Onde radicali

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Prendete un ipotetico Signor Bianchi e un ipotetico Signor Rossi, entrambi giovani promesse del giornalismo italiano, entrambi di buona famiglia, entrambi ex studenti dall’intelligenza brillante e dal carattere ambizioso. Ora, fateli accomodare su due scrivanie opposte e infilategli una penna fra le dita. Affidategli un qualunque esercizio di stile: la recensione di un film, la cronaca di un conflitto, la stesura di un articolo di costume. Lasciateli lavorare nel buio della propria cameretta e andate pure a farvi i fatti vostri. Il risultato finale è già scandito fra i termini altisonanti dei loro Curricula, fra manifesti e pamphlet la cui sonnolenta retorica farebbe invidia al Nanni Moretti di Ecce Bombo. La fedeltà alle parole d’ordine collettive è garantita da numerosi fattori, quali la classe sociale d’appartenenza, la naturale propensione per le Belle Lettere o magari l’arrivismo personale. In poche parole, il Signor Bianchi e il Signor Rossi sono pronti a scodellare la stessa minestra, pur dovendo utilizzare ingredienti diversi.

In occasione della Festa di Roma, il regista Gianfranco Pannone sceglie di raccontarci una storia differente, meno grigia per così dire, rispetto a quella sopra citata. Aprendo uno squarcio ombratile su un’Italia solo in apparenza rimossa, Onde radicali si rivolge ad una generazione ormai tristemente abituatasi ai Signori Bianchi e ai Signori Rossi, nonché alla loro dialettica cinerea che narra tutto e niente.

Il documentario, realizzato in collaborazione con Marco dell’Olmo e Simonetta Dezi, traccia una cronologia in fondo parallela al nostro presente – e lo fa attraverso uno strumento tutt’altro che deceduto: la radio. La cinepresa non si limita a trasportarci nei tumultuosi anni ‘70, fra i grandi processi giudiziari e il terrore brigatista, ma sceglie di traghettarci lungo l’intera capitale, esplorandone i pertugi spaziotemporali, sondandone le frequenze e trasformando la voce in immagine.

Il reticolo divulgativo sviluppatosi attorno a Pino Pietrolucci e a Paolo Vigevano finisce per riallacciarsi alla vischiosa ragnatela virtuale in cui ci troviamo oggi, profetizzando con larghissimo anticipo l’avvento di Internet, dei Social Network e di tutti i mostri informatici nei quali la verità emerge in ogni sua reale bruttura. La radio, dunque, non si riduce certo a quel bizzarro marchingegno spesso reperibile a casa di qualche anziano parente, né si presta al turpiloquio mattutino gracchiato dagli altoparlanti della propria utilitaria. La radio, per Marco Pannella e Massimo Bordin, è un sismografo della quotidianità, è uno status mentale che tende a riflettersi in ogni medium – dalla televisione in bianco e nero al fastidioso schermo di uno smartphone. Attraverso il fotogramma, Pannone ci dimostra come il giornalismo segua il medesimo itinerario, innestandosi (ben prima dell’avvento di Facebook!) nella concretezza della vita ordinaria, allontanandosi dalle etichette di partito per addentrarsi nelle aule in cui ci si gioca il destino delle masse. Al Signor Bianchi e al Signor Rossi non piace questo elemento.

Sovrapponendo ricostruzione storica e testimonianza diretta, il documentario svolge l’intricata matassa dell’Italia contemporanea: Emma Bonino, Roberto Giachetti e Francesco Rutelli non sono chiamati qui a sfogliare malinconicamente vecchi reportage, ma ricordano un itinerario ancora attuale, riavvolgendo un filo d’Arianna che germoglia dalla tragica morte di Giordana Masi e si sviluppa su diversi campi di battaglia.

Così riaffiorano, dal vaso di Pandora della radio libera, il tribunale kafkiano levatosi intorno ad Enzo Tortora, il volto del giudice D’Urso o il fronte ceceno che fagocitò l’inviato Antonio Russo. Il tutto senza elemosinare il nullaosta di chi, per scelta o per necessità, preferirebbe rimanere in superficie, magari ancorandosi ai suoi vessilli politico-burocratici. Più ancora dell’inchiesta pura, nuda e cruda, colpiscono i sussurri dismessi del nostro Paese, brulicanti fra i nastri d’archivio eppure ancora udibili nel selvaggio formicaio del World Wide Web, nonché le pericolanti catene telefoniche allestite fra i disordini dell’impetuosa primavera romana targata 12 maggio 1977. Ci si chiede se, da allora, l’orizzonte radiofonico non si sia semplicemente trasferito su altri continenti, innestandosi sulla dissestata incertezza dell’oggi, intercettandone le radici e raggiungendo mete che il Signor Bianchi e il Signor Rossi, dall’alto delle loro scrivanie immacolate, non sono in grado di scorgere.

In onda il 2 novembre alle 21.15 su Sky Documentaries, disponibile On Demand e in streaming su NOW.


Cast & Credits

Onde radicali  – Regia: Gianfranco Pannone; sceneggiatura: Gianfranco Pannone, Marco Dell’Omo, Simonetta Angeloni Dezi; fotografia: Tarek Ben Abdallah; montaggio: Erika Manoni; testimoni: Paolo Vigevano, Pino Pietrolucci, Claudia Rittore, Emma Bonino Francesco Rutelli, Rita Bernardini, Marco Taradash, Gianfranco Spadaccia, Valter Vecellio, Roberto Giachetti, Valeria Ferro, Antonio Cerrone, Alessio Falconio, Paolo Chiarelli, Lorena D’urso, Ettore Iorio, Annachiara Mottola Di Amato, Pietro Forti; produzione: Ganesh Produzioni e Movimento Film; origine: Italia 2021; durata: 72’.

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