Il potere del cane di Jane Champion

  • Voto

Prima regista donna a vincere la Palma d’Oro al Festival di Cannes del 1993, Jane Campion, quasi tre decadi dopo, si è aggiudica alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia 2021 il Leone d’argento – Premio speciale per la regia. per The Power of the Dog, che adesso esce anche nelle sale prima di passare su Netflix che l’ha prodotto.

Paradossalmente, il suo ottavo lungometraggio – tratto dal romanzo omonimo di Thomas Savage – ha una maggioranza di personaggi principali maschili e, anche per questo, la stessa regista era, inizialmente, scettica rispetto al progetto. Ma la sua sensibilità femminile unita al grande talento da cineasta era proprio quanto serviva per una riuscita trasposizione cinematografica.

Il potere del cane è (apparentemente) incentrato sul rapporto tra due fratelli profondamenti diversi, Phil e George Burbank – Romolo e Remo nel Montana del 1925. Uno dei due sposa la giovane vedova Rose e la porta a vivere nel ranch di famiglia, insieme al figlio Peter; l’altro accetta, malvolentieri, la loro presenza. Con Lezioni di Piano (1993), la Campion aveva dimostrato, a suo tempo, di saper raccontare i sentimenti in modo del tutto anticonvenzionale; affidandosi ai gesti e dandogli un’importanza tale da rendere palpabile qualcosa che non veniva (mai) completamente esplicitato. Lo stesso accade anche in questa opera e, stavolta, persino gli oggetti sembrano avere vita propria, valorizzati da ciò che rappresentano per i personaggi fino a diventarne quasi feticci: selle di cavalli, rose di carta fatte a origami, pelli di bestiame, guanti ricamati e corde, corde intrecciate tanto strette da far avvicinare i corpi.

Scritto dalla stessa regista neozelandese, il film ti entra dentro poco a poco, con una lentezza malinconica ed estatica. La regia – ricca di campi lunghi e carrellate – trasmette tutta la bellezza di una landa desolata, circondata delle montagne, dove gli uomini si confrontano con una mascolinità ambigua, dalle sfumature imprevedibili. Un ermetismo coinvolgente caratterizza, invece, la sceneggiatura; che lascia spazio alla poesia delle immagini – fotografate, mirabilmente, da Ari Wegner –  e svela, lentamente, la vera natura dei personaggi.

Dall’ambientazione western, è un’opera fatta di ossessioni e rituali, come quelli che legano Phil all’amico e cavaliere defunto Bronco Henry – figura chiave per l’evolversi del plot, commemorata con un altarino nella stalla della magione. Gli stati d’animo e le emozioni sono puntellati dalle note di un Jonny Greenwood che fa eco alle sue stesse composizioni del miglior Paul Thomas Anderson. Per non parlare, poi, del brano di repertorio fischiettato e suonato ripetutamente, volto ad enfatizzare il senso di repellenza che Phil e Rose provano l’uno per l’altra.

Benedict Cumberbatch offre un’interpretazione magistrale nei panni di Phil – il fratello alfa, rozzo e crudele alle origini; poi, sempre più vulnerabile, colpito nella più grande debolezza. A fargli da contraltare, Jesse Plemons – volutamente in ombra, proprio come George, il panzone cicciotto dal cuore gentile. In mezzo, un’intensa Kirsten Dunst – vedova, madre, di nuovo moglie; ma sposa infelice, dedita all’alcool e timorosa per il futuro del figlio, in una casa che non sente davvero sua. La vera sorpresa è, però, Kodi Smit-McPhee; in grado di donare alla figura di Peter fisicità, sguardi e movenze di un androgino e sensuale angelo custode che vuole a tutti i costi il benessere della propria madre.

Solo nell’ultima scena, scopriamo davvero il senso di Il potere del cane e la sua grande peculiarità sta proprio in questo: farci assaporare ogni sequenza, pur facendo sempre prevalere il non detto; non consumare qualcosa che può rimanere maggiormente cristallizzato se lasciato nelle profondità dello stesso oceano che custodiva il pianoforte vibrante di passione.

In sala dal 17 novembre, dal 1 dicembre su Netflix


Il potere del cane/The Power of the Dog – Regia: Jane Campion; sceneggiatura: Jane Campion basata sul romanzo “Il Potere del Cane”, di Thomas Savage; fotografia: Ari Wegner; montaggio: Peter Sciberras; musica: Jonny Greenwood; interpreti: Benedict Cumberbatch, Kirsten Dunst, Jesse Plemons, Kodi Smit-McPhee, Thomasin McKenzie; produzione: See-Saw Films, Brightstar, Max Films International, BBC Films, Cross City Films, New Zealand Film Commission;  origine: UK, Australia, USA, Canada, Nuova Zelanda, 2021; durata: 125’; distribuzione: Lucky Red e Netflix; webinfo: https://www.netflix.com/title/81127997

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.