Tár  di Todd Field

  • Voto

Ascesa e caduta, in modalità brechtiana, di Lydia Tár, prima donna della Storia a divenire direttrice a Berlino di una delle più importanti orchestre al mondo, una star internazionale di prima grandezza nel campo della musica classica. Ambientato tra la capitale tedesca (quasi sempre), New York (in parte molto minore) e in Vietnam  (nel finale), Tár, terzo lungometraggio nella carriera dell’attore e sceneggiatore Todd Field, nasce a ben sedici anni dal precedente Little Children (2006), basato sul romanzo omonimo di Tom Perrotta  e interpretato da Kate Winslet, un affresco tragico di una famiglia in crisi.

Ma questa lunga attesa non è sembrata vana perché qui siamo a tutt’altro livello, a un’opera di cesello straordinario grazie all’orchestrazione magistrale – è il  caso di dirlo –  di una sublime Cate Blanchett, vera mattatrice del film, in scena – se abbiamo visto bene – dal primo all’ultimo minuto in un lungometraggio della durata di ben 3 ore. Ed infatti Field non ha potuto che dichiarare: “Il copione è stato scritto per un’artista: Cate Blanchett. Se avesse rifiutato, il film non avrebbe mai visto la luce. I cinefili, gli appassionati e il pubblico in generale non ne saranno sorpresi. Dopotutto, Blanchett è una maestra assoluta. Mentre giravamo il film, l’abilità sovrumana e la verosimiglianza di Cate sono stati qualcosa di veramente sbalorditivo da vedere. Ha avuto un effetto positivo su di tutti. Il privilegio di collaborare con un’artista di questo calibro è qualcosa di impossibile da descrivere adeguatamente. Sotto ogni punto di vista, questo è il film di Cate”.

E difatti alla visione è così. Pensando indietro nel tempo, il film che Tár immediatamente mi ha evocato – dico evocato non imitato – è un capolavoro in bianco& nero diretto nel 1950 da Joseph L. Mankiewicz, Eva contro Eva (All About Eve), con cui condivide la passione dell’arte (questa volta non attoriale) e gli intrighi psicologici che nascono nel rapporto tra varie generazioni d’artisti o aspiranti tale. E comunque va subito aggiunto che il legame che divideva la famosa diva di Broadway quasi alla soglia del viale del tramonto,  Bette Davis,  dalla più giovane attrice ammiratrice e arrivista Anne Baxter,  non si può paragonare a quello che Lydia instaura con due donne importanti nella sua esistenza e carriera: la sua assistente personale Noémie Merlant che vorrebbe tanto diventare anche lei una assistente/direttrice d’orchestra, e soprattutto la compagna di vita Nina Hoss (celebre attrice tedesca, prima musa di Christian Petzold) che alla fine non ne può più dei capricci della superwoman.

Tutto si snoda molto linearmente tra alcuni begli squarci di Berlino, la sala di concerto delle prove e soprattutto gli intrighi e i legami tra le donne, con al centro l’ape regina Lydia, anticonformista e narcisa, che,  super specialista della musica tardo-romantica del compositore austriaco Gustav Mahler, dopo essere stata una grande allieva di Leonard Bernstein, vuole imitare e forse anche superare il maestro nel dirigere l’orchestra sino alla perfezione. Tra leggii, prove, spartiti, audizioni, ingressi e uscite di scena di personaggi minori, Cate Blanchett dà vita ad una donna fuori dall’ordinario che, tondeggiando equilibrio e disequilibrio, non si rifugia però mai dietro il paravento del politically correct anzi talvolta tende a sfidare il conformismo di una certa sinistra (soprattutto anglosassone e sessualmente ipercorretta) con delle battute al vetriolo. Ma si sa la perfezione non è di questo mondo e anche lei commette delle ingiustizie, sbaglia i rapporti che instaura con le sue “donne”, forse le sfrutta interpretando male delle situazioni e delle occasioni,  sino ad una caduta forse evitabile. Lasciata Berlino, l’Europa e troppi sogni di grandezza, andrà in purgatorio in oriente per andare a dirigere lì un ensemble musicale sicuramente meno prestigioso e a bagnarsi nella acque che una volta furono di Marlon Brando (battuta cinefila di facile interpretazione quanto quella su Visconti/Mahler in Morte a Venezia).

Tutto costruito su dei dialoghi esemplari, radi movimenti di macchina, poche lungaggini e/o intoppi narrativi in un metraggio così imponente e qualche piccolo “neo” (non sembra, malgrado le dichiarazioni,  che la Blanchett  se ne intende molto di pianoforte), l’opera terza  di Field che si apre e si chiude ciclicamente sulla stessa inquadratura,  è il primo dei film in programma che ti ripaga dello stress di una Biennale veramente allo sbando dal punto di vista organizzativo. E comunque l’attrice australiana si propone immediatamente come una candidata ineludibile alla Coppa Volpi – immaginare, anche senza palla di cristallo,  di far meglio di lei nei successivi film del Concorso sarà molto difficile.

In sala dal 3 novembre 2022


Tár  – Regia e sceneggiatura: Todd Field; fotografia: Florian Hoffmeister; montaggio: Monika Willi; scenografia: Marco Bittner Rosser; costumi: Bina Daigeler; musica: Hildur Guõnadóttir; interpreti: Cate Blanchett, Mark Strong, Noémie Merlant, Julian Glover, Sydney Lemmon, Nina Hoss, Allan Corduner, Sam Douglas, Murali Perumal, Vivian Full, Amanda Blake, Diana Birenyte, Sylvia Flote, Sophie Kauderer; produzione: Todd Field, Alexandra Milchan, Chris Lowestein, Scott Lambert, Cate Blanchett, Nigel Wooll;; origine: USA, 2022; durata: 158’; distribuzione: Universal Pictures.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.