Yara di Marco Tullio Giordana

  • 2,5
2.5

Nell’arco di quarant’anni la filmografia di Marco Tullio Giordana (1950) non presenta moltissimi titoli. Se mettiamo insieme quelli destinati al cinema e quelli destinati alla televisione si arriva a mala pena a una quindicina – ma non sono affatto rari i casi di doppia versione, a cominciare da quello che fosse resta uno dei suoi successi più vistosi ovvero La meglio gioventù del 2003, al centro di un caso anche politico nel passaggio dal governo Prodi al governo Berlusconi, poiché l’uscita in TV venne rimandata sine die e solo grazie al successo a Cannes prima e nelle sale poi venne trasmesso in TV.

Ciò che accomuna i film di Giordana fin dal notevole esordio del 1980 intitolato Maledetti vi amerò che vinse il Pardo d’Oro a Locarno, è l’attenzione, non banale, alla storia e alla politica italiana, vista dalla prospettiva di una generazione, il cui momento formativo fondante fu il ’68 con tutte le derive biografico-politiche degli anni ’70 e oltre, il terrorismo avanti a tutte. Un cinema civile, si direbbe, che ha lasciato sempre più spazio al dato fattuale mettendo il cinema (o la tv) al servizio di una illustrazione della cronaca o nel migliore dei casi della Storia, che si tratti dell’affaire Pasolini (Pasolini, un delitto italiano, 1995), di Peppino Impastato (I cento passi, 2000), della strage di Piazza Fontana (Romanzo di una strage, 2012) o della carneficina dell’Heysel (Appuntamento a Liverpool, 1988) – con La meglio gioventù che può forse essere considerato la quintessenza dei pregi e dei difetti del cinema di Giordana, dotato quasi sempre di una solida sceneggiatura (sono quattro le collaborazioni con Stefano Rulli e Sandro Petraglia), girato con grande mestiere, spesso ben montato, con attori mediamente bravi, magari un po’ prevedibile e un po’ troppo schiavo di una eccessiva reverenza al dato, appunto, fattuale.

In un’epoca come la nostra, in evidente crisi di ideologie, accade non di rado che il cinema civile si volga alla cronaca non in prima istanza politica ma alla cronaca tout court, mettendo al centro dei propri film episodi che partendo dalla cronaca finiscono tuttavia nel migliore dei casi per allargarsi a questioni etico-giuridiche – un fenomeno riscontrabile talora anche in un autore di maggior caratura rispetto a Giordana, ossia Marco Bellocchio, pensiamo ad esempio a Bella addormentata (https://www.closeup-archivio.it/bella-addormentata) del 2012 sul caso di Eluana Englaro).

Nel suo ultimo film, intitolato Yara, brevemente passato al cinema e dal qualche giorno in programmazione su Netflix, dove rientra al momento fra i film più visti, Giordana, restando in fondo fedele al proprio cinema (sceneggiatura di Pietro Valsecchi e Graziano Diana, montaggio di Francesca Calvelli, la montatrice e compagna di Bellocchio, brave attrici e bravi attori, su tutti Isabella Ragonese e Alessio Boni, un certo qual andamento decisamente televisivo nell’uso dei primi piani e del dialogo), si è concentrato su un celeberrimo episodio di cronaca nera.

Parliamo della scomparsa e della morte della tredicenne Yara Gambirasio, una vicenda incresciosa e truce che ha occupato la cronaca nera dell’ultimo decennio e che, come leggiamo nei titoli di coda, ancora a immediato ridosso dell’uscita del film ha conosciuto numerosi strascichi, poiché l’uomo definitivamente condannato (la condanna all’ergastolo in prima istanza è stata ribadita anche nelle successive fasi processuali) continua a protestarsi innocente e chiede il riesame delle prove biologiche. Ché solamente attraverso una laboriosissima ricerca basata sui campioni di DNA, messi volontariamente a disposizione dalla popolazione del paese del bergamasco dove avvenne la scomparsa, si è basata l’innovativa, rischiosa, dispendiosa e alla fine anche fortunosa indagine coordinata dalla PM Letizia Ruggeri, interpretata molto bene da Isabella Ragonese, talché si è potuti, oltre ragionevole dubbio, pervenire all’individuazione del colpevole che, come in altri recenti e non meno recenti casi di cronaca nera continua tuttavia a professarsi innocente.

Leggendo le reazioni al film dei diretti interessati (dai genitori di Yara, all’avvocato di  Maurizio Bossetti, questo il nome dell’assassino), apprendiamo che non tutto corrisponderebbe allo svolgimento dei fatti, cosa che su un piano squisitamente cinematografico ci interessa fino a un certo punto, anche se il film abbonda di didascalie autentificanti che marcano, ritmano la lotta contro il tempo prima che l’inchiesta venga archiviata senza esser pervenuti ad alcun risultato. Due aspetti paiono di particolare interesse: il primo è la narrazione eroicizzante che vede la tenace PM più o meno sola contro tutti, un dato  ulteriormente accentuato dal fatto che è l’unica donna in un mondo di maschi, profondamente scettici e sessisti, assai poco convinti che la tecnica investigativa sperimentata all’uopo conduca davvero a qualche risultato (la sua tenacia è ben esemplata dalle sue frequenti sedute in palestra pugilistica). L’altro aspetto riguarda l’evidente attualità del tema sia nella location (Bergamo che è stata tristemente al centro della cronaca dallo scoppio della pandemia in avanti) sia nelle lunghe file delle persone che si sottopongono al prelievo del DNA che ricorda le infinite immagini dei telegiornali con la gente in fila per i tamponi o per i vaccini, sia nel ruolo decisivo svolto dalla scienza (è solamente grazie alla collaborazione volontaria di una assegnista di ricerca a fine borsa che si scopre un dettaglio decisivo del DNA che permette di restringere il quadro dei potenziali assassini). In quest’ultimo senso Giordana sembrerebbe indirettamente rivolgere un appello alla popolazione: i problemi si sconfiggono grazie alla tenacia, alla solidarietà della comunità e all’ausilio della scienza. Vi ricorda qualcosa?

In programmazione su Netflix


Cast & Credits

Yara – Regia: Marco Tullio Giordana; sceneggiatura: Graziano Diana, Pietro Valsecchi, montaggio: Francesca Calvelli; interpreti: Isabella Ragonese (Letizia Ruggeri), Alessio Boni (colonnello Vitale), Thomas Trabacchi (maresciallo Garro); produzione: Taodue; origine: 2021 Italia; distribuzione: Netflix; durata: 91′.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.