) è ormai incapace di reagire agli scoppi d’ira del figlio, e sua madre (una sensazionale Judy Davis) è avvizzita e, divorata dal ruolo di disciplinatore della famiglia, non riesce più a instaurare un legame con il frutto dei suoi lombi che ormai considera un alieno incapace di amarla o semplicemente di essere una persona normale.

Il regista australiano torna a parlare di serial killer dopo il debutto del 2011 con Snowtown e la discesa negli inferi della Kelly Gang (2019), con Nitram raggiunge finalmente le vette narrative che mancavano in Macbeth (2015) e si guadagna l’accostamento al Gus Van Sant di Elephant (2013, cfr. https://www.closeup-archivio.it/elephant). La scelta di non mostrare il massacro e di far crogiolare lo spettatore nell’insensata e nauseante esistenza di Martin si rivela vincente.

I titoli di coda scorrono in una sala sprofondata nel più rigoroso silenzio, riflessioni sulla corruzione che i soldi portano con sé, sulle responsabilità e su chi esse ricadano, circolano nei pensieri dei presenti.  Un grande risultato per questo film che primeggia tra i candidati alla competizione ufficiale come miglior film di questa edizione del Festival di Londra.


Nitram  – Regia: Justin Kurzel; sceneggiatura: Shaun Grant; fotografia: Germain McMicking; montaggio: Nick Fenton; musica: Robert Ames; interpreti: Caleb Landry Jones, Judy Davis, Anthony LaPaglia, Essie Davies;  produzione: Shaun Grant, Nick Batzias; origine: Australia, 2021; durata: 112’

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