Festa del Cinema di Roma: Educazione fisica di Stefano Cipani (Grand Public)

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Tratto dalla pièce  La palestra di Giorgio Scianna e sceneggiato dai fratelli D’ Innocenzo, l’opera seconda di Stefano Cipani, arriva nelle sale tre anni dopo un promettente debutto come Mio fratello rincorre i dinosauri (2019).
L’ intreccio si sviluppa, per tutta la sua durata, in un unico luogo, una palestra scalcinata di una scuola di periferia.

L’ ambiente unico, spesso ansiogeno e claustrofobico, tipicamente teatrale, non è di sicuro un elemento innovativo nel cinema italiano: il ben più riuscito Ariaferma (di Leonardo Di Costanzo, 2021), per esempio, si svolgeva in un carcere in dismissione, e sempre dello stesso regista, anche ne L’ intervallo ( 2012), Veronica, la protagonista era presa in ostaggio e rinchiusa in un vecchio edificio abbandonato, luogo non luogo dove il tempo sospeso dell’ azione scenica si dilatava per uno spazio indefinito.
La palestra, nel film diretto da Cipani, diventa una sorta di aula di tribunale nella quale un gruppo di adulti dalle personalità e sensibilità differenti si confronta tirando fuori lentamente, nel vano tentativo di mascherare la verità e di difendere i figli, gli aspetti più grotteschi e bassi della loro personalità.
Claudio Santamaria, Angela Finocchiaro, Raffaella Rea e Sergio Rubini sono i genitori chiamati in causa da una preside austera (una spaesata Giovanna Mezzogiorno) perché i loro figli, solo tredicenni, sono accusati dello stupro di una loro compagna, per ben due volte. Lei, la preside, li vuole avvisare prima di chiamare le autorità e di denunciare il fattaccio. E la situazione, complice l’ agitazione e lo sgomento per l’ accaduto, lentamente sfugge di mano al gruppo di adulti che di maturo e adulto sembrano mostrare ben poco.
L’ idea della coralità del branco dei quattro “sfortunati” genitori, uniti nel difendere a tutti i costi i loro figli, è forse la parte più riuscita del film, proprio perché l’ azione scenica è un’altalena e un crescendo di emozioni e di conflitti che contribuiscono ad evidenziare gli aspetti più brutali dell’ essere umano messo alle strette, in una condizione estrema e in un momento di evidente difficoltà.
Il gruppo che si deve difendere è compatto e forma quindi un’unica voce, per quanto spregevole, amorale e deplorevole.

La preside della scuola, che ha il volto della Mezzogiorno, ovvero l’ ipotetico “avvocato d’accusa” è invece una parte poco sviluppata, debole e sfilacciata, ha poca consistenza e a tratti risulta poco credibile.
La difesa non viene quindi controbilanciata adeguatamente da un’accusa con i fiocchi: i due poli non sono equilibrati con efficacia e il momento più interessante e dinamico, risulta proprio la seconda parte del film, dove si evidenzia maggiormente e con un ritmo ben più sostenuto il conflitto interno tra i quattro, che, rimasti soli, sono costretti a prendere una decisione difficile dopo innumerevoli e sfiancanti patteggiamenti.
Il compromesso è quindi la chiave di lettura di questi quattro personaggi brutali e poco disposti a cedere, se non con la promessa di una valida e congrua contropartita.
Un film cinico, un Kammerspiel teatrale molto statico, uno specchio triste e desolante di alcuni aspetti della nostra umanità, votata alla difesa dell’ individuo a tutti i costi e disposta a difendere il proprio sé (o a giustificare i propri cari) sacrificando tutto, anche dignità e verità.

Interessanti le premesse, avrebbe dovuto e potuto osare di più. Il risultato finale è deludente.


Educazione fisicaRegia: Stefano Cipani; Sceneggiatura: Damiano D’Innocenzo, Fabio D’Innocenzo; fotografia: Fabio Cianchetti; interpreti: Giovanna Mezzogiorno, Angela Finocchiaro, Sergio Rubini, Claudio Santamaria, Raffaella Rea; produzione: Paco Cinematografica con Rai Cinema e Luce Cinecittà in coproduzione con Agresywna Banda; origine: Italia,Polonia 2022; durata: 100’; distribuzione: 01 Distribution.

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